“Perché dimentichiamo e come dimentichiamo” È questo il titolo della seconda interessante serata degli incontri di Comunità a Caraglio, nell'ambito del progetto Cura Comune, finanziato dalla Fondazione CRC, con a capo il Gruppo Vincenziano di Caraglio ed i vari suoi partner (tra cui il Comune, la Caritas, l'Associazione di Filo in Filo, fondazione Rsa Sant'Antonio e San Giuseppe e Casa Vittoria, la CRI – Comitato di Caraglio, Associazione Commercianti, Istituto Comprensivo A.M.Riberi), realizzato in collaborazione con l’Agenzia di sviluppo di AFP.
Appuntamento questa sera, venerdì 19 giugno, alle ore 21 presso la Sala Conferenze del Filatoio di Caraglio. Sarà ospite della rassegna Sergio Della Sala, professore di Human Cognitive Neuroscience all'Università di Edimburgo, noto a livello internazionale per i suoi studi sulle neuroscienze cognitive, la memoria e la neuropsicologia, con particolare attenzione alla malattia di Alzheimer.
Dirigente della prestigiosa rivista scientifica Cortex, questa sera parlerà della memoria e di quanto dimenticare non sia soltanto inevitabile, ma addirittura utile. Si tratta infatti a tutti gli effetti di una strategia per la sopravvivenza, affinata nel corso del tempo a partire dagli uomini primitivi.
“Fintanto che l'istinto fu il promotore delle nostre reazioni a stimoli vitali, il concetto di oblio non fu sviluppato sul piano di una potenziale e teorica astrazione, come avvenne successivamente con la filosofia e le scienze neurologiche e/o psicologiche. Eppure nulla è più confortante che poter dimenticare in tutta tranquillità, senza sensi di colpa. Spesso, in questo mondo iper performante dove la pretesa di sapere tutto in tutti i campi sembra diventata la norma, dove l'informazione corre in tempo reale senza essere prima vagliata, metabolizzata, organizzata all'interno del complesso sistema cervello/mente anche sulla base di una gerarchia di valori e di principi, dove molte opinioni si formano più a livello emotivo che non logico-consequenziale, ecco proprio in questo contesto contemporaneo e di stressante velocità neo o post o pseudo futurista, sarà motivo di conforto per tutti sentire dalla viva voce di un professore emerito di fama mondiale che è normale dimenticare, anzi che fa bene dimenticare, perché quella sorta di memoria selettiva ci solleva dall'ansia di dover dimostrare che si ritiene per poter essere.”
Un cambio di paradigma, un ritornare umani e non macchine, ma soprattutto accorgersi di funzionalità e sopravvivenza, della loro importanza. Sarà un incontro davvero illuminante quello di questa sera, comprendendo forse quello Samuel Johnson diceva: "La felicità delle persone aumenti molto, insegnando l'arte di dimenticare ciò che è inutile o doloroso ricordare". Perché, in fin dei conti, per dirla con Bertolt Brecht: "Buona cosa è la dimenticanza".
Per informazioni sui può scrivere a carola.cismondi@afpdronero.it , oppure Carola Cismondi 3505981651, Cecilia Dematteis 3803949504.