Attualità - 25 giugno 2026, 16:37

Disastro aereo di Castelnuovo di Ceva: 60 anni dopo, la perizia non basta a chiarire il possibile legame tra la sostanza rilevata e la morte di Corrado Gex

La Procura di Cuneo diffonde le conclusioni degli esperti nominati nel 2021 sull'incidente del 25 aprile 1966. Sul possibile collegamento tra la sostanza rilevata e l’incidente: “impossibile esprimersi in termini di certezza”

A sessant’anni dal disastro aereo di Castelnuovo di Ceva, emergono nuovi elementi dall’inchiesta riaperta dalla Procura della Repubblica di Cuneo. Con una nota firmata dal procuratore Onelio Dodero e diffusa oggi, giovedì 25 giugno 2026, sono stati resi pubblici i risultati della perizia medico-legale eseguita sui resti delle vittime dell’incidente del 25 aprile 1966, nel quale persero la vita il parlamentare valdostano Corrado Gex, il pilota e gli altri componenti della delegazione a bordo del velivolo.

Quel giorno un Pilatus Porter, partito da Le Castellet e diretto in Valle d’Aosta dopo una sosta ad Albenga, si schiantò nei boschi sulle colline di Castelnuovo di Ceva. Secondo la ricostruzione ufficiale dell’epoca, il peggioramento delle condizioni meteorologiche, con nubi basse e scarsa visibilità, avrebbe indotto il pilota a volare a quota ridotta fino all’impatto contro gli alberi e il versante di una collina. La commissione d’inchiesta attribuì l’incidente a un errore umano, ma negli anni non sono mai mancate ipotesi alternative, compresa quella di un possibile attentato.

Proprio per fare luce sui dubbi rimasti aperti, nel 2021 la magistratura cuneese dispose nuovi accertamenti e la riesumazione dei resti di Corrado Gex. A occuparsene è stato un collegio di consulenti composto dalla professoressa Cristina Cattaneo, dal professor Domenico Di Candia e dalla dottoressa Debora Mazzarelli, nominati il 21 giugno 2021.

Nella relazione depositata al termine delle indagini tecniche, gli esperti affermano che i resti esumati il 5 luglio 2021 “sono riconducibili a un individuo principale, oltre a un secondo individuo rappresentato esclusivamente da pochi frammenti di un avambraccio destro sovrannumerario”.

L’individuo principale è stato identificato come Corrado Gex, nato ad Arvier il 12 aprile 1932. Secondo i consulenti, i resti appartengono a “un soggetto di sesso maschile, di età compresa tra 27 e 48 anni, di provenienza biogeografica europea”.

La perizia descrive inoltre “diffuse alterazioni tafonomiche da calore, con perdita delle estremità degli arti e della maggior parte del cranio”. Oltre a queste alterazioni, sono state riscontrate “lesioni di natura meccanica con caratteristiche perimortem, tutte di tipo contusivo, riconducibili per morfologia e distribuzione all’impatto del velivolo”.

Un passaggio particolarmente significativo riguarda però i limiti dell’accertamento. Gli esperti precisano infatti che, a causa dell’avanzato stato di decomposizione, “non è possibile risalire all’esatta causa di morte né stabilire se la lesività contusiva sia stata prodotta in vita o su corpo morto”.

L’elemento che maggiormente richiama l’attenzione è il ritrovamento, nei tessuti biologici attribuiti a Gex, di tracce “coerenti con la presenza di Isopropyl S-2-diisopropylaminoethyl methylphosphonothiolate”, sostanza riconducibile a un agente nervino della classe V2.

La stessa perizia invita tuttavia alla massima prudenza nell’interpretazione del dato. I consulenti evidenziano infatti che il risultato “non può essere considerato della stessa forza probatoria di un’identificazione ottenuta con standard certificato”, a causa della concentrazione estremamente bassa rilevata, dello stato di degradazione dei campioni analizzati, della complessità delle matrici biologiche e dell’assenza di marcatori secondari derivanti dalla degradazione della sostanza.

Ancora più netta la conclusione sul possibile rapporto tra la presenza dell’agente nervino e il disastro aereo. Nella relazione si legge infatti che “non è possibile esprimersi in termini di certezza” sull’ipotesi che l’esposizione di Corrado Gex alla sostanza possa essere collegata all’incidente, poiché “non è dato conoscere la concentrazione del principio attivo, qualora presente, in circolo al momento del sinistro”.

Le conclusioni della perizia, dunque, confermano la presenza di lesioni compatibili con l’impatto dell’aereo e certificano l’identificazione dei resti di Corrado Gex, ma non consentono di sciogliere definitivamente gli interrogativi che da decenni accompagnano una delle tragedie più discusse della storia valdostana.

Nell’incidente persero la vita, oltre a Corrado Gex, anche Edy Tillot, Giuseppe Chiavenuto, Giuseppe Andorno, Wilma Andorno, Maruska Zagari, Plinio Maglione e Marie Coudre. Sul luogo dello schianto, tra i boschi di Castelnuovo di Ceva, un cippo commemorativo continua a ricordare le vittime di quella tragedia che, a distanza di sessant’anni, resta ancora al centro dell’attenzione giudiziaria e storica.

Cesare Mandrile