Attualità - 30 giugno 2026, 08:18

Cartolina dal Roero, dove sono fiorite le prime ninfee, uno spettacolo unico

Storia del fiore che ha alimentato miti, leggende e anche l’arte del pittore Claude Monet

Uno scenario meraviglioso che sembra appartenere a un'altra realtà, a una fiaba. Siamo nel Roero, dove anche le paludi sono capaci di regalare qualcosa di davvero suggestivo.

In questo ambiente rigoglioso e lussureggiante, geolocalizzato tra Vezza d’Alba e Canale, sono sbocciate le prime ninfee, che, grazie ai colori e alle eleganti e diverse foglie galleggianti, rendono magici e incantati gli specchi d'acqua.

Ninfee di tutti i colori e di tutte le forme: dal bianco al giallo, dal pesca al rosa, al rosso. E poi ci sono le forme a stella, a calice, a coppa, le ninfee con petali larghi e carnosi o sottili, a punta o arrotondati, curvi o lisci. Fiori singoli, doppi o stradoppi, che arrivano fino a cento

petali.

E ancora, posizioni e profumi: alcune varietà cambiano colore addirittura durante la fioritura,

spaziando dal giallo all'arancio, dal rosa al rosso, al porpora, altre si fanno riconoscere per il profumo delicato.

Le ninfee, già in fioritura, si offrono agli occhi degli escursionisti per quasi tutta l'estate. Accanto a loro entrano in gioco altre piante acquatiche, altrettanto affascinanti: i maestosi fiori di loto.

Un vero e proprio spettacolo della natura.

La ninfea tra storia e simbolismo

Nel linguaggio dei fiori è un simbolo di purezza e innocenza. Nella storia il suo nome è racchiuso in numerosi miti e leggende. Nell‘arte i suoi petali a forma di stella hanno reso celebri i quadri di Monet. La ninfea, pianta acquatica appartenente alla famiglia delle nymphaeaceae che si può trovare in Asia, Sud America e nei giardini botanici, è custode di storie in cui la natura incontra la bellezza e la creatività umana.

Il nome nymphaea deriva dal termine greco nymphé che secondo la mitologia greca era una ninfa, dea delle acque. La pianta era molto diffusa anche nell’antico Egitto dove cresceva sulle acque del Nilo. Gli egizi, infatti, veneravano il “Fiore di loto” e lo dipingevano nei geroglifici: era un motivo decorativo per le pareti ed un ornamento funerario ritrovato in numerose camere sepolcrali. Nella simbologia e nell’arte cristiana, invece, il fiore di ninfea era simbolo di purezza, castità e carità grazie alla sua capacità di fiorire in acque paludose senza infangare la propria bellezza e per le sue grandi dimensioni che permettevano con pochi fiori di creare voluminosi bouquet.

Le ninfee nell’arte

Nella cultura orientale la ninfea è considerata il simbolo dell’alba poiché alcune varietà che si aprono solo durante il giorno. Il culto delle ninfee nell’arte si diffuse grazie al giapponismo cioè all’influsso che la cultura giapponese ebbe sull’arte occidentale nel XIX secolo, ma colui che rese queste piante protagoniste di opere dal fascino senza tempo fu il pittore Claude Monet. La sua ricerca pittorica e i suoi studi sulla luce e i colori, nati proprio dipingendo le ninfee, sono tutt’oggi considerati fondamentali per la storia della pittura impressionista nonché precursori dell’arte astratta di Kandinskij e delle successive avanguardie.

Miti e leggende

Dall’Europa al Sud America queste piante sono state protagoniste di leggende affascinanti come quella che si racconta fra la popolazione indigena dei Tupi in Amazzonia in cui una fanciulla innamorata della Luna, chiedendo agli Dei di essere trasformata in una stella per arrivare in cielo, non ricevendo un segno divino, una notte si recò con la sua canoa al centro di una palude per toccare la Luna nel punto in cui si rifletteva nell’acqua, ma cadde e annegò. Gli dei s'impietosirono e decisero allora di trasformarla in un fiore a forma di stella: una ninfea.

Leggenda norvegese

C’era una volta una Ninfa bellissima che abitava nelle acque argentee di un lago. Un giorno s’innamorò di lei il bel giovane Raggio di Sole, che le si presentò nel suo abito d’oro splendente.

La Ninfa si sentì misera e oscurata da tanta luce e si vergognò del suo abitino di semplici perle. Perciò discese nel fondo del lago, dove erano nascosti molti tesori preziosi, si riempì le mani d’oro e fece per tornare in superficie per mostrare quella ricchezza a Raggio di Sole.

Ma presto si accorse che non riusciva a risalire verso l’alto, perché l’oro era tanto pesante che la trascinava giù, facendola sprofondare nel fondo melmoso. La Ninfa pianse, pregò la Fata del Lago di aiutarla, ma nessuno sentiva il suo richiamo angoscioso. Aprì le mani per tentare di liberarsi di quell’oro che era la sua rovina, ma ormai le si era attaccato alle palme e non voleva staccarsene più. Il fango la sommerse a poco a poco, e ben presto la Ninfa scomparve. Di lei rimasero soltanto le candide mani aperte piene d’oro.

Il povero Raggio di Sole cercò disperatamente la sua amata Ninfa, la cercò su tutta la superficie del lago, ma non riuscì a vedere che una foglia a forma di cuore, con dei fiori bianchi che avevano all’interno tanto oro.

Di giorno i loro petali si aprivano per offrire a Raggio di Sole i loro tesori, di notte si richiudevano per custodire l’oro fino al giorno seguente.

La Ninfa s’era trasformata in quei delicatissimi fiori, le ninfee.

Silvia Gullino