Crescere non significa soltanto aumentare il fatturato. Significa avere il coraggio di prendere decisioni, investire sulle persone, guardare lontano e immaginare il futuro dell'impresa prima ancora che questo diventi realtà. È stato questo il filo conduttore dell'Assemblea pubblica del Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Cuneo, "Giovani che vogliono diventare grandi" che si è svolta oggi, martedì 30 giugno, nella sede dell'associazione, davanti a una sala gremita di imprenditori, manager, studenti e rappresentanti delle istituzioni.
Ad aprire i lavori è stato il presidente di Confindustria Cuneo, Mariano Costamagna, che ha rivolto un messaggio chiaro alle nuove generazioni. “Il nostro compito non è indicare la strada ai giovani, ma creare le condizioni affinché possano costruire la propria, assumendosi responsabilità e portando nuove idee e nuove visioni nelle aziende.” Un invito a lasciare spazio ai talenti, sottolineando come investire sui giovani significhi investire direttamente sul futuro del territorio e del sistema produttivo cuneese.
Accanto ai rappresentanti del mondo imprenditoriale erano presenti anche l'assessora del Comune di Cuneo Cristina Clerico e l'assessore regionale Marco Gallo.
La riflessione è stata poi affidata al presidente del Gruppo Giovani Imprenditori, Luigi Giordano, che ha scelto una metafora insolita per introdurre il dibattito: quella della bolla di sapone. “È sferica perché è la forma più efficiente”, ha spiegato, chiedendosi se anche la tradizionale piccola e media impresa italiana rappresenti ancora il modello più efficace in un mondo che cambia rapidamente.
Giordano ha ricordato come il sistema produttivo della provincia di Cuneo continui a distinguersi per solidità economica, capacità di superare le crisi e bassa esposizione finanziaria. Allo stesso tempo, però, ha evidenziato alcune criticità che non possono essere ignorate: il 90% delle aziende non riesce a completare con successo il passaggio generazionale e l'80% delle imprese si ferma sotto i cinque dipendenti.
“Il nostro problema non è sopravvivere, ma decidere quale futuro costruire”, ha affermato. “L'imprenditore del futuro non sarà quello che evita i rischi, ma quello che saprà scegliere quelli giusti.”
Il confronto, moderato dalla giornalista e editorialista de Il Giornale Hoara Borselli, ha poi dato voce ad alcune esperienze imprenditoriali molto diverse tra loro ma accomunate dalla stessa convinzione: senza visione non esiste crescita.
Antonio Biella, direttore generale di Acqua San Bernardo, ha raccontato come il vero vantaggio competitivo delle piccole e medie imprese non risieda soltanto nella flessibilità, ma soprattutto nella capacità di inseguire un progetto di lungo periodo. “Serve un sogno industriale e una visione che vada oltre gli indicatori economici. Senza questo una piccola impresa rischia di essere schiacciata dalle grandi.”
Biella ha anche offerto una riflessione che ha colpito la platea per la sua semplicità. “Io il fatturato lo guardo poco. Preferisco contare le bottiglie che vendiamo e soprattutto le persone che assumiamo. È quel numero che mi dà davvero la misura della crescita.”
Un approccio che mette al centro il valore umano prima ancora di quello economico.
Deborah Paglieri, amministratore delegato di Paglieri, ha invece posto l'accento sull'equilibrio tra crescita e continuità aziendale. Secondo l'imprenditrice, il fatturato rappresenta certamente un motivo di soddisfazione, ma non può diventare l'obiettivo finale.
“Il vero valore della crescita è ciò che permette di investire in innovazione, ricerca, capitale umano e sostenibilità”, ha spiegato. “La cosa più importante è garantire continuità all'azienda, soprattutto in un'epoca in cui tutto cambia con una velocità impressionante.”
Paglieri ha anche evidenziato una caratteristica tipica dell'imprenditoria italiana: una straordinaria capacità di trovare soluzioni ai problemi, ma una minore propensione alla pianificazione strategica. “Programmare, costruire budget e guardare almeno tre anni avanti è fondamentale per dare stabilità all'impresa.”
Il tema della pianificazione è stato ripreso anche da Federica Sassone, Chief People Officer di ALBA Robot, che ha raccontato il punto di vista del mondo delle startup.
Per trasformare un'idea in un'impresa servono innanzitutto un business plan credibile, competenze e persone preparate. “Chi investe guarda soprattutto ai founder e alla proprietà intellettuale. Ma questi principi valgono anche per le PMI tradizionali: senza persone di valore e senza conoscenza non si cresce.”
A chiudere il confronto è stato Jacopo Drudi, partner di United Ventures, che ha affrontato uno dei temi più delicati per molte imprese italiane: l'apertura del capitale e delle competenze verso l'esterno.
“Troppo spesso pensiamo che far entrare nuovi soci significhi aver fallito. In realtà può rappresentare una straordinaria opportunità di crescita.” Drudi ha ricordato come molte grandi aziende siano scomparse proprio perché incapaci di adattarsi ai cambiamenti tecnologici, sottolineando la necessità di creare un dialogo più stretto tra imprese tradizionali, startup e investitori.
“Le persone vengono prima della tecnologia, ma serve anche una visione sul futuro. Oggi l'intelligenza artificiale e l'innovazione stanno cambiando ogni settore e nessuna azienda può permettersi di restare ferma.”
Dal confronto è emersa un'idea condivisa: il futuro dell'industria non dipenderà soltanto dai numeri dei bilanci, ma dalla capacità degli imprenditori di aprirsi al cambiamento, investire nelle competenze e avere il coraggio di scegliere nuove strade.
Un messaggio particolarmente significativo per il tessuto produttivo cuneese, che continua a dimostrare solidità, ma che oggi è chiamato a compiere un ulteriore passo: trasformare la prudenza in visione e la tradizione in innovazione, affidando alle nuove generazioni il compito di costruire l'impresa di domani.