Non è stato soltanto un intervento di conservazione. Per il Museo Diocesano di Alba il completamento del restauro dell'area archeologica rappresenta anche l'inizio di una nuova fase nel racconto delle origini della città. La presentazione pubblica del progetto, organizzata nell'ambito delle Giornate Europee dell'Archeologia, ha riunito nei locali del Mudi istituzioni, operatori culturali e cittadini. Erano presenti il vescovo di Alba monsignor Marco Brunetti, il vicesindaco di Alba Caterina Pasini, il vicepresidente della Fondazione CRC Francesco Cappello e la consigliera della fondazione Giovanna Margiaria.
A illustrare il percorso sono stati la direttrice del museo Silvia Gallarato, il restauratore Enrico Dellapiana e, per la parte dedicata ai contenuti digitali, Maria Cristina Tedesco e Glauco Giulio Rovere di Punto REC studios. Al termine dell'incontro il pubblico ha potuto visitare il percorso archeologico rinnovato e sperimentare direttamente i nuovi strumenti di fruizione.
L'area archeologica custodita sotto la Cattedrale di San Lorenzo racconta oltre quindici secoli di storia albese. Gli scavi effettuati tra il 2007 e il 2008 hanno riportato alla luce strutture romane, le tracce della prima chiesa paleocristiana con le successive ricostruzioni e numerose sepolture altomedievali.
Negli anni successivi, però, la necessità di preservare questo patrimonio è diventata sempre più evidente.
Prima del suo disvelamento, l'intero sito era protetto in modo naturale dal terreno. Lo scavo ha alterato il delicato equilibrio ambientale e l'integrità delle strutture e delle malte che tengono insieme pietre e mattoni.
Per questo motivo dal 2022 è stato avviato un articolato programma di restauro conservativo, sviluppato per lotti e concluso nella primavera di quest'anno sotto la supervisione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio.
Un percorso reso possibile grazie al sostegno di Fondazione CRC, Fondazione CRT, Regione Piemonte, Diocesi di Alba e degli altri enti coinvolti nel progetto.
“Il restauro non finisce mai davvero. È importante continuare a conservare il nostro patrimonio attraverso mirati e costanti interventi di manutenzione ordinaria per evitare che si rendano necessari lavori più invasivi in futuro”, spiega Martina Marucco, storica dell’arte ed operatrice museale del Mudi.
Accanto alla conservazione del patrimonio è nato il progetto “Racconti digitali al Mudi”, che ha trasformato il percorso di visita attraverso nuove audioguide, contenuti sonori, supporti interattivi e videomapping.
Tra le novità più apprezzate c'è la ricostruzione di una sepoltura altomedievale collocata all'ingresso dell'antica chiesa, “che durante la presentazione ha emozionato i partecipanti. Spesso i visitatori domandano se durante gli scavi siano stati trovati i corpi. Vedendo le tombe vuote è difficile immaginare la situazione originaria. Da qui è nata l'idea di una ricostruzione che aiutasse a comprendere ciò che era stato effettivamente rinvenuto” racconta Marucco.
La tomba, oggi vuota, viene animata da una proiezione che ricostruisce il ritrovamento di una giovane donna vissuta nell’VIII secolo.
La figura femminile non è stata realizzata con una ricostruzione iperrealistica, ma attraverso delicati disegni ad acquerello elaborati sulla base degli studi archeologici e bioarcheologici condotti sui resti rinvenuti.
“Abbiamo scelto una rappresentazione rispettosa del contesto funerario e non invasiva. Non volevamo suscitare sensazioni di disagio, ma aiutare il visitatore a entrare in relazione con una storia umana che appartiene alle origini della nostra città”.
Il nuovo allestimento è stato realizzato grazie al progetto sostenuto da Fondazione Compagnia di San Paolo, Fondazione CRC, Fondazione CRT, 8xmille alla Chiesa Cattolica e Diocesi di Alba, con il partenariato dell'Ente Turismo Langhe Monferrato Roero.
Lungo il percorso i visitatori possono oggi accedere a racconti sonori in più lingue tramite smartphone, contenuti digitali interattivi e ricostruzioni che aiutano a leggere in modo più immediato le testimonianze archeologiche conservate sotto la Cattedrale.
“Non è cambiata la storia che raccontiamo, ma il modo in cui accompagniamo il pubblico nella visita. L'obiettivo era rendere l'esperienza più coinvolgente e accessibile senza rinunciare al rigore scientifico”, conclude Marucco.
Per il Mudi si tratta di un passaggio importante: unire conservazione, ricerca e innovazione per restituire ai visitatori non soltanto reperti e strutture archeologiche, ma un racconto vivo delle radici più profonde di Alba.