Economia - 02 luglio 2026, 06:01

In provincia di Cuneo la ricchezza viaggia oltreconfine: dai nati all'estero 141 milioni di Irpef e un miliardo di Pil, ma c'è il nodo dei contratti medio-bassi

I dati del Mef rielaborati dalla Fondazione "Leone Moressa" svelano la persistenza di un forte gap retributivo che penalizza i lavoratori immigrati

Cuneo si conferma una provincia ad altissima vocazione lavorativa, dove l'apporto dei cittadini nati all'estero è ormai un pilastro strutturale e insostituibile del sistema economico. Lo rivelano i dati sulle dichiarazioni dei redditi presentate nel 2025, basate sull'anno d'imposta 2024, pubblicati dal Dipartimento delle Finanze del MEF e rielaborati dalla Fondazione Leone Moressa. 

Dall'analisi emerge il ritratto di una provincia caratterizzata da una forte inclusione numerica ma anche da un profondo e persistente divario salariale tra i lavoratori autoctoni e quelli di origine straniera. I contribuenti cuneesi nati all'estero hanno raggiunto quota 63.439, una cifra che rappresenta ben il 14,0% del totale dei contribuenti della provincia, superando nettamente l'incidenza media nazionale del 12,0% e quella dell'intero Piemonte, che si ferma al 12,4%. Questa platea contribuisce concretamente alle casse pubbliche: il volume complessivo dei redditi generati dai nati all'estero nella Granda sfiora infatti gli 1,08 miliardi di euro, generando un gettito Irpef totale pari a 141 milioni di euro. 

Se l'impatto complessivo è miliardario, l'analisi delle medie pro-capite fa emergere il vero nodo critico del mercato del lavoro locale, evidenziando una distanza netta nei guadagni e nella conseguente tassazione. Un lavoratore nato all'estero che vive e lavora nel cuneese guadagna in media 17.510 euro all'anno, a fronte dei 27.600 euro dichiarati da chi è nato in Italia. Si tratta di uno scarto netto di oltre diecimila euro che si riflette inevitabilmente sulla capacità contributiva, dato che l'Irpef media versata dai nati all'estero è di 2.870 euro contro i 5.840 euro dei contribuenti nati in Italia. Questo andamento locale risente delle dinamiche geopolitiche nazionali dei redditi descritte nel report, dove le comunità storicamente più numerose e radicate sul territorio mostrano redditi medio-bassi, come i nati in Romania che dichiarano in media 16.140 euro, i nati in Marocco che si fermano a 15.900 euro o i nati in Albania che salgono a 19.790 euro.

Redditi ancora più bassi si registrano per i nati in Ucraina, a quota 12.590 euro medi e con un'altissima percentuale di donne al 73,9% spesso impiegate nel settore domestico, e per i nati in Bangladesh, che si attestano a 13.170 euro con una presenza femminile quasi nulla, pari al 5,0%. Al contrario, i redditi pro-capite più alti appartengono ai nati in paesi europei occidentali come Francia, con 26.410 euro medi, o Svizzera, con 25.840 euro, che tuttavia rappresentano una quota minoritaria sul territorio.

 All'interno del panorama piemontese, regione che conta in tutto 402.465 contribuenti nati all'estero per un volume reddituale di oltre sette miliardi, Cuneo si posiziona come la seconda provincia per numero assoluto di contribuenti stranieri, staccata solo da Torino che ne conta 196.506. Tuttavia, sotto il profilo dei salari medi dei nati all'estero, Cuneo si colloca leggermente indietro rispetto alla media di Torino, pari a 19.390 euro, e di Alessandria, che si attesta a 17.660 euro, pur riuscendo a superare la vicina provincia di Asti dove il reddito medio si ferma a 17.180 euro. L'analisi dettagliata realizzata dalla Fondazione Leone Moressa conferma quindi come la manodopera nata all'estero sia vitale e pienamente integrata nei comparti chiave della provincia, dall'agricoltura all'edilizia fino alla manifattura, ma lascia aperta la grande sfida della qualità del lavoro, poiché colmare una forbice salariale così profonda rispetto ai lavoratori nati in Italia resta il requisito fondamentale per trasformare la semplice occupazione in una reale e paritaria integrazione sociale ed economica

Angela Panzera