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Attualità | 03 luglio 2026, 13:50

"I nostri figli non sono numeri", Alta Langa in rivolta contro il taglio alle classi di Cortemilia: scatta la petizione popolare

La cancellazione di una classe spezza l'organico e costringe gli insegnanti a continue trasferte sulle strade collinari: I genitori si mobilitano chiedendo il sostegno del web

"I nostri figli non sono numeri", Alta Langa in rivolta contro il taglio alle classi di Cortemilia: scatta la petizione popolare

"Esigiamo pari dignità e sicurezza: vivere in un'area marginale non significa essere cittadini di seconda categoria. Noi paghiamo le tasse come chi vive nei grandi centri urbani, ma ci vengono sistematicamente tagliati i servizi essenziali. Non accettiamo che la sicurezza dei docenti e la stabilità delle lezioni siano messe a rischio da una logica puramente contabile". La pazienza delle famiglie dell’Alta Langa e della Valle Bormida è esaurita. Quella che era nata come una preoccupazione per il futuro scolastico dei propri figli si è trasformata in poche ore in un’aperta mobilitazione popolare. Oggetto della protesta è il drastico provvedimento sull’organico per l’anno scolastico 2026/2027 che, a causa della mancanza di appena un paio di iscritti vedrà il diniego di una classe terza presso il plesso della scuola secondaria di Cortemilia. 

I genitori degli alunni hanno infatti lanciato su Change.org una petizione per difender il diritto allo studio in Alta Langa e Valle Bormida. Come denunciato nei giorni scorsi dal nostro giornale, il dirigente scolastico Giuseppe Boveri insieme al presidente del Consiglio di Istituto Katrien Van Deuren, hanno richiesto l'intervento del presidente della Provincia di Cuneo, Luca Robaldo, affinché intervenga sulla scelta operata dal Provveditorato. 

Pur non avendo competenza diretta sulla vicenda, la Provincia infatti, potrebbe convocare un tavolo e far rivedere la scelta alle istituzioni scolastiche. La decisione dell'amministrazione scolastica rischia di tradursi in un vero e proprio percorso a ostacoli per la didattica. Le famiglie denunciano le pesanti ripercussioni sulla quotidianità: a causa del taglio, il corpo docenti si troverà frammentato, con insegnanti costretti a rimbalzare continuamente tra i tre plessi dell’Istituto. Parliamo di professionisti che dovranno percorrere fino a 30 chilometri di strade collinari – spesso rese insidiose dal maltempo invernale – per poi dover persino completare il proprio orario di servizio in un’altra scuola ad Alba, distante ulteriori 30 chilometri. 

La petizione dei genitori, che ad oggi ha raccolto piu di 500 firme, evidenzia come  "i nostri figli hanno diritto a professori presenti, concentrati e integrati nella comunità scolastica — si legge nel testo della petizione — non a 'centometristi della cattedra' costretti a scappare da un paese all'altro al suono della campanella, con l'ansia del cronometro e della strada". Il fulcro della protesta tocca una corda sensibilissima per il territorio cuneese: il progressivo impoverimento dei servizi nelle aree marginali. I promotori della raccolta firme rivendicano pari dignità rispetto ai grandi centri urbani, ricordando che le tasse vengono pagate allo stesso modo, ma i servizi essenziali continuano a subire tagli drastici guidati da una "logica puramente contabile".

Il rischio più grande, sottolineano i residenti, è lo spopolamento. Togliere qualità alla scuola significa dare il colpo di grazia a territori già fragili: se la scuola chiude o si riduce a un servizio precario, le famiglie si trasferiscono, accelerando la desertificazione dell’Alta Langa e della Valle Bormida.

Per dare forza alla propria battaglia, la comunità si appella direttamente ai principi fondamentali dello Stato, richiamando l'articolo 34 della Costituzione. I genitori sottolineano con amarezza come la Carta sancisca che la scuola sia aperta a tutti. "Se si toglie qualità alla scuola, si spingono le famiglie ad andarsene, desertificando l'Alta Langa e la Valle Bormida, chiosano La scuola è l'ultimo presidio di socialità e sviluppo rimasto sul territorio (..)una scuola ridotta in queste condizioni non è aperta, è solo tollerata. I nostri ragazzi non sono numeri di un algoritmo, sono il futuro di queste valli".

La petizione si conclude quindi con una formale e perentoria richiesta alle Direzioni scolastiche provinciale e regionale affinché revochino il provvedimento, concedendo la classe terza come atto di giustizia e dignità. "È un atto di giustizia dovuto a un territorio che chiede solo di poter istruire i propri figli con la dignità e la serenità che meritano", dicono a gran voce. 

Nel frattempo la mobilitazione prosegue e la raccolta firme resta aperta, estendendo l'invito a sostenere la causa a tutta la cittadinanza, agli amministratori locali e a chiunque creda nel valore della scuola pubblica come presidio fondamentale per la sopravvivenza delle aree interne.



 

Angela Panzera

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