A poche ore dalla scomparsa di Tito Musso (LEGGI QUI), sono soprattutto le voci di familiari, amici, colleghi ed ex allievi a restituire il ritratto di un uomo che ha saputo lasciare un segno profondo, senza mai cercare i riflettori. Una vita trascorsa tra incarichi di primo piano nella finanza italiana e un costante impegno per la sua terra, vissuta con quello stile sobrio e discreto che tutti gli riconoscono.
Chi gli è stato accanto racconta di una persona che misurava il valore delle persone dai comportamenti e non dai titoli. "Non parlava mai dei traguardi raggiunti – ricordano i familiari –. Preferiva ascoltare, aiutare e mettersi a disposizione. Era convinto che il lavoro fosse un dovere e che i risultati dovessero parlare da soli".
Una riservatezza che lo ha accompagnato per tutta la vita. Pochissimi, anche tra chi lo frequentava abitualmente, conoscevano l'importanza dei ruoli ricoperti: amministratore delegato di Ifitalia, direttore generale di Artigiancassa, dirigente della Banca Nazionale del Lavoro, uomo di fiducia della Banca d'Italia nelle più delicate operazioni di risanamento di istituti di credito. In oltre mezzo secolo di carriera non fece mai pesare il prestigio degli incarichi, mantenendo lo stesso stile semplice di quando insegnava ragioneria all'Istituto tecnico commerciale di Cuneo.
"La sua porta era sempre aperta", ricordano alcuni ex studenti e professionisti che negli anni hanno trovato in lui un consiglio, un incoraggiamento o un aiuto concreto. Un sostegno offerto con naturalezza e senza mai chiedere nulla in cambio.
Per gli amici era prima di tutto un uomo capace di esserci nei momenti importanti. Amava la montagna, la lettura e le lunghe conversazioni, lontano da ogni ostentazione. "Aveva una cultura enorme, ma non la esibiva mai. Ti faceva sentire a tuo agio e trovava sempre il modo di valorizzare gli altri", racconta chi lo ha conosciuto da vicino.
Il legame con il territorio è rimasto saldo anche dopo gli anni trascorsi tra Milano e Roma. Tornato in provincia, mise la sua esperienza al servizio della Banca Regionale Europea, contribuì alla nascita di ViViBanca e accettò la guida della società degli impianti della Riserva Bianca di Limone Piemonte in uno dei momenti più difficili della sua storia. Risanò i conti, accompagnò il rilancio della società e lo fece rinunciando a qualsiasi compenso. "Alla montagna si restituisce, non si presenta il conto", era una frase che riassumeva bene il suo modo di intendere il servizio.
Anche i riconoscimenti pubblici vennero vissuti con assoluta discrezione. La nomina a Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana, ricevuta nel 1993, rimase quasi sconosciuta perfino a molti amici. Non amava i titoli né le celebrazioni, convinto che il rispetto si conquistasse ogni giorno attraverso il lavoro e la correttezza.
Il ricordo che oggi emerge con più forza è quello di una persona autentica, capace di coniugare competenza e umanità. Un uomo che ha contribuito a risolvere crisi finanziarie nazionali, ma che per chi lo ha conosciuto resterà soprattutto il marito, il padre, il nonno, l'amico e il professore che non ha mai smesso di mettere le persone al primo posto.
La famiglia invita quanti hanno condiviso un tratto di strada con Tito Musso – dagli anni dell'insegnamento all'Istituto tecnico di Cuneo fino all'esperienza negli impianti di Limone Piemonte e nel mondo della finanza – a condividere ricordi, aneddoti e fotografie, affinché la memoria di una vita vissuta con rigore, umiltà e generosità possa continuare attraverso le testimonianze di chi lo ha conosciuto.















