Il Parco fluviale Gesso e Stura e il Dipartimento di Biologia dell'Università degli Studi di Firenze uniscono competenze e risorse per sviluppare un innovativo progetto di monitoraggio della biodiversità attraverso l'analisi del Dna ambientale (eDna), una tecnologia sempre più utilizzata a livello internazionale per studiare gli ecosistemi acquatici senza interferire con le specie presenti. L'accordo di ricerca collaborativa, della durata di due anni, rientra nelle attività del progetto transfrontaliero Alpimed+ Ecoterr, finanziato dal programma Interreg Alcotra Italia-Francia 2021-2027, e punta a rafforzare la conoscenza e la tutela del patrimonio naturale del territorio.
L'obiettivo è sviluppare un sistema condiviso di monitoraggio della biodiversità e dei patogeni negli ecosistemi acquatici attraverso tecniche genetiche innovative. L'eDna consente infatti di rilevare la presenza delle specie semplicemente analizzando le tracce di Dna rilasciate nell'acqua dagli organismi viventi, senza la necessità di catturarli o osservarli direttamente. Si tratta di uno strumento particolarmente efficace per individuare specie rare, invasive o presenti in numero limitato, oltre che per intercettare precocemente eventuali agenti patogeni.
Le attività interesseranno fino a 14 siti di monitoraggio all'interno dell'area di competenza del Parco fluviale. I ricercatori dell'Università di Firenze effettueranno il campionamento delle acque, filtrando tra i 3 e i 4,5 litri per ciascun punto di prelievo, per poi analizzare il materiale genetico nei laboratori di Ecologia e Zoologia Molecolare dell'ateneo toscano, dotati di sequenziatori di nuova generazione. Il Parco fluviale fornirà invece il supporto tecnico e logistico nella scelta dei siti, metterà a disposizione le proprie conoscenze del territorio e collaborerà alla validazione dei risultati ottenuti.
Lo studio sarà focalizzato in particolare sul monitoraggio delle comunità di anfibi e mammiferi, sulla verifica della presenza di gamberi autoctoni e di specie invasive, come il gambero della Louisiana, e sulla ricerca di due importanti patogeni che rappresentano una seria minaccia per la fauna anfibia: il fungo Batrachochytrium dendrobatidis, responsabile della chitridiomicosi, e i Ranavirus, virus emergenti associati a significativi episodi di mortalità nelle popolazioni di anfibi.
Il progetto produrrà uno studio scientifico completo che descriverà la composizione delle comunità di anfibi presenti nell'area di studio, verificherà la diffusione dei principali patogeni e mapperà la presenza delle specie di gamberi autoctoni e alloctoni. I risultati saranno condivisi con gli altri partner del progetto Alpimed+ Ecoterr per definire una metodologia comune di monitoraggio basata sul Dna ambientale, utilizzabile anche in ambito transfrontaliero.
Il cronoprogramma prevede una prima fase dedicata alla pianificazione dei campionamenti, seguita dalle analisi genetiche di laboratorio, dall'elaborazione bioinformatica dei dati, dall'interpretazione ecologica dei risultati e dalla stesura del rapporto finale. L'intero percorso si svilupperà nell'arco di 18 mesi, mentre l'accordo tra Comune di Cuneo, in qualità di ente gestore del Parco fluviale, e Università di Firenze avrà durata biennale e accompagnerà il progetto fino alla conclusione delle attività previste dal programma europeo.
Sul piano economico, l'accordo prevede un impegno complessivo di ricerca stimato in circa 35 mila euro. Per riequilibrare i maggiori costi sostenuti dall'Università di Firenze nelle attività di laboratorio e ricerca sul campo, il Comune di Cuneo riconoscerà al Dipartimento di Biologia un contributo massimo di 25 mila euro, finanziato nell'ambito del progetto europeo Alpimed+ Ecoterr e corrisposto in due tranche, all'avvio e alla conclusione delle attività, previa rendicontazione delle spese sostenute.
L'iniziativa conferma il ruolo del Parco fluviale Gesso e Stura non solo nella conservazione degli habitat naturali, ma anche nella promozione della ricerca scientifica e dell'innovazione applicata alla gestione ambientale. Grazie alla collaborazione con l'Università di Firenze, il territorio potrà disporre di strumenti più avanzati per conoscere lo stato di salute degli ecosistemi acquatici, prevenire la diffusione di specie invasive e patologie e migliorare le strategie di tutela della biodiversità.