Politica - 07 luglio 2026, 10:00

Legge elettorale: le preferenze dividono le donne nel centrosinistra, ma non soltanto

Alcune parlamentari, tra di esse la cuneese Chiara Gribaudo, vicepresidente nazionale Pd, esprimono contrarietà perché limiterebbero la loro presenza in Parlamento. Altre – tra cui la torinese consigliere regionale cattodem Monica Canalis - sostengono invece che sono uno strumento utile di rappresentanza, anche femminile

Approda alla Camera, il 14 luglio, l’esame sulla nuova (e discussa) legge elettorale.

Come se già non bastasse la profonda spaccatura in Parlamento tra maggioranza e minoranza, a complicare le cose si aggiunge anche la questione delle preferenze, divisiva nell’ambito degli stessi schieramenti e degli stessi partiti.

Un appello bipartisan, che va dal Pd alla Lega passando per Forza Italia, Azione e Avs, ha visto protagoniste alcune note parlamentari, tra cui la cuneese Chiara Gribaudo, vicepresidente nazionale del Partito Democratico.

Le firmatarie sostengono che il ripristino delle preferenze andrebbe a scapito delle donne, limitandone la possibilità di elezione.

Votiamo no in maniera solidale e compatta, facciamolo per noi stesse. Le Madri Costituenti, elette 21 su 556 – scrivono nel loro appello – non si sono battute perché solo alcune donne riuscissero ad entrare nelle istituzioni, ma perché quelle istituzioni fossero rappresentate in pari misura dalle donne e dagli uomini. Quello stesso compito, ancora aperto, spetta oggi a noi”.

Considerazioni che arrivano da deputate e senatrici che oggi occupano gli scranni a Montecitorio o Palazzo Madama e che non sono state condivise da tutti perché hanno il sapore di una misura “protezionistica” a favore di chi punta ad una rielezione, più probabile in liste bloccate che non in una competizione aperta.

E infatti la reazione non si è fatta attendere, specie dal centro-sinistra.

“Senza le preferenze, molte donne, magari quelle più libere e rappresentative della società, non sarebbero state messe in lista e quindi non avrebbero avuto la possibilità di essere elette. Per queste ragioni esprimiamo il nostro dissenso, dettato da ragioni culturali, politiche ed anche per motivi pratici”.

Una presa di posizione che vede in prima fila alcune esponenti dell’area cosiddetta cattolico-democratica, con in prima fila l’ex europarlamentare Silvia Costa e la consigliera regionale piemontese Pd Monica Canalis.

“Le preferenze – osservano costoro - aumentano la concorrenza anche tra i candidati e quindi accrescono il pluralismo culturale e politico, che è il sale della democrazia”.

“Su questo tema – aggiungono - il Pd deve uscire dall’attuale imbarazzante silenzio ed incertezza, che di fatto sta accreditando l’idea di una contrarietà. Chiediamo al Partito Democratico di dire finalmente una parola chiara a favore delle preferenze, ridando protagonismo agli elettori e ai territori, come già accade per i consigli comunali, i consigli regionali ed il Parlamento europeo”. 

In provincia di Cuneo sono due le deputate elette nell’ultima consultazione politica nazionale del settembre 2022. 

Di una, l’onorevole Gribaudo, la posizione è chiara come il suo nome.

All’altra, la collega Monica Ciaburro (Fratelli d’Italia), abbiamo sollecitato un commento, che però non è arrivato.

È tuttavia presumibile che la sindaca di Argentera e deputata di FdI difficilmente potrebbe dissociarsi dalla posizione della Presidente del Consiglio e leader del suo partito, Giorgia Meloni, che ha in corso un braccio di ferro con gli alleati, Lega e Forza Italia, per introdurle.

GpT