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Attualità | 07 luglio 2026, 13:23

L'omicidio Cella a "Un giorno in pretura": le telecamere di Rai Tre svelano i dettagli sul processo all’ex insegnante cuneese Anna Lucia Cecere

Il celebre programma di Roberta Petrelluzzi ricostruisce il cold case di Chiavari a 30 anni dal delitto: tra i segreti dello studio Soracco e la condanna in primo grado a 24 anni, mentre la difesa della Cecere prepara il ricorso in appello

Roberta Petrelluzzi, conduce la celebre trasmissione di RaiTre

Roberta Petrelluzzi, conduce la celebre trasmissione di RaiTre

Lo storico appuntamento con la cronaca giudiziaria di Rai 3 si rinnova nel segno di uno dei gialli più intricati e longevi della storia recente italiana. La nuova stagione di Un giorno in Pretura, il celebre programma ideato e condotto da Roberta Petrelluzzi prende il via mercoledì domani, 8 luglio alle ore 21:15 ,dedicando la prima serata al processo per l'omicidio di Nada Cella. La puntata speciale, intitolata "Nada Cella il cold case di Chiavari" e curata da Stefano di Gioacchino, accenderà i riflettori sulle udienze tenutesi davanti alla Corte d'Assise di Genova. 

La vicenda risale a trent'anni fa. Il 16 maggio del 1996, Nada Cella, una segretaria di appena 24 anni, venne brutalmente assassinata all'interno dello studio commerciale di via Marsala a Chiavari, dove lavorava alle dipendenze di Marco Soracco. All'epoca del delitto, le indagini della Procura si concentrarono a lungo sull'ambiente di lavoro e sulla figura dello stesso commercialista, senza tuttavia riuscire a raccogliere elementi sufficienti per individuare un colpevole, portando così il caso verso un binario morto destinato a rimanere irrisolto per decenni. 

La svolta decisiva che ha permesso di riaprire le indagini e portare la vicenda nelle aule di giustizia è arrivata solo in anni recenti. Il merito va al minuzioso lavoro della criminologa Antonella Delfino Pesce che, analizzando i vecchi faldoni della prima inchiesta per una tesina universitaria, ha rintracciato indizi e vecchie intercettazioni all'epoca trascurati dagli investigatori. Gli elementi emersi hanno orientato i sospetti su Anna Lucia Cecere, ex insegnante attualmente residente in provincia di Cuneo.

Il processo di primo grado si è concluso a gennaio con la condanna di Anna Lucia Cecere a 24 anni di reclusione per omicidio volontario, aggravato dalla crudeltà e dai futili motivi, identificati dai giudici nel rancore e nella gelosia nei confronti della giovane segretaria. Nella stessa sentenza, il commercialista Marco Soracco è stato condannato a due anni per favoreggiamento personale, per aver presumibilmente taciuto informazioni determinanti relative alle chiamate ricevute dalla Cecere nel proprio studio. 

La telecamera di "Un giorno in Pretura" offrirà come sempre lo spaccato integrale del dibattimento, mostrando la complessa sfida della giustizia contro il "macigno del tempo" e restituendo al pubblico la cruda griglia indiziaria – dai bottoni ai testimoni dell'epoca – che ha permesso di riscrivere la verità processuale su un delitto rimasto impunito per quasi tre decenni. 

"Chi era davvero Nada Cella?": è questa la domanda su cui ruota tutta la puntata del celebre programma di cronaca giudiziaria di Rai Tre. 

Timida, riflessiva, riservata. Così la ricordano i suoi familiari. Una ragazza solare che, negli ultimi tempi, aveva confidato di non sentirsi bene sul lavoro e di voler cambiare.

A quasi trent'anni dal suo omicidio, il processo ricostruisce la sua storia per fare luce sul cold case di Chiavari e infatti in aula sfileranno i familiari e le amiche della vittima che racconteranno ai giudici le le confidenze raccolta poco prima della morte della giovane segretaria. 

"Non era contenta del lavoro che svolgeva, dirà una amica chiamata a testimoniare. Il suo datore di lavoro non le piaceva". In aula la sorella della vittima, riferirà anche del mazzo di rose ricevuto in forma anonima e il sospetto che fosse stato inviato dal datore di lavoro che, però all'epoca negò il regalo. Si parlerà anche dell'invito a cena da parte di Soracco, rifiutato dalla giovane Cella, e delle presunte pressioni della madre dello stesso Soracco affinchè lei accettasse gli inviti e le attenzioni del figlio. 

Nei giorni scorsi infine, i difensori di Anna Maria Cecere hanno depositato l'appello contro la condanna inflitta in primo grado. La strategia difensiva, firmata dagli avvocati Giovanni Roffo e Gabriella Martini, è racchiusa in un corposo documento di 94 pagine volto a smantellare l'impianto accusatorio. Secondo la difesa, il processo di primo grado soffrirebbe di un vero e proprio "peccato originale": la fretta di dare una risposta giudiziaria a un caso mediatico avrebbe spinto a trasformare vecchi indizi, già giudicati insufficienti in passato, in una nuova tesi di colpevolezza. I legali ricordano infatti che la posizione della Cecere era stata archiviata dopo appena cinque giorni nel 1996 e che, persino di recente (nel marzo 2024), il Gup di Genova aveva inizialmente pronunciato una sentenza di non luogo a procedere, ritenendo il materiale probatorio troppo debole e contraddittorio; decisione poi ribaltata in Appello per andare a processo.

Angela Panzera

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