Eventi - 08 luglio 2026, 07:02

Monterosso Grana, a Coumboscuro la mostra “Buscaje” dedicata a Beppe Viada

Dal 12 luglio al 20 settembre un omaggio al maestro del legno tra arte, fede e tradizione alpina nella rassegna “OMG - I confini del Sacro”

Sede della mostra sarà il Centre Prouveçal di Coumboscuro

Sarà inaugurata domenica 12 luglio alle ore 17, negli spazi del Coumboscuro Centre Prouvençal a Sancto Lucìo di Monterosso Grana, la mostra “Buscaje”, dedicata allo scultore cuneese Giuseppe “Beppe” Viada (1925-2005). L’esposizione, curata da Enrico Perotto, rientra nella rassegna “OMG - grandArte 2025-2026 - I confini del Sacro”, sostenuta da Regione Piemonte e Fondazione Crc, in collaborazione con Coumboscuro e Festenal.

La mostra rappresenta il ventiquattresimo appuntamento del progetto grandArte, che nel biennio coinvolge numerose località della provincia di Cuneo con esposizioni dedicate ai linguaggi del sacro nell’arte contemporanea e del Novecento.

Negli spazi di Coumboscuro, luogo profondamente legato alla civiltà provenzale alpina e caro all’artista, le opere di Viada tornano a dialogare con il territorio che ne ha accompagnato il percorso umano e spirituale. Tra bozzetti, strumenti di lavoro e le caratteristiche “buscaje” – i trucioli di legno – il percorso espositivo documenta una produzione intensa, segnata da una forte componente religiosa: crocifissi lignei, figure di santi e Madonne, ma anche opere nate nei momenti più complessi della sua vita.

Le sculture, realizzate in legni come tiglio, ciliegio, noce e quercia, spesso recuperati lungo le rive dello Stura, rivelano una lavorazione istintiva e profonda. Viada, infatti, “leggeva” la figura all’interno del blocco di legno, dando forma a opere che uniscono rigore della tradizione alpina e tensione spirituale, con esiti espressivi insieme delicati e drammatici.

Nato a Cuneo nel 1925, Viada trascorse la vita nella sua casa-laboratorio di Basse Stura, formandosi tra botteghe artigiane e scuole di disegno. Dopo una prima fase dedicata al mobile d’arte, negli anni Sessanta rafforzò il legame con Coumboscuro, diventando figura centrale nella trasmissione dell’arte dell’intaglio alle giovani generazioni della valle.

Una svolta decisiva arrivò nel 1974, quando un grave ictus lo costrinse a reinventare il proprio lavoro: la scultura divenne anche percorso di riabilitazione e ricerca interiore, segnando l’avvicinamento a una dimensione di fede profonda. Da questa esperienza nacque il tratto distintivo del suo linguaggio, caratterizzato da figure slanciate e “verticali”, sospese tra sofferenza e spiritualità.

La mostra sarà visitabile fino al 20 settembre, ogni domenica dalle 15 alle 18.30 e, in settimana, su prenotazione. L’ingresso è libero.