Attualità - 09 luglio 2026, 12:00

Cattin: "Dal Centrale di Wimbledon al mito del Daytona, il tennis parla la lingua del lusso"

L’esperto di orologeria Paolo Cattin analizza il legame tra Wimbledon, Rolex Daytona e cultura del desiderio nel lusso sportivo

Wimbledon è molto più di un torneo, oggi è un codice visivo, una passerella sportiva dove il bianco obbligatorio, l’erba perfetta, il silenzio del Centrale e la precisione del gesto atletico costruiscono da decenni uno degli immaginari più potenti dello sport mondiale. Una grammatica di eleganza, controllo e prestigio, in cui Rolex ha trovato uno dei territori più coerenti con la propria identità. Mentre il calcio resta lo sport più popolare del pianeta, capace di muovere masse, passioni, appartenenze e narrazioni collettive, il tennis rappresenta un altro tipo di racconto, più individuale, più rituale, più vicino all’idea di misura, concentrazione, disciplina e continuità. È qui che Paolo Cattin, tra i massimi esperti mondiali di Rolex Daytona e punto di riferimento per collezionisti e appassionati, legge una scelta di posizionamento precisa, il lusso sceglie i linguaggi che meglio riflettono i propri valori. «Rolex ha costruito nel tempo un universo sportivo molto riconoscibile. Tennis, golf, vela, equitazione e motorsport parlano a pubblici diversi, ma condividono un tratto comune, sono discipline dove il gesto tecnico, la tradizione, la precisione e il prestigio internazionale diventano parte della narrazione. Il calcio ha una forza popolare immensa, con una componente emotiva e tribale straordinaria. Il tennis, invece, offre a un marchio del lusso un registro più controllato, più elegante, più vicino all’idea di tempo, misura e continuità», spiega Paolo Cattin.

Il tema torna attuale con Wimbledon 2026 e con l’attenzione crescente verso il rapporto tra campioni, stile e orologi. Il look bianco di Jannik Sinner, raccontato anche come fenomeno fashion oltre che sportivo, conferma quanto il tennis sia ormai uno spazio in cui performance, personal branding e luxury si incontrano. Un Rolex al polso di un campione, una borsa firmata, una polo dal taglio impeccabile diventano segnali culturali prima ancora che dettagli estetici. Il dettaglio più interessante, per chi osserva l’orologeria con occhio tecnico, è che attorno ai campioni Sinner e Alcaraz ricorre un nome preciso: Daytona. Sinner è stato associato al Rolex Cosmograph Daytona in oro Everose 18 ct, referenza 126515LN, con quadrante Sundust e cinturino Oysterflex, una configurazione sportiva e sofisticata insieme. Alcaraz, invece, ha portato nel tempo diversi Daytona di grande interesse collezionistico, tra cui il 116518LN-0076 in oro giallo con quadrante meteorite e il più recente 126518LN in oro giallo con quadrante turchese, diventato uno degli esempi più fotografati del rapporto tra tennis, status e alta orologeria. La forza del tennis, sta nella sua capacità di trasformare l’atleta in personaggio senza disperdere il senso della disciplina. Il campo resta centrale, ma tutto ciò che circonda il campo contribuisce alla costruzione dell’immagine. L’ingresso sul Centrale, la cerimonia di premiazione, il gesto con cui un campione indossa l’orologio dopo una vittoria, la foto che rimbalza sui social e sulle testate internazionali, ogni elemento partecipa alla nascita di un’icona.

«Quando si parla di Sinner e Alcaraz, il tema non è semplicemente Rolex, ma Daytona. È una differenza sostanziale. Il Daytona è uno dei modelli più iconici e più studiati dai collezionisti, perché nasce come cronografo sportivo, ha una storia fortissima e oggi vive anche dentro altri immaginari, dal tennis alla cultura pop. Vedere due campioni contemporanei indossare Daytona diversi, con configurazioni così riconoscibili, significa osservare il passaggio dell’orologio da strumento tecnico a simbolo culturale», osserva Paolo Cattin.

Secondo l’esperto, il punto va letto distinguendo con attenzione i diversi piani della comunicazione sportiva. Una cosa è la sponsorizzazione ufficiale di un evento, altra cosa è il ruolo dell’ambassador, altra ancora è la scelta personale dell’atleta o la circolazione social di una fotografia. Nel mercato del lusso questi livelli si intrecciano, ma producono effetti diversi. Per Cattin, proprio il Daytona consente di leggere meglio questa trasformazione. La referenza, il materiale della cassa, il quadrante, il cinturino e persino il momento in cui l’orologio viene indossato contribuiscono alla costruzione del desiderio. Un conto è vedere un orologio in vetrina, altro conto è riconoscerlo al polso di un atleta nel momento in cui solleva un trofeo o attraversa il campo centrale di Wimbledon. In quel passaggio l’oggetto entra in una narrazione pubblica e acquisisce una forza che il mercato collezionistico percepisce immediatamente.

«Il pubblico tende a mettere tutto sullo stesso piano, mentre per chi osserva il mercato dell’orologeria le differenze sono fondamentali. Una partnership istituzionale costruisce autorevolezza, un ambassador trasferisce valori personali al marchio, una scelta spontanea del campione può generare autenticità. I social, infine, amplificano tutto in tempo reale, trasformando un dettaglio di stile in conversazione globale», aggiunge Paolo Cattin.

Da questo punto di vista Wimbledon rappresenta il laboratorio perfetto perchè è un evento sportivo, ma anche un dispositivo culturale. Ogni anno produce immagini capaci di parlare a pubblici diversi, sportivi, collezionisti, appassionati di moda, osservatori del marketing, consumatori del lusso. Il tennis, più di altre discipline, consente al brand di abitare un territorio sofisticato, internazionale e riconoscibile, dove il tempo diventa parte della scena. Il calcio resta una macchina narrativa gigantesca e proprio per questo, comunica però valori differenti, appartenenza, tifo, identità popolare, adrenalina collettiva, rivalità, immediatezza. Il tennis propone un’altra temperatura emotiva, caratterizzata da meno folla e più gesto, meno curva e più rituale, meno appartenenza tribale e più riconoscibilità individuale. Per un marchio come Rolex, questa differenza pesa.

«La domanda giusta riguarda i valori che un brand vuole associare al proprio nome. Il tennis garantisce un immaginario selettivo, più silenzioso, più coerente con la cultura dell’orologeria di alta gamma. Nel lusso la quantità dello sguardo conta meno della qualità dell’associazione», conclude Cattin.

Wimbledon 2026 conferma così una tendenza ormai evidente, lo sport contemporaneo produce icone anche fuori dal risultato. Un campione vince con il talento, ma diventa simbolo quando il suo stile entra nella memoria collettiva e dal polso dei tennisti al desiderio dei collezionisti, l’orologio attraversa il campo e arriva nel mercato, nella cultura pop, nelle conversazioni tra appassionati. In fondo, il successo di un grande segnatempo sportivo nasce proprio qui, nella capacità di misurare il tempo e, allo stesso tempo, di fermarlo in un’immagine. https://paolocattin.ch

C.S.