Cuneo e valli - 11 luglio 2026, 15:11

Sanità territoriale, la CISL FP Cuneo critica la rotazione del personale negli Ospedali di Comunità

Il sindacato chiede soluzioni strutturali e personale stabile per Case e Ospedali di Comunità: il confronto con l’ASL CN1 proseguirà a settembre.

La riorganizzazione della sanità territoriale nel Cuneese passa anche dalla gestione del personale destinato a Case della Comunità e Ospedali di Comunità. Su questo tema la CISL FP Cuneo interviene con una posizione netta: l’apertura delle nuove strutture è fondamentale, ma non può poggiare stabilmente su un modello basato sulla rotazione sistematica degli operatori.

Venerdì 10 luglio, durante il confronto con le Organizzazioni Sindacali firmatarie del contratto nazionale e con la RSU, la Direzione dell’ASL CN1 ha illustrato la decisione di utilizzare a rotazione il personale dei Distretti per garantire la copertura della turnistica H24 negli Ospedali di Comunità. Una scelta che l’Azienda considera necessaria per assicurare l’apertura delle strutture e l’attivazione dei servizi nei tempi previsti dal DM 77.

La CISL FP Cuneo, pur riconoscendo l’esigenza di dare risposte ai cittadini e di avviare i nuovi servizi territoriali, ritiene però che questa soluzione non possa trasformarsi in un modello organizzativo stabile. Secondo il sindacato, la continuità assistenziale, la sicurezza delle cure e la costruzione di équipe multiprofessionali stabili rappresentano il cuore della riforma territoriale e risultano difficilmente compatibili con una rotazione periodica del personale.

«La continuità assistenziale, la sicurezza delle cure e la costruzione di équipe multiprofessionali stabili rappresentano il cuore della riforma territoriale prevista dal DM 77 e mal si conciliano con una rotazione sistematica e periodica del personale», evidenzia Mauro Olocco della CISL FP Cuneo.

Al termine dell’incontro, la Direzione dell’ASL CN1 ha chiarito che il percorso di confronto non può considerarsi concluso e che il tema sarà nuovamente affrontato nel mese di settembre. Tra le ipotesi da valutare figurano l’assegnazione diretta del personale ai relativi setting assistenziali tramite procedure concorsuali, il ricorso alla mobilità volontaria e l’eventuale utilizzo di società in house, strumenti già adottati, con modalità differenti, in altre realtà piemontesi.

«La nostra organizzazione sindacale non ha mai messo in discussione la necessità di aprire le nuove strutture e di dare risposte ai cittadini. Riteniamo però che l’apertura dei servizi con questo modello organizzativo non debba tradursi in soluzioni destinate a diventare permanenti per mancanza di programmazione o di scelte strutturali sul personale», prosegue Olocco.

Per la CISL FP Cuneo il rischio è che le nuove strutture territoriali vengano avviate senza costruire davvero il modello previsto dalla riforma, trasformando Case della Comunità e Ospedali di Comunità in semplici contenitori organizzativi o, peggio, in “scatole vuote”, prive di personale stabile, competenze consolidate e reale continuità assistenziale.

«Continueremo il confronto con l’Azienda affinché le soluzioni temporanee adottate in questa fase di avvio lascino rapidamente spazio a un’organizzazione fondata sulla stabilità, sulla valorizzazione delle professionalità e sulla qualità e sicurezza dell’assistenza, nell’interesse dei lavoratori e soprattutto dei cittadini del territorio», aggiunge Stefano Rosso della CISL FP Cuneo.

A chiedere un livello di confronto più ampio è anche Fabrizio Silvestro, Segretario Generale della CISL FP Cuneo, secondo cui la questione dovrebbe essere affrontata anche in sede regionale. L’obiettivo, conclude il sindacato, è definire linee di indirizzo omogenee per l’organizzazione dei Distretti, delle Case della Comunità e degli Ospedali di Comunità, garantendo pari condizioni organizzative e professionali su tutto il territorio.

redazione