È iniziata nel migliore dei modi la nuova avventura di Giovanni Panzera, intitolata “Sulle tracce di Walter Bonatti”. Il cicloturista cuneese, protagonista dal 2019 del progetto “Pedalando tra le aquile”, ha dato il via a una sfida impegnativa e dal forte valore simbolico sulle Alpi.
L’iniziativa nasce in occasione dei 70 anni dalla storica traversata compiuta da Bonatti e ripercorre, con modalità diverse ma con lo stesso spirito di esplorazione, un itinerario di circa 2.500 chilometri e oltre 71.000 metri di dislivello positivo. Panzera pedalerà su strade asfaltate e sterrate, seguendo il più fedelmente possibile le tracce del grande alpinista ed esploratore.
«Nonostante in questi anni mi sia abituato a pedalare sulle strade più alte e spettacolari d’Europa, questa volta c’è anche una grande componente emotiva», racconta Giovanni. «Non voglio certo paragonarmi a Walter Bonatti e alle sue imprese, ma con il mio progetto credo di aver scritto anch’io alcune piccole pagine di storia».
L’itinerario è stato studiato con cura per ricalcare il percorso che Bonatti affrontò con gli sci. «Non è stato facile — spiega Panzera — ma sono riuscito nell’intento. Ora sto pedalando verso il Colle di Nava, meta finale di questo lungo viaggio».
Nei primi giorni di viaggio il cicloturista ha già superato nove passi alpini, incrociando in più punti i luoghi legati alla traversata di Bonatti. «È stato emozionante guardarmi intorno e osservare le montagne che mi circondavano. Pensare che in inverno tutto diventi ancora più difficile e impegnativo mi fa capire quanto siano stati grandi quei quattro avventurieri esploratori», sottolinea.
A raccontare il percorso è anche Teresio Panzera: «Bonatti iniziò la sua avventura da Stolvizza, una piccola frazione incastonata tra le montagne della Carnia. Anche Giovanni è partito da lì, dando il via ai primi colpi di pedale e alle riprese video del documentario che racconterà questa nuova esperienza».
Tra i passaggi più significativi c’è stata la salita al rifugio Gilberti, affrontata su una sterrata ripida e impegnativa. Un luogo carico di memoria, dove Bonatti si fermò dopo aver scalato il Monte Canin.
Le fatiche sono proseguite verso il rifugio Nordio, il Passo di Pramollo e il Passo di Monte Croce Carnico, lungo salite rese ancora più dure dal sole e dalle alte temperature di questa estate.
Sette chilometri di sterrato hanno poi condotto Panzera fino alla Casera Pramosio, descritta come «un luogo unico, una gemma verde nascosta tra ripide montagne calcaree».
Mentre Giovanni affrontava nuovi passi alpini, Teresio ha visitato Cima Sappada, uno dei villaggi più caratteristici della zona: case in legno, balconi fioriti e manichini di paglia che richiamano gli antichi mestieri raccontano un paesaggio alpino sospeso tra tradizione e fiaba.
Il viaggio, però, non è stato privo di imprevisti. Dopo giornate di caldo intenso, con temperature fino a 38 gradi nelle zone di pianura, il peggioramento del meteo ha imposto una sosta. «Affrontare temporali oltre i 2.000 metri di altitudine, soprattutto in bicicletta, è troppo pericoloso», spiega Giovanni. «In estati così torride i temporali sono particolarmente violenti e carichi di elettricità. L’esperienza maturata in questi anni mi ha insegnato quanto sia importante seguire con attenzione le previsioni».
La preparazione fisica si sta rivelando decisiva. «L’allenamento svolto durante tutto l’anno sta dando i suoi frutti — conclude Panzera — anche perché le montagne di casa sono sempre un banco di prova importante prima di affrontare avventure come questa».
Un ringraziamento finale va ai tanti «compagni di viaggio» che sostengono il progetto: la famiglia Merlo, l’ATL del Cuneese, la Banca Cassa di Risparmio di Savigliano, la Thor di Busca, la CBT Italia e tutti gli amici che seguono e incoraggiano l’avventura anche attraverso i social.