Mentre la Regione Piemonte bandisce 331 posti per infermieri, la realtà sul territorio si scontra con pensionamenti, trasferimenti e la cronica carenza di operatori. Il grido d'allarme dei lavoratori: «Infrastrutture pronte, ma chi curerà i pazienti a casa?»
Dall'inviato speciale
Un paradosso di mattoni e cemento che rischia di svuotarsi del suo stesso significato. L'imminente trasloco per l'apertura della nuova Casa della Comunità (CdC) e l'avvio operativo degli Ospedali di Comunità si scontrano duramente con una realtà lavorativa drammatica: i reparti e i servizi territoriali sono ridotti ai minimi termini.
La partenza dell'assistenza territoriale, pilastro del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), avrebbe dovuto ridisegnare la sanità di prossimità. Eppure, tra licenziamenti, pensionamenti e continui trasferimenti interni, l'organico attuale si trova a dover fare i conti con un carico di lavoro insostenibile. La domanda che risuona tra le corsie e i distretti sanitari è una sola: come si potranno garantire le cure domiciliari con una coperta così corta?
La coperta corta della prossimità
Il personale sul campo descrive uno scenario al limite dell'emergenza. L'attivazione di nuove strutture comporta inevitabilmente lo spostamento di professionisti già impiegati in altri servizi strategici, svuotando i servizi preesistenti. Con l'apertura delle nuove sedi e il personale precettato per la gestione del trasloco, settori vitali come le cure domiciliari rischiano la paralisi.
Un operatore in prima linea, attualmente in ferie ma già richiamato dalle notizie provenienti dal proprio distretto, riassume così il sentimento comune: «Sapevamo tutti che la situazione era critica, ma speravamo in un rinvio della riorganizzazione. Invece si va avanti, nonostante le carenze strutturali derivanti da licenziamenti e pensionamenti non rimpiazzati».
«Il diritto alla salute e il diritto alla cura appartengono a tutti i cittadini e sono garantiti dall’articolo 32 della Costituzione. Difendere la sanità pubblica significa investire nelle persone che ogni giorno la rendono possibile.» (Richiamo all'articolo 32 della Costituzione)
Il piano assunzioni regionale e il nodo degli Oss
Sul fronte politico e amministrativo, la risposta istituzionale si concentra sul maxi-concorso indetto da Azienda Zero Piemonte. La delibera prevede la copertura a tempo indeterminato di 331 posti di infermiere da assegnare alle varie ASL regionali (con ben 100 posti all'ASL AL, 60 all'ASL VC e 40 all'ASL CN1, solo per citarne alcune), con l'impegno di ripubblicare il bando con cadenza semestrale finché durerà la carenza organica a livello piemontese.
Tuttavia, come sindacato e i lavoratori stessi sottolineano come l'arrivo di nuove leve tramite concorso pubblico richieda tempi amministrativi inconciliabili con l'urgenza quotidiana. Inoltre, il problema non riguarda solo la figura dell'infermiere, ma tocca in maniera drammatica anche gli Operatori Socio-Sanitari (OSS), figure indispensabili per il supporto diretto alla persona e la gestione logistica del paziente complesso sia in struttura che a domicilio. Senza un reclutamento parallelo e massiccio di OSS, l'intero carico assistenziale di base ricade sulle spalle dei pochi infermieri rimasti, già provati da turni massacranti.
L'appello per soluzioni strutturali
Senza una reale valorizzazione delle professioni sanitarie e un piano di assunzioni straordinario che copra non solo il turn-over ma potenzi concretamente la pianta organica dei servizi territoriali e domiciliari, le Case della Comunità rischiano di rimanere splendide "scatole vuote".
La sfida non è solo edile o infrastrutturale, ma profondamente umana. Difendere la sanità pubblica e i lavoratori che ne garantiscono l'esistenza quotidiana è l'unico modo per dare gambe e dignità alla salute costituzionale del Paese.