Attualità - 15 luglio 2026, 16:26

Obiettivo raggiunto: Saluzzo, Savigliano e Cuneo da oggi hanno l'ospedale e la casa della comunità

Sono stati inaugurati oggi alla presenza dell'assessore regionale Federico Riboldi e del presidente della Commissione Sanità Luigi Genesio Icardi. Guerra ha sottolineato la sempre più stretta collaborazione con il Santa Croce: "Da soli è dura. Ora facciamo rete"

Giornata cuneese per l'assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi, in Granda per ben tre inaugurazioni, quelle di tre strutture che puntano a rafforzare la sanità di prossimità nel cuneese. 

Taglio del nastro per l’Ospedale della Comunità di Saluzzo, la Casa della Comunità di Savigliano e l’Ospedale della Comunità di Cuneo, quest'ultimo in via Mistral 1, dove abbiamo presenziato. 

L’ospedale di comunità è una struttura della rete territoriale a ricovero breve e destinata a pazienti che necessitano interventi sanitari a bassa intensità clinica, intermedia tra la rete territoriale e l’ospedale, di norma dotata di 20 posti letto che possono arrivare fino a 40.

Quella di Cuneo ha 20 posti letto, in camere doppie o singole. Ci lavoreranno sette infermieri e sei Oss. Il primo paziente entrerà il prossimo 21 luglio. La permanenza nella struttura sarà di 30 giorni massimo, prorogabili per ulteriori 30. 
In tanti hanno partecipato all'importante momento.

Così l'assessore Riboldi: "Queste strutture nascono per servire la comunità, in questo caso la città di Cuneo, che peraltro ha messo a disposizione i locali che la sanità regionale ha ristrutturato molto bene. Questa provincia e quest'ASL hanno saputo affrontare gli interventi PNRR con capacità, solerzia e rapidità. Non tutte le regioni italiane possono vantare uno score del 100% sui finanziamenti PNRR.

Questi finanziamenti sono il futuro della sanità pubblica, sono il modo in cui si possono dare servizi che permettono ai cittadini di Cuneo di passare il tempo necessario in una struttura ospedaliera e poi essere trasferiti qui per la fase della convalescenza, oppure per ciò che non richiede una ospedalizzazione ad alta intensità.

Tra case della comunità, ospedali della comunità e centrali operative territoriali, queste strutture saranno 170 in Piemonte, una rete importante che cambierà il futuro della sanità, immaginata nel primo governo Cirio con l'assessore Icardi. Nel secondo governo Cirio stiamo completando e dando operatività. Queste non sono scatole vuote - ha voluto rimarcare. La Comunità Europea manda dei certificatori che non guardano la bellezza dei luoghi o la climatizzazione, ma la capacità di offrire servizi.

La Comunità Europea non certifica le strutture che non hanno personale. La Regione Piemonte è la prima regione italiana come assunzioni: noi dal 2019 ad oggi abbiamo aumentato il personale della sanità regionale di 4.200 unità, siamo il 3% sopra la media nazionale". 

La sindaca Patrizia Manassero, da padrona di casa, ha ricordato come si sia arrivati a mettere a disposizione della Regione quel luogo, che era una RSA, una struttura per anziani. "Era gestita dal nostro consorzio socio-assistenziale, ma non era più ai livelli utili per poter mantenere e continuare il servizio, dalle barriere architettoniche ai bagni in camera che non esistevano. Adesso ci sono, grazie ad uno sforzo enorme per rendere questo edificio quello che stiamo inaugurando oggi". 

Presente anche l'ex assessore Luigi Genesio Icardi, ora presidente della Commissione Sanità in Regione. "Iniziare un'opera e poi vederla finita è tutt'altro che scontato. Recuperiamo un immobile di pregio del Comune, che sarà a servizio della comunità. Poi mettiamo, oltre all'ospedale di comunità, tutta una serie di servizi distrettuali che sono importantissimi per la medicina territoriale. Ma non è sufficiente.

Il primo luogo di cura è il domicilio. Quelli che non devono essere ospedalizzati li possiamo seguire a casa, mentre questi diventano hub per la gestione anche dei pazienti a domicilio, con l'aiuto delle RSA.  Solo così strutturiamo una medicina territoriale efficace, che ci permetta anche di sgravare i nostri pronto soccorso da una serie di accessi impropri".

Ha chiuso l'intervento il direttore generale dell'Asl Cn1 Giuseppe Guerra. Ha ricordato il percorso, il contributo ricevuto dalla Fondazione CRC, le lunghe interlocuzioni con la sindaca. 

E la ricollocazione di molti servizi. Tra cui il Consultorio, che era al terzo piano di via Carlo Boggio, "dove si rompevano sempre gli ascensori, con un sacco di esposti", sottolinea. 

"Abbiamo portato la guardia medica, portiamo qui la neuropsichiatria infantile, che ci permette di liberare via Corso Francia. Portare al piano terra, dove c'è attualmente la neuropsichiatria, la medicina legale con le commissioni invalidi e le vaccinazioni, agrvolando le mamme con i passeggini". 

Poi un passaggio importante: "L'Asl Cn1 ha lanciato dei ponti verso il Santa Croce. E mi fa piacere che oggi ci sia Ripa (il direttore generale dell'Ao Santa Croce e Carle, ndr). Perché - si rivolge direttamente a lui - come tu mi hai aiutato sulla Ginecologia (di Savigliano, ndr) rimasta con un solo medico ginecologo per un anno fino all'accordo con il dottor Puppo, nella Neurologia vi abbiamo aiutato noi, perché Savigliano e Mondovì concorrono con i loro neurologi a garantire la guardia presso l'ospedale.

E c'è un accordo con la geriatria del Santa Croce, accordo che stringe sempre di più i nostri legami. E' un discorso di rete, che a noi preme portare avanti perché da soli, di questi tempi, è dura. Il risultato che si porta a casa porta con sé delle valenze anche di rete, di rapporti, di vicinanza al territorio, di recupero di immobili... E questo è un po' il regalo per la città di Cuneo."