Cronaca - 15 luglio 2026, 06:10

Rissa tra due gruppi di detenuti nel carcere di Cuneo: in aula il racconto dell’ex vicecomandante

Sentiti i testimoni dell’accusa nel processo per la violenta colluttazione scoppiata nel reparto Gesso. “Dietro le tensioni dinamiche di supremazia"

È proseguito ieri, martedì 14 luglio, davanti al tribunale di Cuneo il processo relativo alla violenta rissa scoppiata nel luglio 2024 all’interno della casa circondariale di Cuneo. In aula sono stati ascoltati alcuni testimoni dell’accusa, tra cui l’allora vicecomandante della polizia penitenziaria.

Il funzionario ha ricostruito il contesto nel quale maturò l’episodio, spiegando come all’ufficio comando giungessero regolarmente relazioni e segnalazioni poi trasmesse al comandante e alla direzione dell’istituto. Pur non essendo in servizio il giorno dei fatti, ha riferito di avere redatto una relazione il 13 luglio sulla base delle informazioni raccolte dai colleghi e della visione delle immagini registrate dal sistema di videosorveglianza.

Secondo quanto riferito, le telecamere presenti nella saletta della socialità del terzo piano avrebbero documentato una prima fase delle tensioni. “C’era stato un confronto verbale tra detenuti”, ha spiegato il teste, aggiungendo che già nei corridoi si era verificato un alterco particolarmente acceso tra alcuni ristretti appartenenti a gruppi contrapposti.

La situazione sarebbe poi degenerata durante l’orario destinato alla socialità e al passeggio. “Hanno iniziato a spintonarsi, innescando la rissa alla quale hanno preso parte diversi detenuti”, ha dichiarato. Dalle testimonianze raccolte emergerebbe la presenza di due schieramenti contrapposti: da una parte detenuti italiani e georgiani, dall’altra detenuti di origine maghrebina.

Nel corso dell’esame, il pubblico ministero ha approfondito il tema delle dinamiche interne alle sezioni detentive. Il testimone ha spiegato come, in alcuni casi, si sviluppino rapporti di forza finalizzati a esercitare una forma di controllo sugli altri detenuti.

L’ex vicecomandante ha ricordato inoltre precedenti segnalazioni relative a comportamenti sopraffattori attribuiti a uno dei gruppi coinvolti. In particolare, ha richiamato un episodio denunciato da un detenuto maghrebino nel febbraio 2024, quando alcuni ristretti avrebbero scavalcato una rete che divideva due campi da calcio durante l’ora d’aria, in un gesto interpretato come manifestazione di forza e predominio.

“La forza dei detenuti maghrebini non era sufficiente per contrastare l’altro gruppo, composto da persone particolarmente determinate. Hanno trovato forza coalizzandosi”, ha riferito il teste. Proprio alla luce delle tensioni emerse, aveva proposto il trasferimento di alcuni detenuti ritenuti figure di riferimento delle rispettive fazioni. “Si cerca di trasferire chi realmente determina queste dinamiche”, ha spiegato, precisando che la finalità della relazione era proprio quella di richiedere tali spostamenti.

Un secondo agente della polizia penitenziaria, in servizio il giorno dei fatti, ha invece raccontato di essere intervenuto intorno alle 13, quando era scattato l’allarme nel reparto Gesso. “Dopo circa un’ora è stato segnalato che era in corso una rissa. C’era molta movimentazione”, ha dichiarato. Una volta compresa la situazione, gli operatori hanno aperto i cancelli e messo in sicurezza il reparto.

Secondo la ricostruzione fornita in aula, l’episodio sarebbe scaturito da un’aggressione avvenuta nella saletta della socialità, da cui si sarebbe poi sviluppata la contrapposizione tra i due gruppi di detenuti.

Il procedimento è stato rinviato per completare l'istruttoria. 

CharB.