Attualità - 22 luglio 2026, 19:10

Strade di sangue nel Cuneese: 36 vittime all’anno e la metà dei sinistri senza un colpevole

L' indagine de Il Sole 24 Ore piazza la Granda al 33° posto in Italia. E mentre la sanzione penale mostra i suoi limiti, il Ministero riapre il cantiere della prevenzione.

Immagine di repertorio

Dieci anni fa l’introduzione del reato di omicidio stradale doveva rappresentare la svolta per azzerare le stragi sull'asfalto, ma i numeri raccontano un'altra storia. A mettere in fila i dati è un’indagine de Il Sole 24 Ore, che traccia la mappa della mortalità stradale in Italia e restituisce un quadro tutt'altro che rassicurante per il Piemonte, con la provincia di Cuneo che si attesta al 33° posto nella classifica nazionale, a pari merito con realtà come Imperia, Modena e L'Aquila.

Nella Granda si parla infatti di una media di 36 morti all'anno tra il 2022 e il 2024, che tradotto in proporzione fa 6,2 vittime ogni 100 mila abitanti. Un valore che colloca il Cuneese nella fascia medio-alta su scala nazionale. Guardando in casa nostra, il dato pro capite resta inferiori rispetto ai picchi registrati a Vercelli (maglia nera regionale con un drammatico valore di 9,4) e ad Asti (7,4), ma supera la vicina Alessandria (5,9). Più staccata la provincia di Torino, che resta fuori dai vertici di questa graduatoria. A fare la differenza per Cuneo è senza dubbio la conformazione stessa del territorio: un’estensione enorme fatta di tantissimi chilometri di strade extraurbane, tratti di fondovalle e percorsi tortuosi dove il rischio è all'ordine del giorno.

Sul piano giudiziario, l'attività d'indagine condotta sul territorio cuneese ha portato a 18 denunce per omicidio colposo e a 21 persone segnalate tra denunciati e arrestati. Significa che in circa la metà dei sinistri mortali si riesce a risalire a una precisa responsabilità penale. 

Resta però il nodo di fondo: inasprire le pene a cose fatte non basta a salvare vite.

Proprio mentre dai territori emerge la gravità del bilancio, a livello nazionale si riapre il cantiere normativo. Al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è infatti scattato ufficialmente il confronto sulla revisione del Codice della Strada. Il ministro Matteo Salvini ha presieduto la consultazione pubblica con le principali associazioni e i soggetti rappresentativi del settore, avviando la fase di raccolta dei contributi per l’aggiornamento delle norme. Ai partecipanti sono state illustrate le modalità per presentare osservazioni e proposte puntuali, con l’obiettivo dichiarato di costruire un Codice più chiaro ed efficace, ispirato a criteri di semplificazione e digitalizzazione, in grado di garantire la mobilità nel rispetto della sicurezza di tutti. 

Tra i punti salienti finiti al centro del dibattito spiccano l'abbassamento a 17 anni del limite di età per il conseguimento della patente B e C e la tutela degli utenti vulnerabili. Su questo fronte, i dati diffusi indicano che i contrassegni identificativi per i monopattini elettrici rilasciati alla fine di giugno sono 160.000, mentre circa 20.000 risultano in fase di consegna.

La vera sfida sarà capire se queste nuove misure riusciranno a tradursi in una reale riduzione dei rischi anche su strade complesse e vaste come quelle del Cuneese, dove senza prevenzione e manutenzione la conta dei morti rischia di rimanere drammaticamente la stessa.

Angela Panzera