Attualità - 23 luglio 2026, 09:15

Emergenza idrica, fiumi della Granda sotto pressione: le associazioni cuneesi contro la deregulation regionale

Legambiente, Pro Natura, Lipu, Italia Nostra e Cuneo Birding chiedono alla Regione Piemonte di rispettare il deflusso ecologico e di avviare un confronto serio con l’agricoltura

La crisi idrica che sta colpendo il Cuneese in questa estate siccitosa, con temperature ben al di sopra della media, rende sempre più evidenti gli effetti del cambiamento climatico sui fiumi e sulle campagne della Granda. In questo contesto, le principali associazioni ambientaliste del territorio lanciano un forte grido d’allarme contro le scelte della Regione Piemonte e il continuo rinvio dell’applicazione del deflusso ecologico, misura chiave per la tutela dei corsi d’acqua.

Nel comunicato firmato da Legambiente Cuneo, Pro Natura Cuneo, Lipu Cuneo, Italia Nostra Cuneo e Cuneo Birding, i presidenti Bruno Piacenza, Domenico Sanino, Patrizia Rossi, Alberto Collidà e Albino Gosmar denunciano come, nonostante la siccità e la sofferenza dei fiumi cuneesi – dal Gesso al Stura, dal Varaita al Maira, fino al Tanaro – l’inazione resti sovrana. L’agricoltura continua a reclamare sempre più acqua e la maggioranza regionale ha presentato un ordine del giorno (n. 681, primo firmatario il consigliere Sacchetto) per modificare il regolamento sul deflusso ecologico, nonostante un analogo tentativo del 2025 sia già stato bocciato dal Ministero dell’Ambiente.

La proposta è definita “sconcertante” e viene richiamato il monito del professor Stefano Fenoglio, esperto di ecosistemi fluviali, secondo cui prosciugare i fiumi per un beneficio immediato significa produrre danni che, nel lungo periodo, superano ampiamente il vantaggio iniziale. Le associazioni ricordano come il Ministero abbia chiesto l’abrogazione di alcuni articoli della legge regionale 9/2025, in particolare quello che introduceva un deflusso ecologico “dinamico” basato su una percentuale fissa della portata del momento e non su criteri scientifici: una scelta che permetterebbe di prelevare fino al 70% dell’acqua anche quando i fiumi della provincia sono quasi in secca.

Il deflusso ecologico, recepito anche dal Piemonte con un regolamento in vigore dal 2022, è pensato proprio per mantenere in salute i corsi d’acqua e gestire in modo efficiente i prelievi a scopo agricolo, tenendo conto della diminuzione strutturale delle risorse idriche. Secondo gli ambientalisti cuneesi, però, la pianificazione agricola nel territorio ha fatto poco per adeguarsi: si continua a puntare sui grandi invasi, come quello di Serra degli Ulivi a Villanova Mondovì, senza investire seriamente su efficientamento irriguo, rotazioni colturali, varietà meno idroesigenti e miglioramento dei suoli.

Il comunicato insiste sul fatto che i fiumi della Granda non sono soltanto “serbatoi” da cui attingere acqua, ma sistemi complessi che alimentano le falde acquifere, risorsa fondamentale anche per l’agricoltura di pianura, le risorgive e i fontanili. Le falde, ricordano le associazioni, sono a loro volta in sofferenza per prelievi eccessivi e per la mancanza di ricarica naturale, aggravata dalla cementificazione dei canali irrigui e dall’impermeabilizzazione dei suoli nelle aree urbanizzate.

Di fronte a una Corte Costituzionale che, con la sentenza n. 57/2026, ha chiarito che le regioni possono intervenire sulla tutela delle acque solo per innalzare gli standard e non per abbassarli, gli ambientalisti chiedono alla Regione Piemonte di cambiare rotta. Per il Cuneese, questo significa aprire finalmente un tavolo serio e trasparente con il mondo agricolo locale e con le associazioni ambientaliste, per costruire una gestione sostenibile dell’acqua basata su dati tecnici e scientifici, e non su spinte politiche emergenziali di breve periodo.

Nel comunicato viene espresso sostegno alle ordinanze contro gli sprechi di acqua potabile, ma si solleva il problema di equiparare usi molto diversi, come il lavaggio auto e l’irrigazione degli orti che producono cibo. Le associazioni propongono deroghe mirate, accompagnate da tecniche irrigue al risparmio e sistemi di raccolta dell’acqua piovana, anche nel contesto urbano e periurbano della provincia.

Il Consiglio regionale ha nel frattempo approvato un nuovo rinvio, al 31 dicembre 2026, dell’applicazione del deflusso ecologico in Piemonte. Le realtà cuneesi annunciano per l’autunno un importante momento pubblico di confronto sul tema delle falde acquifere, come risposta all’emergenza climatica e allo sfruttamento insostenibile dei fiumi, ribadendo che la salute dei corsi d’acqua della Granda e la qualità dell’acqua che bevono i cittadini non sono negoziabili.

redazione