Attualità - 26 luglio 2026, 11:33

Racconigi, il sottopasso della discordia: "La lettera aperta del sindaco una pessima pagina di storia politica del nostro comune"

Patrizia Gorgo e Antonio Salerno replicano alla missiva di Valerio Oderda

Il passaggio a livello di via Caramagna dove è previsto il sottopasso

Continua a fare discutere, a Racconigi, la questione relativa alla realizzazione di un cavalcaferrovia sulla linea Torino-San Giuseppe di Cairo. Il Tar ha infatti concesso la sospensiva dei lavori in seguito alla presentazione di ricorso da parte di un gruppo di cittadini, rivoltisi all'avvocato Antonio Salerno, che contestavano le modalità di intervento. 

Il sindaco Oderda si è rivolto direttamente ai racconigesi attraverso una lettera aperta cui sono seguite le repliche di Patrizia Gorgo ( Lista Civica Patrizia Gorgo Sindaco per Racconigi) e dello stesso avvocato Salerno.

Riceviamo e pubblichiamo

La lettera aperta che il Sindaco di Racconigi ha pubblicato ieri, sul proprio profilo facebook e che ha successivamente diffuso sui giornali locali, crea indubbiamente uno spartiacque e rappresenta una pessima pagina di storia politica racconigese. 

Ai toni da campagna elettorale permanente siamo, purtroppo, tristemente abituati e li conosciamo, ma il fatto è grave per ciò che rappresenta perché è il momento in cui il Sindaco smette di parlare come figura istituzionale e sceglie di farlo come parte processuale e avversario personale di alcuni dei suoi stessi concittadini. 

Non è una questione di stile. È una questione di ruolo. Un Sindaco che pubblica nome e cognome di nove persone, persone che hanno legittimamente esercitato il diritto, garantito a chiunque, di chiedere a un giudice di verificare la legittimità di un'opera pubblica, non sta informando la comunità, ma sta additando dei bersagli. 

Li consegna alla pubblica riprovazione, li espone come nemici, li qualifica, con una metafora non casuale, come carcerieri: “un'intera città costretta ad aspettare ancora, in ostaggio delle fantasie di pochi”. 

È stato scritto esattamente così e chi ha scritto ha agito consapevolmente per dare un effetto alle proprie parole, per ottenere un riscontro preciso. Fare i nomi non è mai un gesto neutro. In un tempo in cui la violenza verbale e fisica riempie le cronache e talvolta degenera in qualcosa di molto più grave, un Sindaco che, dalla propria posizione di autorità e con la cassa di risonanza dei canali istituzionali, firma una lista di “nemici della comunità” compie un atto di irresponsabilità che la città di Racconigi non merita. 

Generare odio non è un atto di governo, è esattamente il contrario. E a proposito di citazioni latine, visto che la lettera conclude con un “Cui prodest?”, lasciato sospeso nella sua ambiguità, quasi ad insinuare chissà quale macchinazione dietro un legittimo ricorso al giudice amministrativo, sarebbe meglio che una citazione, quando si decide di usarla, vada riportata per intero: “cui prodest scelus, is fecit” (colui al quale il delitto porta vantaggi, quello ne è l'autore), ma di reati e vantaggi ci sarà tempo di parlare e lasciar parlare gli organi competenti. Ci tengo però a ricordare che il delitto, in questa vicenda, non è il ricorso di nove cittadini, ma piuttosto è un'opera pubblica calata dall’alto, mai discussa con la minoranza e la comunità, con tempi esecutivi raddoppiati, oneri pubblici per i danni che deriveranno dall'esecuzione dei lavori e per i costi di mantenimento del sottopasso ferroviario. 

Sarebbe giusto fare un passo indietro e ritirare la lettera, tuttavia dubito che sia un gesto possibile per chi non è mai uscito dalla campagna elettorale, è doveroso ricordare che la fascia tricolore non è un accessorio ma un vincolo e quando la si indossa non si fanno elenchi di cittadini da consegnare alla gogna mediatica con tutte le conseguenze che ne possono derivare. 

Avvocato Patrizia Gorgo _ Lista Civica Patrizia Gorgo Sindaco per Racconigi

***

Gentile Direttore,

seppure determinate vicende debbano rimanere confinate nell’alveo delle competenti sedi giurisdizionali c’è chi, mal interpretando il ruolo istituzionale, e mostrando insofferenza ed irrispettosità alle determinazioni giudiziali ancora in itinere, ritiene di poter scatenare una shitstorm nei confronti di nove cittadini addirittura individuati nominativamente (una vera e propria azione di proscrizione istituzionale).

Rassicurando, quindi, l’autore della “lettera aperta” sulla gelosa custodia di tutto quanto apparso sui social (rimettendo ad altre sedi ogni più opportuna valutazione sul contenuto della “lettera” e dei variegati commenti rivolti a nove ricorrenti e al ben più ampio numero di cittadini di cui è espressione l’altro soggetto processuale ovvero il “Comitato per un sottopasso sostenibile” il cui nome la dice lunga sulla volontà di REALIZZARE l’opera ma con modalità realmente utili al territorio), si pone la necessità di puntualizzare alcuni aspetti anche a beneficio della collettività tutta (la stessa che, dai commenti vomitati “on line”, dimostra di NON avere alcuna conoscenza del progetto esecutivo e dei relativi costi).

Intanto è strano, molto strano, che tale “accorata” lettera aperta intervenga solo a valle di un provvedimento giudiziario (che, laddove favorevole all’operato dell’Amministrazione, non veniva tacciato di “fantasia”) ed è ancora più strano che il Sindaco, ovvero la più alta espressione della Collettività, abbia ritenuto opportuno ricorrere ad una comunicazione social unilaterale piuttosto che confrontarsi nelle sedi istituzionali o più semplicemente nella “Casa comunale” con i singoli 9 (e con il Comitato) che, con buona pace dei leoni da tastiera, sono solo la punta di un iceberg che resiste strenuamente esercitando un diritto costituzionalmente garantito.

Ma partiamo da una nozione ovvero quella di res pubblica che, anche senza scomodare Cicerone, enfatizza il concetto di Res populi di talché lo Stato, inteso come Amministrazione della cosa pubblica, non appartiene al “sovrano” o ai pochi potenti che lo circondano o lo zerbinano ma è bene comune, patrimonio morale e giuridico dell'intera cittadinanza nell’ottica dell’Utilitatis communione ovvero del benessere e dell'interesse di tutti i membri della collettività senza alcuna forma di sopraffazione o profitto di una sola parte.

Insomma, senza scomodare la Costituzione e la nozione di uguaglianza sostanziale tra cittadini (sicchè 9 - che sono molti di più - valgono “9990”), se i cittadini sono soggetti sovrani e mai e poi mai meri strumenti o mezzi nelle mani del governo, appare evidente lo scostamento dalla doverosa e istituzionale tutela della intera collettività i cui interessi sono la realizzazione di un’opera coerente con le caratteristiche geomorfologiche e, soprattutto, sostenibile.

Fatta questa breve digressione ma al solo fine di ricordare che ai cittadini poco interessano gli equilibrismi politici e i sibillini messaggi contenuti nella “lettera aperta”, nel mentre sicuramente interessa la vivibilità, la sicurezza, la pulizia della città nonché, ovviamente, la sostenibilità economica delle opere che si vanno a realizzare, occorrerebbe sapere, magari tramite esplicitazione nella sede istituzionale del Consiglio comunale, come mai questa Amministrazione abbia ritenuto per anni di attribuire a due dipendenti del Comune, pur in assenza di previsione statutaria, la nomina di dirigenti (con un raddoppio stipendiale che ricade sulla tasche di tutti i cittadini sottraendo risorse agli investimenti pubblici) e come mai, nonostante sin da ottobre del 2025 sia stata prevista la sospensione di detti dirigenti, gli stessi continuino - ancora oggi - a rivestire la carica e continueranno a rivestirla sino addirittura a settembre (gli stessi dirigenti che, negli anni, hanno reso pareri favorevoli sottesi ai vari provvedimenti che riguardano anche la realizzazione del sottopasso).

Poco interessa che la Procura della Repubblica di Cuneo (ma lo aveva già fatto il MEF addirittura nel 2018) abbia ritenuto, a fine aprile 2026, di notificare al Sindaco e ai detti due dirigenti un avviso di garanzia per il reato di cui all’art. 314 bis c.p. (“indebita destinazione di somme pubbliche”), ma quello che sicuramente interessa la collettività è che quei soldi (come risultanti dalla documentazione fornita proprio dal Comune) potevano essere investiti a beneficio delle esigenze comuni e, magari, per uno studio di fattibilità reale del famoso sottopasso rispetto al quale, anche a beneficio dei leoni da tastiera, tutti concordano nella opportunità della realizzazione dell’opera ma non certo di un’opera che, nella versione recentissima del progetto esecutivo, prevede un raddoppio dei tempi di esecuzione ed opere di realizzazione che saranno potenzialmente devastanti anche quanto alle falde e alle sorgenti sottostanti (i cittadini non sanno che tipo di scavo è previsto, non sanno che opere di svuotamento saranno effettuate e quanti camion carichi di polveri sottili vagheranno in città per almeno quattro anni, nemmeno sanno cosa potrà accadere in termini di esondazione delle falde che verranno convogliate ovvero ostruite e come e dove confluiranno così come non sanno che, nell’ultimo accordo sottoscritto con la Provincia, il Comune, a nome della collettività, ha assunto ogni onere connesso ai danni che deriveranno dalla esecuzione delle opere e dei costi di manutenzione).

Quanto all’aspetto tecnico, senza ripercorrere in questa breve nota aspetti complessi e ancora sub iudice, non è stato il TAR a mettere in discussione l’operato amministrativo perché lo ha fatto l’Amministrazione medesima allorquando, dopo aver approvato a gennaio 2025 in Giunta la bozza di accordo con la Provincia, successivamente (luglio 2025) ha poi sottoposto la modifica della medesima bozza all’approvazione del consiglio comunale (per renderla più semplice la Giunta si è sconfessata da sola); tantomeno è colpa del TAR se con la Delibera di G.C. n. 66/2026 (sospesa dal TAR) si è qualificata come «occupazione temporanea di suolo pubblico» la concessione quasi quadriennale di un lotto edificabile che appartiene al patrimonio disponibile del Comune di Racconigi (anche già previsto quale “zona comunale per realizzazione nuova Caserma dei Carabinieri”) e poi in consiglio comunale, il consigliere di maggioranza - con delega ai lavori pubblici - afferma che “Allora, in realtà non è una occupazione di suolo pubblico perché è occupazione di un’area di proprietà comunale, quindi non ... non sarebbe soggetta al pagamento della tassa di occupazione del suolo pubblico”.

Quindi, se le “fantasie” di pochi (che “parrebbero” coincidere con quelle del Procuratore Capo della Procura della Repubblica di Cuneo, del TAR Torino, della Corte dei Conti, del MEF, di publika, di previtalia, della Guardia di Finanza ecc ecc) sono servite a ripristinare - ANCHE A BENEFICIO DEGLI ALTRI 9990 CITTADINI - il concetto di res publica, pur ancora tutto rimesso ai futuri sviluppi processuali (dove le questioni andrebbero trattate evitando gogne pubbliche), allora la collettività dovrebbe ringraziare il Comitato ed i ricorrenti che hanno anche portato alla luce una situazione di paventata illegittimità e/o illegalità ricadente sulla collettività medesima.

Conclusivamente, suggerendo di utilizzare le sedi istituzionali per il confronto costruttivo e stigmatizzando - per doverosità defensionale - l’uso strumentale dei social, pare anche opportuno rispondere al quesito “aperto” (“A chi va a vantaggio una sospensione? Cui prodest?”) con un diverso quesito che rema nel solco in cui dovrebbe muoversi un Amministratore interessato alla propria terra e al bene comune anche futuro ovvero cui prodest realizzare un’opera - come ad oggi strutturata - che causerà più danni che benefici al paese e alla collettività?

Certi che anche i leoni da tastiera rifletteranno sul fatto che i Sindaci passano ma le opere restano (così come i relativi costi), si confida in un rispettoso ripristino dei ruoli istituzionali nell’interesse della collettività tutta e, quindi, in un serio confronto demandato alle sedi istituzionali (oltre che a quelle processuali) onde ragionare sugli adattamenti da realizzarsi così da consentire l’intervento ma senza arrecare pregiudizio al territorio e alla collettività.

avv. Antonio Salerno

redazione