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Attualità | 27 luglio 2026, 08:02

Bra: colori, profumi, danze e sorrisi per la festa dedicata alle donne di origine indiana [FOTO]

Un classico dell'estate andato in scena domenica 26 luglio al Centro Arpino, al gusto di tè e sharbat. Ecco un assaggio...

Nuova Delhi, Mumbai, Calcutta? Potrebbe essere. Ma in realtà siamo a Bra. Domenica 26 luglio, presso il Centro Polifunzionale G. Arpino, si è tenuta la festa indiana dal nome Teeyan, che celebra la bellezza di essere donne. L'ha organizzata la comunità indiana locale, con il patrocinio del Comune e in collaborazione con Anolf, l'Associazione nazionale oltre le frontiere sostenuta dalla Cisl.

«Si è trattato - spiegano gli organizzatori - di un momento conviviale che affonda le radici nella nostra cultura. Il fatto che sia dedicato alle sole donne è dovuto alla tradizione che porta la giovane moglie ad andare a vivere col marito, allontanandosi per così dire dalla sua famiglia d'origine. Per questo motivo, esistono specifici momenti di ritrovo, in cui le ragazze hanno l'occasione di riallacciare i rapporti con i parenti, con le amiche e con i conoscenti. Abbiamo deciso di riproporre questa usanza».

Un successo fatto di colori, profumi, danze e sorrisi, che ha unito tutti i presenti, regalando il messaggio più importante, ovvero che una piena integrazione non solo è possibile, ma è l'unica alternativa contro il razzismo e ogni forma di sfruttamento.

Le protagoniste sono state donne, ragazze e bambine che si sono riunite per ballare e sfoggiare i loro punjabi suits variopinti, abbinati a gioielli e diademi intrecciati nei capelli, a formare bellissime acconciature.

Tantissimi i convenuti, anche da Fossano e Torino. Ma perché proprio a Bra? Presto detto: la capitale del Roero è considerata un punto di attrazione per gli indiani residenti in Piemonte. A Bra, non a caso, la comunità indiana è molto ben integrata. A testimoniarlo anche numerosi eventi interculturali. Curiosamente, molti immigrati provengono dal Punjab, regione sviluppata nel Nord della nazione, a vocazione rurale, culturale e turistica, ricordando un po' Bra.

«Atithi Devo Bhava» (L'ospite è Dio), si dice in India e posso affermare con certezza che è davvero così. Ero alla mia prima volta a questa ricorrenza e sono stata accolta con gentilezza, un tè nero speziato con latte e dello sharbat, un termine di origine persiana che indica una bevanda preparata con frutta o petali di fiori. Naturale e ricco di vitamine e antiossidanti, è fresco e coloratissimo, non a caso è protagonista di incontri religiosi e feste, compreso il Teeyan.

Cos'è lo sharbat?

Lo sharbat è una bevanda diffusa in medio oriente e in Asia meridionale, soprattutto in India e nei paesi arabi. Le sue origini sono iraniane e generalmente si prepara con acqua, frutta o petali di fiore. Viene servito freddo, a volte in versione congelata, simile al nostro sorbetto che proprio da qui prende il suo nome, oppure in forma liquida con diversi cubetti di ghiaccio. Questa bevanda è perfetta per rinfrescarsi durante le giornate calde e può essere preparata in numerose varianti di gusto, così da soddisfare tutti i palati.

Etimologia del termine sharbat

Il termine "sharbat" deriva da un termine della lingua persiana e la dizione "sherbet" dalla lingua turca 'serbet'. Lo sharbat viene anche denominato sorbet, come nella lingua francese. Diciamo che ogni Paese ha il suo termine, il suo significato, la sua grafia e pronuncia.

Un po' di storia

Per quanto riguarda le origini dello sharbat, in un libro del XII secolo, si descrivevano alcune varietà iraniane di questa bevanda. Diventò una bevanda gettonatissima durante l'impero Mughal, dove la producevano con la neve dell'Himalaya.

Ricetta base dello sharbat

Preparare lo sharbat a casa propria è molto semplice: bisogna far bollire l'acqua con lo zucchero (preferibilmente di canna) e aggiungere la frutta, i petali di una rosa rossa o rosa oppure i petali dell'ibisco. Si ottiene così uno sciroppo che deve essere mescolato con un po' di acqua o di latte, a propria scelta. Poi, per servirlo, si aggiunge del ghiaccio.

È diffuso in tutto il Paese per un motivo semplice: servito freddo, diventa un alleato dell'estate.

Tè nero: tradizione, gusto e benefici di una bevanda senza tempo

Il tè nero è una delle bevande più consumate al mondo, secondo solo all'acqua, e rappresenta un punto di incontro tra tradizione millenaria e abitudini moderne. Si ottiene dalle foglie della Camellia sinensis, ma a differenza di altre tipologie di tè, subisce un processo di ossidazione completa che ne determina il colore scuro e il sapore deciso.

Questo processo non è solo una fase tecnica, ma il cuore della sua identità: è proprio l'ossidazione a conferire al tè nero il suo profilo aromatico intenso, spesso arricchito da note di spezie, miele o legno.

Le origini: dalla Cina all'espansione globale

La storia del tè nero affonda le radici nella Cina del XVII secolo, dove venne sviluppato per esigenze pratiche legate all'esportazione. Le lunghe traversate verso l'Europa richiedevano un prodotto più stabile rispetto al tè verde, e l'ossidazione completa si rivelò la soluzione ideale.

Con il passare del tempo, la produzione si è diffusa in altre regioni, in particolare in India e Sri Lanka, dando origine a varietà oggi celebri. Il tè nero ha poi conquistato l'Occidente, diventando simbolo della cultura britannica, con il rito dell'"afternoon tea" che ancora oggi rappresenta un momento iconico.

Caratteristiche: gusto, aroma e identità

Il successo del tè nero si deve anche alle sue caratteristiche uniche. L'infuso si presenta con un colore intenso che varia dal rosso scuro al bruno, mentre al palato offre un gusto pieno, strutturato e persistente.

A differenza di altre varietà, il tè nero contiene una quantità più elevata di caffeina (teina), che garantisce un effetto stimolante ma più graduale rispetto al caffè. Questa peculiarità lo rende particolarmente apprezzato durante la colazione o nei momenti in cui è richiesta concentrazione.

Un altro elemento distintivo è la sua versatilità: può essere consumato puro oppure arricchito con latte, limone o spezie, adattandosi così a tradizioni culturali molto diverse tra loro.

Perché è il tè più consumato al mondo

La diffusione globale del tè nero è il risultato di un equilibrio perfetto tra praticità, gusto e benefici. È facile da preparare, si conserva a lungo e offre un sapore deciso che conquista anche chi si avvicina per la prima volta al mondo del tè.

Ma c'è anche un aspetto culturale: il tè nero è diventato nel tempo una bevanda "universale", capace di adattarsi a contesti molto diversi, dalle sale da tè inglesi ai mercati asiatici, fino alle case di milioni di persone in tutto il mondo.

I benefici del tè nero

Oltre al piacere del gusto, il tè nero è apprezzato per le sue proprietà. È naturalmente ricco di antiossidanti, sostanze che contribuiscono a contrastare lo stress ossidativo e a sostenere il benessere generale dell'organismo.

Il consumo regolare, se inserito in uno stile di vita equilibrato, può favorire la salute cardiovascolare, migliorare la concentrazione mentale e accompagnare i processi digestivi. Inoltre, rappresenta una valida alternativa alle bevande zuccherate, contribuendo a ridurre l'apporto calorico quotidiano.

Un simbolo culturale tra tradizione e modernità

Il tè nero non è soltanto una bevanda, ma un vero e proprio simbolo culturale che attraversa epoche e continenti. Dalla sua nascita in Cina fino alla diffusione globale, ha saputo evolversi senza perdere la propria identità.

Oggi continua a essere protagonista di momenti quotidiani, offrendo una pausa di equilibrio in una realtà sempre più frenetica. In ogni tazza si ritrova una combinazione unica di storia, gusto e benessere, capace di rendere il tè nero una scelta sempre attuale e mai banale.

Perché bere bevande calde fa bene anche in estate

Può sembrare assurdo, ma c'è più di un motivo valido per non bere liquidi freddi quando fa caldo, lo insegna anche la tradizione del tè nel deserto.

Bere bevande calde, infatti, è l'unico modo per dissetarsi e, soprattutto, per combattere temperature eccessive. Anche la scienza è d'accordo, per dei precisi meccanismi biologici.

Quando fa caldo, la temperatura corporea aumenta e assumendo bibite ghiacciate, la sensazione di refrigerio è solo apparente: il nostro corpo si raffredda, ma di conseguenza aumenta il divario fra la nostra temperatura e quella esterna e dopo poco sentiamo ancora più caldo. Con le bibite calde, invece, all'inizio può esserci una temporanea sensazione di maggior calore, ma poi ci si rinfresca, perché essendo aumentata la temperatura interna rispetto a quella circostante, il corpo cede calore.

La spiegazione sull'assunzione di bevande calde è molto più semplice di quanto sembri: l'unico modo per abbassare la temperatura corporea, infatti, è sudare. In questo modo, attraverso il sudore che evapora dalla pelle, il calore viene assorbito dall'aria e la temperatura del corpo diminuisce. Quindi, più si bevono liquidi caldi, più si suda, più ci si raffredda. E poi, attraverso il sudore, si espellono anche tante tossine.

L'unica condizione necessaria è che il sudore deve evaporare: quando c'è molta umidità, lo scambio di calore nell'aria attraverso il sudore non avviene, perciò bere bevande calde non solo non aiuta ad abbassare la temperatura, ma potrebbe persino peggiorare la situazione.

Non è un caso se nel deserto (dove il caldo è secco, cioè ha un tasso di umidità basso) e quindi il sudore evapora, i popoli hanno sempre consumato molto tè caldo, tanto da creare una vera e propria tradizione con i suoi rituali. Il tè, inoltre, provoca la dilatazione dei vasi sanguigni superficiali, che quindi liberano più facilmente il calore attraverso la pelle.

Tenete tutto a mente, perché le estati difficilmente torneranno a essere più fresche.

Silvia Gullino

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