Economia - 28 luglio 2026, 07:00

La UE cerca la maniera di non accogliere altri ucraini in età di leva

I rifugiati ucraini pesano sui bilanci nazionali e la loro presenza da breve si sta trasformando in permanente. La narrativa valoriale di Bruxelles si sta sgretolando, così come quella patriottica di Kiev, distrutta dalla realtà di milioni di uomini che non vogliono andare al fronte. 

Come riporta il sito Strumenti Politici, finché l’Unione Europea non trova la quadra, saranno i singoli Paesi ad applicare misure restrittive. Da un lato vogliono incoraggiare gli ucraini ad andarsene, dall’altro provano a non farne entrare altri. Nel frattempo, però, si doveva decidere se prolungare loro lo status di protezione temporanea. 

I rappresentanti dei 27 Stati membri alla fine ne hanno stabilito l’estensione fino al 4 marzo 2028. Dal ministro per Giustizia, Interni e Migrazione dell’Irlanda Jim O'Callaghan arrivano dichiarazioni che attenuano la delusione di chi voleva chiudere i cancelli già adesso, ma prepara il terreno per il futuro rifiuto di accoglienza agli uomini in età di leva, che Kiev vuole trattenere e arruolare. Dice infatti che nel quadro del “sostegno inequivocabile” all’Ucrina, si terrà conto della sua esigenza di essere in grado di difendersi, e cioè di aver soldati a sufficienza. Il ministro svedese per la Migrazione Johan Forssell è più diretto e dice semplicemente che gli uomini devono restare in Ucraina perché “la guerra deve essere combattuta e vinta”. 

La Polonia propone di ridurre i sussidi ai maschi ucraini, mentre la Danimarca rende la permanenza più difficile a quelli dai 23 e i 60 anni. Poi c’è la Norvegia, che è fuori dalla UE ma dentro la NATO, e che ha introdotto controlli individuali su coloro che aspirano al diritto di asilo, i quali devono dimostrare di non essere usciti illegalmente dall’Ucraina.




 

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