Anche quest’anno, nelle giornate del 26 e 27 luglio, si è svolto il 4° raduno delle Maestranze che hanno lavorato alla diga del Chiotas. Un’edizione particolare, dedicata al ricordo di due amici che non ci sono più: il Geom. Alessandro Trabucchi, prima capo cantiere e poi direttore dei cantieri Chiotas-Chistafort dal 1971 al 1979, e l’Ing. Carlo Pusterla, capocantiere al Chiotas dal 1979 fino a fine lavori.
Come sempre, la partecipazione è stata grande: lunedì 27 luglio erano presenti 56 persone in totale, tra ex dipendenti Torno, Enel, Consonda e Mazzoli, insieme ad amici e familiari. Tutti sono saliti per scoprire non solo un piccolo angolo di paradiso nel cuore delle Alpi Marittime, in Valle Gesso — il grande lago creato dagli sbarramenti di Chiotas e Colle Laura — ma anche per comprendere cosa abbia significato realizzare un’opera così importante: quello che, a tutti gli effetti, è stato l’ultimo grande cantiere idroelettrico in Italia.
A raccontarlo sono stati proprio loro, quelli che possono dire con orgoglio: “io c’ero”. E lo hanno fatto con la massima disponibilità, spiegando cosa c’è dietro a quel muro di calcestruzzo che ferma l’acqua: anni di lavoro, tante mansioni diverse, sacrifici, lontananza dalle famiglie e anche storie personali profonde, come quella dell’amico Rodolfo Maschio, che proprio lì, a causa di un incidente sul lavoro, ha visto cambiare completamente la propria vita e ogni anno torna in quel punto esatto per raccontare nei dettagli la sua disavventura.
Alla fine, ne è uscito un racconto intimo e vero: ognuno ha aggiunto un pezzo, e tutti quei pezzi hanno formato un mosaico. Un mosaico fatto di lavoro, memoria, fatica, orgoglio e amicizia. La giornata è poi proseguita con il pranzo al Rifugio Genova-Figarì, che ci ha ospitati. Un grazie di cuore alla gestrice Susanna Gioffredo e al suo staff, sempre disponibili e sorridenti, capaci di rifocillarci magistralmente dopo le energie spese per la gita. Un ringraziamento speciale anche a suo fratello Samuele, che ha permesso di raggiungere il rifugio anche a chi non sarebbe riuscito con le proprie forze, accompagnandoli in sicurezza con il fuoristrada dalla diga. Un gesto importante, che ha permesso di chiudere la giornata tutti insieme, nel modo più bello.
Un ringraziamento particolare va anche all’amico Giovanni Danielis, “Informatore della Memoria alla diga del Vajont”, giunto da più lontano di tutti, da Longarone, ai piedi della diga del Vajont. La sua presenza ha portato con sé una memoria profonda e preziosa: quella di un luogo che porta ancora il segno della tragedia del 1963, ma anche la forza di chi continua a raccontare, spiegare e custodire ciò che è stato. Con grande disponibilità, Giovanni ha condiviso alcune informazioni sulla diga friulana e ha risposto alle domande dei partecipanti, creando un ponte ideale tra due dighe costruite dalla stessa impresa, la Torno S.p.A. di Milano e due storie molto diverse tra loro, ma entrambe importanti da conoscere e da non dimenticare.
Tutto è iniziato la domenica 26 luglio pomeriggio con la visita alla centrale idroelettrica L. Einaudi di Entracque, dove Katia Fichera, gestrice del centro visite ENEL GP, ci ha illustrato nei minimi dettagli quella che è (e ce l’abbiamo solo noi…) la centrale idroelettrica a pompaggio puro più potente d’Italia, la seconda in Europa. Prima la spiegazione dell’impianto, poi il pezzo forte: la visita nel cuore del monte Ray, tra turbine, valvole e tutto ciò che permette di produrre elettricità a impatto zero per l’ambiente, sempre accompagnati dal racconto di Katia.
A seguire, l’apertura del cancello del coronamento della diga di Piastra, la più “vecchiotta” delle tre dighe della Valle Gesso, ma che porta benissimo i suoi 61 anni di vita, ci ha permesso di calpestare un vero pezzo di storia e di godere di una vista fantastica sulla valle di Entracque e sulle sue abitazioni. La sera, come da tradizione, la cena conviviale al ristorante Real Park, sempre nel ricordo di quanto fatto a Entracque.
Un ringraziamento speciale per la disponibilità dei guardiani Michele Bernardi e Frank Kleijne, che ci hanno assistito durante la giornata.
Sono due giornate che ogni volta mi lasciano qualcosa dentro. Le preparo con largo anticipo, cercando di incastrare ogni dettaglio, ma poi, quando arrivano, capisco che il valore più grande non sta solo nell’organizzazione. Sta negli sguardi, negli abbracci, nei racconti che tornano fuori, nei nomi di chi non c’è più ma continua comunque a essere presente tra noi.
Dal primo raduno a oggi qualcuno ci ha lasciati, ed è forse questa la parte più difficile da accettare. Però vedere tornare figli, familiari e amici per portare avanti il ricordo di quei padri, di quei lavoratori e di quelle persone che hanno lasciato un segno così importante in Valle Gesso, per me significa davvero tanto. Significa che questa storia non è finita. Continua nei racconti, nelle fotografie, nei passi di chi ritorna lassù, davanti a quella diga, sapendo che non sta guardando solo un’opera di calcestruzzo, ma un pezzo di vita.
Per questo credo che ritrovarsi abbia ancora un senso profondo. Perché vuol dire non lasciare cadere nell’oblio una pagina diversa, ma importante, della storia del Cuneese e dell’Italia. Una storia fatta di lavoro, sacrificio, amicizia, orgoglio e memoria. Una storia da tramandare, non solo per ricordare quello che è stato, ma per non dimenticare quello che siamo stati.
Chiudo con un ringraziamento speciale a tutti i partecipanti alle due giornate: a chi c’era fin dal primo raduno, a chi è tornato ancora una volta, a chi è venuto per la prima volta portando curiosità, attenzione e voglia di conoscere questa storia, a chi ha portato un ricordo, una parola, una fotografia, un sorriso o semplicemente la propria presenza. Ognuno di voi ha dato valore a questo incontro e lo ha reso qualcosa di più di una semplice giornata insieme. Per me è sempre un piacere rivedervi, ascoltarvi, conoscere nuovi amici e sentire che, anno dopo anno, questo filo non si spezza. L’appuntamento è rinnovato al 2027, per il 5° raduno delle Maestranze che hanno partecipato alla costruzione della diga del Chiotas.
Per restare aggiornati sui prossimi eventi e scoprire curiosità legate al mondo dell’idroelettrico, in Valle Gesso e non solo, potete seguirmi sulle pagine Facebook: Passione dighe di Aime Simone e Instagram: passione_dighe_di_aime_simone. Le storie di chi ha lavorato alla diga del Chiotas, comprese quelle di alcune persone presenti al raduno, sono invece raccolte nel mio libro Diga del Chiotas. Storia del cantiere nell’Alto Gesso raccontata da chi ci ha lavorato, pubblicato nel 2021 da Primalpe.