Cristina Clerico, avvocato, si avvicina al mondo politico- amministrativo nel 2011. L’anno successivo, 2012, si candida e nella lista civica Centro e viene eletta consigliera comunale; nel 2015 diventa capogruppo e nel 2017 entra in giunta con deleghe a Cultura, Pari opportunità, Università, Sport.
Nel 2022 si candida nella lista civica Centro per Cuneo, dove risulta la terza più votata. Dal 2022 la sindaca Manassero le affida le deleghe a: Cultura, Università, Politiche giovanili, Parità e antidiscriminazione, Personale e Polizia locale.
In quest’intervista – di taglio politico – affrontiamo i numerosi temi oggetto di dibattito in queste settimane.
Assessora Clerico, qual è lo stato dell’arte della maggioranza? In queste ultime settimane le fibrillazioni si sono accentuate a tal punto che la sindaca si è vista costretta ad intervenire in Consiglio comunale sostenendo che “non intende farsi logorare”. Viene da citare l’antico adagio “dai nemici mi guardo io, dagli amici (intesi come alleati) mi guardi Iddio”. Che ne pensa?
“Ritengo che l’intervento della Sindaca sia stato serio, puntuale ed efficace, oltre che coraggioso pur nella abituale mitezza. La precisazione sul “logoramento” era necessaria: non siamo seduti al tavolo dell’esecutivo per restare in stallo, noi siamo una giunta che ha costruito molto, che ha molti progetti da completare e intende utilizzare tutto il tempo che ci separa dalla fine del mandato per proseguire il lavoro iniziato e coltivare ogni possibilità si apra per il futuro. Resta comunque fermo il fatto che dal dibattito consiliare è emersa la volontà di tutti gli esponenti della maggioranza di continuare il percorso intrapreso”.
Lei è stata eletta nella lista Centro per Cuneo e rappresenta, in seno alla giunta, insieme ad altri colleghi assessori, questo gruppo civico che si sta rivelando nell’ultimo scorcio di consiliatura ancora più eterogeneo di quanto lo fosse agli esordi. Qualcosa negli ultimi tempi, specie a seguito della nascita del “cantiere” civico, è cambiato. È così? Perché?
“Il nostro gruppo è nato ormai quasi dieci anni fa dall’unione di precedenti compagini con sensibilità anche differenti. La nostra forza è sempre stata quella eterogeneità che lei cita, e ciò è valso sino a che è stata governata per produrre una sintesi politicamente seria e amministrativamente efficace. Nel mandato in corso, queste basi solide e comuni paiono aver perso forza; ciò può essere dovuto al clima politico nazionale sempre più polarizzato così comea personalismi scollegati dall’obiettivo comune e dalla visione sulla città. Se si intraprende una strada di questo tipo, il rischio futuro è che le differenze diventino fratture. Il manifesto del cantiere ha reso ancor più evidente questa china”.
Risulta che gli assessori non siano stati né coinvolti né preventivamente avvertiti della nascita di questo nuovo soggetto che dovrebbe costituire il nucleo di partenza della corsa al municipio di Enrico Collidà. Conferma?
“L’ho detto e ribadito a chi mi ha interpellata nelle ultime settimane: la scrittura del manifesto, la costruzione del gruppo dei sostenitori del “documento”, eventuali candidature sono temi di cui nulla ho saputo dai diretti interessati. Ovviamente, nell’ambiente politico cittadino si raccontavano da settimane i molti e peculiari movimenti in corso; nessuno stupore quindi, ma nessuna condivisione interna alla nostra compagine”.
A proposito di Collidà, lei ha capito – almeno a grandi linee - qual è il suo progetto sia in termini politici che amministrativi?
“Tengo a premettere che il confronto e la pluralità delle voci arricchiscono e quindi, in genere, seguo con interesse la nascita di soggetti politici portatori di nuovi punti di vista. Tuttavia, allo stato, non ho compreso quali siano gli elementi realmente innovativi contenuti nella proposta, invero molto embrionale, del cantiere. I proponenti spendono un aggettivo e un sostantivo entrambi a la page: civico e rinnovamento. Si tratta di un accostamento dalla portata evasiva, già usato a livello politico nazionale e locale, che, se non accompagnato da chiari obiettivi programmatici,non definiscein sé una linea politica e non traccia un percorso amministrativo. Per il resto, l’insieme dei sottoscrittori del manifesto copre un’area di provenienze politiche così ampia e variegata da far pensare che l’eterogeneità attuale di Centro per Cuneo sia una massa compatta”.
Una campagna elettorale partita con un anno di anticipo crea inevitabilmente problemi all’attività dell’esecutivo considerando che i dossier aperti sono ancora molti e alcuni particolarmente complessi. Come viene vissuto questo clima in giunta?
“É una domanda che alcuni cittadini, preoccupati per un possibile stallo amministrativo, pongono, quindi grazie per consentirmi questa risposta. Come riferito dalla Sindaca in consiglio, il clima in giunta è collaborativo e rivolto al lavoro. Si continua sulla linea tracciata. In questi anni abbiamo vissuto diverse fasi di tensioni consiliari, anche importanti, ma l’esecutivo ha sempre serrato i ranghi e svolto il dovere di un organo che deve portare a termine il programma che ci si era dati. C’è confronto costante, non tensione”.
Lei è stata considerata – ci consenta l’espressione – “anomala” nel gruppo Centro per Cuneo. Circolava addirittura voce, alla vigilia delle comunali 2022, che ci fosse chi avrebbe voluto lasciarla fuori dalla lista perché ritenuta “poco allineata”. Poi, valutando il suo potenziale apporto di voti, c’è stato un ripensamento: è stata candidata e anche premiata dagli elettori, risultando la terza più votata della lista alle spalle di Serale e Fantino. Una discreta rivincita non c’è che dire. È una ricostruzione fedele?
“Parto dall’aggettivo anomala che lei propone: è interessante ma non so se mi ci riconosco. Definiamo anomale le onde più alte delle altre, improvvise e come tali pericolose. Dal canto mio, sono consapevole di portare un pensiero, valori e ideali, poco conformi ad alcuni membri del gruppo, ma non sono arrivata all’improvviso in questa compagine, ho contribuito a creare il gruppo che è divenuto un soggetto politico in cui tuttora credo. Anche il termine rivincita lo cambierei, non mi appartiene: per me Centro per Cuneo è un contenitore poliedrico e inquesto ha la sua forza e per questo l’ho scelto e voluto. Come persona, prima che come amministratore, non ho mai avuto bisogno di rivincite contro qualcuno, il contro non è il mio motore, trovo motivazione nel costruire e non nel distruggere. Sono stata, e lo rimango nella forma mentis, un’atleta: mi metto in gioco per qualcosa, un colle, un obiettivo in genere, non contro qualcuno. Se sono più forte lo dimostro sul campo, non forando la ruota all’avversario”.
Soddisfi un’ultima curiosità. La sua “anomalia” potrebbe portarla, da qui ad un anno – qualora se ne determinassero le condizioni – ad essere candidata sindaco, questa volta però nel centrosinistra?
“L’unica cosa che ritengo serio e sensato dire di fronte a una domanda di questo tipo, in un momento in cui siamo impegnati a sviluppare il programma con cui ci siamo candidati con la sindaca Manassero, è che io sono sempre rimasta stabilmente infissa nel centrosinistra. Ho eliminato il trattino appositamente: mi sento il confine di centrosinistra di un gruppo “arcobaleno”, definizione che devo a un mio socio di studio ottimo osservatore politico, che continuo a ritenere essenziale nella politica cittadina. Circa le candidature, è assolutamente improponibile discuterne sino a quando la sindaca non avrà definito la sua volontà per il futuro; nel malaugurato caso in cui intendesse non riproporre la sua disponibilità, la valutazione in merito alla candidatura ideale non dovrà basarsi su dannosi personalismi ma sul profilo più adatto a portare avanti il progetto politico che la coalizione proporrà alla Città”.
Qual è il suo commento sulla nascita di Sinergie-Cn? Il Pd sta implodendo?
“Per chiarezza, inizio dalla seconda domanda: non sono in grado e non voglio esprimere giudizi sul Pd, del quale ho rispetto ma non faccio parte. Per quanto riguarda il nuovo gruppo, dalla lettura del programma non si deducono elementi di novità eclatanti. Sui nominativi esposti, in alcuni casi mi sono interrogata sulle motivazioni, che penso possano essere personali e quindi non intendo giudicarle. Come ho già detto, sui rancori non si costruiscono progetti e tantomeno programmi politici”.