Attualità - 04 agosto 2026, 10:00

Gratteri sul caso Roggero: "Fu un’esecuzione, non legittima difesa. E il pressing politico sulla grazia ha solo nociuto al gioielliere"

Il magistrato dal palco di PiazzAsiago torna sulla vicenda di Grinzane Cavour: "Anche il Ministro Nordio ha fatto pressione su Mattarella e tutto ciò ha danneggiato il condannato"

Nicola Gratteri (Foto profilo Fb PiazzAasiago)

Nel dibattito politico e mediatico che da mesi circonda l vicenda giudiziaria di Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour condannato a 14 anni e 9 mesi per l'uccisione di due rapinatori e il ferimento di un terzo, le parole del Procuratore della Repubblica di Napoli, Nicola Gratteri, arrivano con la precisione e la nettezza del bisturi. Intervenuto sul palco della rassegna culturale e politica PiazzAsiago, il magistrato - rispondendo alle domande del giornalista David Parenzo- ha spazzato via equivoci ideologici e scorciatoie propagandistiche, tracciando un solco chiarissimo tra il diritto di difesa sancito dall'ordinamento e la dinamica dei fatti realmente accaduti.

L'analisi di Gratteri parte dal cuore tecnico della distinzione giuridica tra la legittima difesa — ancorché putativa o eccedente — e il reato di omicidio. Rispondendo alle domande di Parenzo, il Procuratore ha chiarito che la valutazione della condotta non può prescindere dalla continuità del pericolo imminente.

"Se il gioielliere avesse sparato dentro la gioielleria, anche se i rapinatori avevano delle pistole di plastica e lui sparava, era legittima difesa perché non sapeva che erano di plastica. Ma se tu esci dalla gioielleria, finito il pericolo, e insegui per 100 metri questi delinquenti, non è più legittima difesa: è un'esecuzione, perché sono stati uccisi alle spalle e addirittura uno era già a terra.»

Una ricostruzione priva di sconti, avvalorata da un dettaglio fondamentale emerso dagli atti processuali: l'interruzione dell'azione di fuoco non è stata dettata dal ravvedimento dell'aggressore, ma dal semplice esaurimento delle munizioni. "Il terzo non è morto solo perché sono finiti i proiettili nel caricatore", ha rimarcato Gratteri.

Il magistrato si è poi soffermato sull'ondata di prese di posizione politiche che hanno accompagnato la condanna, in particolare sulle richieste di grazia avanzate a gran voce da esponenti di governo e di partito ancora prima dell'ingresso dell'imputato nell'istituto di pena.

Gratteri ha ricordato l'iter costituzionale e normativo che regola il provvedimento clemente, criticando duramente la superficialità con cui l'istituto della Grazia viene spesso invocato nel dibattito pubblico: "parlare di grazia prima ancora che dovesse entrare in carcere (..)La grazia intanto è una prerogativa esclusiva del Presidente della Repubblica e non si concede con facilità. Prima bisogna fare un percorso all'interno del carcere, leggere le relazioni degli educatori, capire se c'è un percorso di ravvedimento".

Secondo il Procuratore, la campagna d'opinione orchestrata a favore di Roggero ha ottenuto l'effetto contrario rispetto agli scopi prefissati. Ricordando le dichiarazioni rese dal gioielliere subito dopo i fatti quando disse "Lo rifarebbe? Sì, lo rifarei", Gratteri ha sottolineato come la mancanza di un sincero ravvedimento, unitamente al polverone politico, abbia finito per danneggiare lo stesso Roggero.

Sollecitato sul ruolo specifico delle istituzioni e in particolare sulle parole del Ministro della Giustizia Carlo Nordio — che tra i primi si era speso pubblicamente a favore della grazia —, Gratteri non ha esitato a confermare come tali uscite abbiano costituito una pressione inopportuna sul Quirinale: "c'è stata una pressione sul Presidente della Repubblica a dare la grazia e questo ha nociuto al gioielliere. Se anche Nordio ha fatto pressione? Sicuramente sì".

Un monito severo quello di Gratteriche riconduce il caso Roggero nell'alveo rigoroso del diritto penale, ribadendo che la giustizia non può essere piegata a sentimenti di piazza né a calcoli di propaganda politica.

Angela Panzera