Attualità - 08 agosto 2026, 06:15

Cuneo, il prestigio di via Roma vale un canone di affitto da 60mila euro l'anno?

A chiederselo il titolare di una pizzeria, che si dice pronto ad abbandonare il locale e a spostarsi in un'altra zona della città per poter sopravvivere

TargatoCn si è occupato spesso della desertificazione commerciale del centro di Cuneo. 

Un fenomeno, quello della chiusura dei negozi e delle vetrine vuote, che riguarda indistantamente tutte le città, piccole e grandi, di fronte al quale da tempo le istituzioni e le associazioni di categoria sono impotenti. 

Le ragioni sono molteplici e quasi tutte molto evidenti, a partire dalla concorrenza dell'e-commerce fino ai canoni di affitto, per molte attività non più sostenibili. 

Nelle scorse settimane abbiamo dato spazio ai dati diffusi dal Centro studi emiliano Nomisma, che ha presentato la prima edizione dell’Osservatorio Reciprocità e Commercio Locale. LEGGI QUI

In Italia tra il 2015 e il 2025 sono scomparsi oltre 86.000 negozi di vicinato; nel medesimo periodo, il saldo negativo in Piemonte è pari a 8.979. 

A livello territoriale è Torino ad aver pagato il prezzo più alto (-4.269 esercizi commerciali in meno rispetto al 2015) ma la situazione risulta negativa in tutta la Regione. 

Cuneo è al terzo posto, con 931 negozi persi in 10 anni. 

Eppure, evidenzia l'indagine, se i prezzi di vendita dei locali commerciali hanno subito una lieve flessione, quelli degli affitti sono addirittura aumentati, al punto da non essere sostenibili. O, meglio, lo sono solo dalle grandi catene. 

A Cuneo comprare un negozio costa quanto dieci anni fa, affittarlo fino al 25% in più. 

E' proprio su questo dato che siamo stati contattati dal titolare di un'attività di via Roma, a Cuneo. 

Partendo da quella che è sempre stata un'evidenza: gli affitti sono più cari dove la visibilità, il prestigio e il potenziale sono maggiori. 

Via Roma, per l'appunto. Qui, affittare un locale costa sicuramente di più che in via Fossano, per esempio. C'è molto più passaggio, molta più vivacità di iniziative, il traino delle attività vicine e chissà quali altre ragioni. 

Ma è davvero (ancora) così?

Per Andrea Armando, titolare della pizzeria Don Armando, in via Roma 54, non più. Anzi, se spostasse la sua attività in vie con aree di sosta vicine, potrebbe contare anche sull'asporto, che da solo vale ormai circa il 30% del fatturato. In via Roma, pedonale, questo non è possibile.

Armando, per il locale di 140 metri quadri su due piani nel cuore della via storica della città paga un canone mensile di 4.400 euro che, come da contratto, nel corso degli anni subirà un ritocco verso l'alto arrivando a 5.000 euro. 

Una pizzeria che paga fino a 60mila euro l'anno di affitto, quante pizze deve sfornare per pagare l'affitto?

Poniamo un costo a pizza di 7,5 euro: vanno sfornate ogni giorno tra le 20 e le 25 pizze per 365 giorni, quindi senza contare turni di riposo o chiusure per ferie. 

Da quel momento in poi bisogna ancora coprire le spese di personale, le materie prime, l'energia e il gas, le tasse e le imposte, i contributi e ottenere un sacrosanto utile per chi si è assunto il rischio di impresa.

Senza addentrarsi in ulteriori conti, è evidente che è un'impresa titanica. 

Anche perché Cuneo non ha una popolazione così significativa, non è attrattiva al punto da contare sull'arrivo di frotte di turisti né ha eventi così unici e significativi da renderla, appunto, meta turistica. Senza contare che di pizzerie ce ne sono a decine ovunque, anche nei paesi più piccoli. 

Tutto ciò precisato, ecco che difficilmente quel locale potrà restare aperto ancora a lungo in via Roma. A maggior ragione se, spostandosi di poco, ma davvero di poco, i canoni di affitto scendono drasticamente. 

"Trasferirsi di poche centinaia di metri, restando comunque in centro, può ridurre l’affitto a 1.500-2.000 euro al mese, con un risparmio annuo compreso tra 30.000 e oltre 40.000 euro, risorse che potrebbero essere reinvestite nell’attività", spiega ancora Armando.

Il problema principale non è la posizione in sé, ma il divario tra alcuni canoni di locazione molto elevati e la reale capacità economica delle attività di ristorazione. 

La soluzione più semplice è da sempre quella di scaricare i costi sull'utente finale. Ma Cuneo non può certo permettersi di avere i prezzi di Milano, per cui questa strada non è percorribile se non in minima parte. 

A Cuneo, tra l'altro, molti ristoranti si collocano nella fascia 30-40 euro, con poche eccezioni più elevate. In un contesto con questa capacità di spesa, risulta difficile compensare un affitto molto elevato aumentando semplicemente i prezzi al cliente.

Ma tutto questo per dire cosa? 

Che via Roma soffre: qui sono chiuse 29 vetrine su 94, se abbiamo contato bene. 

Esiste un divario crescente tra canoni richiesti e fatturati reali: gli affitti elevati favoriscono quindi la chiusura delle attività e la presenza di locali sfitti, fenomeno sul quale le associazioni di categoria e le amministrazioni, a tutti i livelli, devono necessariamente intervenire. 

Ne va del futuro delle nostre città. Non solo commerciale, perché attività chiuse vuol dire anche minor sicurezza. 

Armando ammette che non potrà resistere a lungo in via Roma. 

A Cuneo, tra l'altro, l'unico evento di grande richiamo è la Fiera del Marrone, che dura un weekend. Manca quindi un turismo che possa spostare realmente l'economia. Nei mesi invernali la città è pressoché deserta. Eppure il canone da pagare e i costi non si adeguano.

“Non sto sostenendo che via Roma non abbia valore. Il punto è che il prestigio di un indirizzo deve essere compatibile con i conti reali delle attività. Con un canone tra 54 e 60 mila euro l’anno, l’affitto può assorbire il 12-15% del fatturato prima ancora di pagare personale, materie prime ed energia. Spostarsi di poche centinaia di metri, restando nel centro di Cuneo, può liberare decine di migliaia di euro da reinvestire nell’impresa.”

Una dichiarazione di intenti. E' difficile leggerla diversamente.