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Politica | 09 agosto 2026, 11:16

Provincia: tre candidati alla presidenza e quattro liste per il consiglio?

Resta in alto mare la partita delle elezioni provinciali, primo appuntamento politico di rilievo in Granda dopo la pausa feriale d’agosto. Tramonta la ventilata lista unitaria. Centrodestra e Patto Civico incerti se correre insieme oppure ognuno per sé, mentre i “vannacciani”, da destra, premono alle porte. Pd in ambasce. Resta da definire la data delle votazioni

L'ultimo Consiglio provinciale itinerante a Villar San Costanzo il 28 luglio

L'ultimo Consiglio provinciale itinerante a Villar San Costanzo il 28 luglio

Il primo appuntamento politico di rilievo dopo la pausa feriale di agosto saranno le elezioni provinciali, una consultazione che riguarda esclusivamente sindaci e amministratori, ma che in questa circostanza riveste una valenza significativa. 

Si voterà verosimilmente nel tardo autunno, ma la data non è ancora stata stabilita.

Le scadenze per l’elezione del presidente e del consiglio provinciale, che nelle consultazioni precedenti erano state sfalsate (il presidente dura in carica quattro anni, il consiglio solo due) in questo caso combaciano.

Da tempo si parla di un superamento della legge Delrio e del ritorno all’elezione diretta, ma – a dispetto degli annunci – il governo non è riuscito a dar seguito alle intenzioni. 

Candidato alla presidenza, in cerca di una riconferma, è il sindaco di Mondovì, Luca Robaldo, leader del Patto Civico, una formazione centrista che, come dice il nome stesso, si prefigge di anteporre il “civismo” all’appartenenza partitica.

A sfidarlo potrebbe essere il sindaco di Roccavione, Paolo Giraudo, a nome e per conto di Futuro Nazionale, ammesso che il neonato partito dell’ex generale Vannacci riesca a raccogliere le firme necessarie.

A questi potrebbe aggiungersi una candidatura di centrosinistra se, come tutto fa supporre – si andrà ad elezioni con liste separate.

Difficile, infatti, immaginare che il centrosinistra possa votare Robaldo se non nel contesto di una lista unitaria.

L’ipotesi di un’unica formazione, tuttavia, appare ogni giorno meno probabile.

Come ci fa sapere l’assessore regionale di Fratelli d’Italia, Paolo Bongioanni, l’eventualità sembra essere demandata ad un vertice dei segretari piemontesi dei tre partiti del centrodestra non ancora calendarizzato.

La contrarietà espressa dalle direzioni provinciali di Fratelli d’Italia e del Patto Civico lascia però aperti pochi spazi di manovra.

Lo stesso Enrico Costa, capogruppo di Forza Italia a Montecitorio, ci fa notare che non ci sono le condizioni per “ragioni numeriche, ma soprattutto politiche”.

La curiosità maggiore è capire se il Patto Civico confluirà nella lista del centrodestra – come richiede, ad esempio, Fratelli d’Italia che in cambio offre un pieno sostegno a Robaldo - oppure se correrà per conto proprio (per assicurarsi i quattro attuali seggi) e il centrodestra canonico (Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega) presenterà una sua squadra, come avvenuto due anni fa. 

Pd e centrosinistra civico – in questo caso - dovrebbero, giocoforza, proporre una loro lista non solo per il consiglio ma anche indicare una candidatura per la presidenza.

Se lo schema fosse questo, potrebbero essere tre i candidati in corsa per la presidenza – Luca Robaldo, Paolo Giraudo per Futuro Nazionale e un esponente della gauche da individuare - e nuovamente quattro le liste per il consiglio, come nel 2024.

Sempre, naturalmente, che tutti riescano a raggiungere le firme necessarie, impresa già questa impegnativa.

Come si può evincere, quando mancano tre mesi al ritorno alle urne per gli oltre 2800 amministratori comunali della Granda la situazione resta fluida.

L’idea della lista unitaria non è mai realmente decollata, nonostante qualcuno l’avesse accarezzata più forse per convenienza che per convinzione.

Tutti da definire i rapporti tra centrodestra e Patto Civico nonché tra Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega, con i “Vannacciani” che premono alle porte da destra più che mai determinati a rompere loro le uova nel paniere.

Il Pd è in ambasce, costretto a predisporre una lista – dopo per altro aver voluto la rottura politica in consiglio provinciale – e a trovare un candidato presidente da mandare a sfidare Robaldo.

Ma anche lo stesso presidente avrebbe preferito, con ogni probabilità, essere re-incoronato all’unanimità anziché dovresti confrontare con altri contendenti,  non fosse altro perché le competizioni elettorali comportano inevitabilmente strascichi polemici.

Essendo quattro delle “sette sorelle”, Cuneo, Alba, Bra e Saluzzo amministrate dal centrosinistra, Robaldo avrebbe probabilmente voluto fare a meno di ruggini, ma, al tempo stesso, deve difendere e, se possibile, implementare le posizioni del “suo” Patto Civico.

Questo lo stato dell’arte in attesa che venga fissata la data delle votazioni.

Giampaolo Testa

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