Economia - 11 agosto 2026, 14:08

Ex Ilva, una possibile cordata italiana riaccende la speranza anche per Racconigi

Lo stabilimento cuneese è fermo da ottobre e i 76 lavoratori attendono ancora una prospettiva. A giugno la Fiom aveva chiesto alla Regione di intervenire sul governo e di attivare percorsi di formazione e sostegno al reddito. Ora l’ipotesi di un gruppo di imprese siderurgiche italiane interessato al rilancio degli impianti potrebbe riaprire uno spiraglio anche per il sito cuneese

Ex Ilva stabilimento di Racconigi

Uno spiraglio, dopo mesi di incertezza. La possibile nascita di una cordata di imprese siderurgiche italiane interessate al rilancio degli impianti dell’ex Ilva riaccende una speranza anche per lo stabilimento di Racconigi, in provincia di Cuneo, dove la produzione è ferma ormai da ottobre e i lavoratori attendono ancora di conoscere quale sarà il loro futuro.

La novità arriva da Federacciai. Il Consiglio di presidenza, riunitosi ieri lunedì 10 agosto, ha dato mandato al presidente Antonio Gozzi di trasmettere agli enti competenti una manifestazione di interesse, per conto di un gruppo di aziende che ha già espresso la propria disponibilità a partecipare all'iniziativa finalizzata alla ripresa e al rilancio degli impianti non interessati dal blocco dell’area a caldo conseguente all’ordinanza della Corte d’Appello di Milano e di quelle che potrebbero aggiungersi nei prossimi giorni. L'interesse, però, è subordinato alla verifica di una serie di condizioni ritenute necessarie per rendere possibile un intervento industriale. Lo stesso Gozzi dovrà verificare con il governol'esistenza di tali condizioni.

Un passaggio che, seppure ancora lontano da una soluzione concreta, potrebbe rappresentare una svolta per una vicenda che coinvolge direttamente anche il territorio cuneese. Tra gli stabilimenti dell'ex Ilva, infatti, quello di Racconigi è da mesi in una situazione particolarmente delicata. La produzione è ferma e per i lavoratori non si è ancora delineata una prospettiva certa di ripartenza.

L'ultimo confronto sul futuro del gruppo a cui aveva preso parte anche la Regione risale allo scorso giugno, quando a Novi Ligure si era svolto un tavolo dedicato alla situazione degli stabilimenti piemontesi. In quell'occasione era intervenuta anche la Fiom, che aveva espresso forte preoccupazione per l'assenza di una prospettiva industriale.

A rappresentare il sindacato era stato Domenico Calabrese, componente della segreteria della Fiom cuneese, che aveva sottolineato come i diversi stabilimenti di Acciaierie d'Italia non si trovassero tutti nella stessa situazione e come, in particolare, a Racconigi non si lavorasse ormai da mesi.

La posizione della Fiom era stata netta: il sindacato aveva ribadito la preferenza per una vendita dell'intero gruppo, evidenziando al tempo stesso la difficoltà di immaginare il futuro dello stabilimento cuneese attraverso una cessione separata. “A Racconigi non si lavora da ottobre”, aveva ricordato Calabrese, sottolineando come il sito fosse stato particolarmente penalizzato dal passaggio dal ciclo produttivo integrale al ciclo corto.

Oggi i lavoratori rimasti sono 76, una realtà profondamente ridimensionata rispetto ai circa 300 di un tempo. Per loro, il problema non è soltanto quello di attendere un eventuale nuovo proprietario, ma anche di riuscire a sostenere economicamente un periodo di inattività che si protrae da mesi.

A giugno la Fiom aveva infatti chiesto alla Regione di farsi parte attiva nei confronti del governo, sollecitando un confronto a Palazzo Chigi sulla trattativa per il futuro dell'ex Ilva. Parallelamente era stata avanzata la richiesta di valutare l'attivazione di percorsi di formazione capaci di garantire un'integrazione al reddito dei lavoratori durante la fase di fermo. Un'ipotesi sulla quale il presidente della Regione Alberto Cirio aveva manifestato una prima apertura, con la possibilità di coinvolgere anche Fondazione Industriali.

Ora, sullo sfondo, arriva l'ipotesi della cordata italiana. Al tavolo convocato al Mimit la settimana scorsa erano presenti, oltre a Confindustria e Federacciai, anche rappresentanti di importanti gruppi siderurgici italiani, tra cui Marcegaglia, Acciaierie Venete, Pittini, Feralpi, AFV Acciaierie Beltrame, Danieli e Ferriera Valsabbia.

Il presidente di Confindustria Emanuele Orsini aveva parlato della possibilità di valutare una cordata italiana interessata a preservare e rilanciare l'industria di base del Paese. Una disponibilità alla quale aveva fatto seguito quella di Federacciai, con Gozzi che aveva indicato come obiettivo proprio la verifica delle condizioni per una possibile iniziativa degli operatori siderurgici italiani.

Per Racconigi, dunque, non significa ancora ripartenza. Né esiste al momento una certezza sul destino dello stabilimento cuneese. Ma rispetto ai mesi di immobilità e alle prospettive sempre più ristrette, la possibilità che soggetti industriali italiani possano entrare in campo per il rilancio degli impianti dell'ex Ilva rappresenta almeno una nuova possibilità da verificare.

E per i 76 lavoratori di Racconigi, rimasti da mesi senza produzione e senza una prospettiva definita, è uno spiraglio che potrebbe assumere un peso importante. La partita, però, resta tutta da giocare: saranno le condizioni che il governosarà in grado di garantire e le scelte degli eventuali investitori a stabilire se questa nuova disponibilità potrà tradursi anche in un futuro per lo stabilimento cuneese.

Sara Aschero