Dall'Amministrazione comunale di Saluzzo riceviamo e pubblichiamo:
Criticare l’Amministrazione civica è legittimo. Le scelte di chi governa possono e devono essere discusse, contestate e sottoposte al giudizio dei cittadini. È parte del confronto politico e, su questo, l’Amministrazione è chiamata a rispondere.
Negli ultimi mesi, però, capita sempre più spesso che operai comunali vengano fotografati mentre lavorano e che quelle immagini vengano poi utilizzate sui social per alimentare polemiche sull’operato dell’Amministrazione.
Riteniamo importante mantenere distinti i piani. Gli operai comunali e gli uffici non stabiliscono gli indirizzi politici dell’Ente: svolgono le attività programmate, garantiscono i servizi e danno attuazione alle decisioni assunte dall’Amministrazione. Le responsabilità delle scelte amministrative fanno capo a chi governa, ed è su quelle che siamo pronti a confrontarci, ascoltando anche critiche e segnalazioni.
Diverso è coinvolgere nella polemica politica le persone che quelle decisioni sono chiamate quotidianamente ad attuare.
Conosciamo l’impegno, la disponibilità e la competenza del personale comunale. È un lavoro che spesso viene notato soprattutto quando qualcosa non funziona, mentre molto meno frequentemente viene riconosciuto quando i servizi vengono garantiti e le cose vengono fatte. Per questo vogliamo esprimere pubblicamente il nostro grazie e la nostra stima a chi ogni giorno lavora per il Comune e per la città.
Non significa sottrarre il lavoro degli uffici e degli operai comunali a ogni valutazione o critica. Significa chiedere che venga giudicato per ciò che è, senza trasformare le persone in uno strumento di polemica politica.
Come Amministrazione continueremo a rispondere delle nostre scelte e ad ascoltare le segnalazioni dei cittadini. Allo stesso tempo, continueremo a tutelare e valorizzare il lavoro di chi ogni giorno contribuisce, con il proprio impegno, al funzionamento della città.
Il confronto politico riguarda le scelte di chi amministra. Il rispetto per chi lavora è un’altra cosa