Cronaca - 18 agosto 2026, 06:10

Dopo le notti di violenza, la Granda si interroga: più regole o più analisi sociale?

Gli episodi di corso Giolitti, corso Dante e il grave ferimento di un barista a Cuneo, unitamente alla rissa di Alba, scatenano il dibattito. Un lettore, che si firma "Signor Nessuno", punta il dito contro immigrazione e legislazione; Fabrizio Biolè difende invece l'approccio della consigliera Giulia Marro e condanna gli attacchi ricevuti sui social

Le risse in corso Giolitti e su corso Dante, il grave episodio che ha coinvolto un barista del centro di Cuneo, colpito con una bottigliata a un occhio dal fidanzato di una ragazza con cui stava semplicemente parlando, e la lite in corso Piave ad Alba, con un ragazzo ferito. 

Sono fatti di cronaca diversi tra loro, ma che hanno riacceso nel Cuneese la discussione sulla sicurezza, sulla violenza giovanile, sull'immigrazione.  Sul modo in cui questi fenomeni vengono affrontati dalla politica e dalla società.

In questo contesto sono arrivate alla nostra redazione due lettere con impostazioni molto diverse. Due cittadini che partono dalla stessa preoccupazione, quella per episodi di violenza e degrado, ma arrivano a conclusioni quasi opposte sulle cause e sulle possibili risposte.

La prima è firmata da un lettore che preferisce presentarsi come "Signor Nessuno", anche se la lettera è firmata con nome e cognome. Il suo intervento parte dalla constatazione di una presenza sempre più frequente, nelle cronache, di rapine, furti, violenze e risse. Secondo l'autore, una parte significativa di questi episodi sarebbe riconducibile a cittadini stranieri, regolari e irregolari, e a giovani di origine straniera.

Il lettore lega quindi il tema della sicurezza a quello dell'immigrazione e sostiene la necessità di intervenire sul piano legislativo.

"La causa principale del fenomeno, al di là della retorica pauperista e buonista, ritengo sia proprio la nostra legislazione primaria e secondaria ormai anacronistica, emanata in tempi assai lontani ed in contesti sociali completamente diversi da oggi e pertanto del tutto inadeguata".

Nel suo ragionamento vengono messi in discussione anche alcuni principi dell'attuale sistema normativo italiano ed europeo, che il lettore considera troppo permissivo e incapace, a suo giudizio, di garantire un adeguato deterrente.

"Se in un paese democratico i cittadini non sono liberi e sicuri di girare per strada, c'è qualcosa da ridefinire e cambiare, ma soprattutto con la dovuta sollecitudine".

La lettera arriva così a chiedere una riflessione più ampia sulla sicurezza e sull'efficacia delle norme, accompagnata dalla preoccupazione che un accumulo di episodi possa alimentare tensioni nella società.

"Forse sarebbe opportuno che chi di dovere porti a conoscenza dei legislatori la reale situazione, senza allarmismi, ma con la dovuta consapevolezza, prima che il livello di sopportazione dei cittadini 'normali' non esondi in qualche rivolta sociale".

Una posizione che contiene anche una forte critica nei confronti del modo in cui, secondo il lettore, alcuni mezzi di informazione racconterebbero il fenomeno, privilegiando talvolta una lettura politica della notizia.

"Queste sono le riflessioni di un cittadino (e sottolinea 'italiano'  N.d.R.), signor nessuno, e soprattutto di una certa età, ma che sicuramente ne rappresenta la maggioranza (...) e che ritiene sia doveroso esprimere ciò che si percepisce nella realtà quotidiana, che esula completamente dalle informazioni che vengono divulgate da molti media".

Di tutt'altro tenore è la lettera inviata da Fabrizio Biolè, ex consigliere regionale ed ex sindaco di Gaiola. Il suo intervento nasce dalla discussione sulla situazione di corso Giolitti e, in particolare, dalle recenti prese di posizione della consigliera regionale Giulia Marro.

Biolè esprime il proprio sostegno alle analisi della consigliera e, contemporaneamente, condanna gli attacchi ricevuti da Marro sui social dopo alcuni suoi interventi sul tema della stazione e delle dinamiche sociali e migratorie della zona.

"Non ho dubbi a condannare con fermezza le offese sessiste, razziste e becere che hanno invaso i commenti sotto alcuni dei suoi recenti post social in cui si provava a restituire in maniera consapevole la complessità del multiculturale contesto della stazione ferroviaria e zone limitrofe".

Per Biolè, il punto di partenza deve essere la comprensione del fenomeno nella sua complessità. Nella sua lettera sottolinea la formazione da antropologa di Marro e il suo tentativo di collegare le dinamiche migratorie con altri elementi sociali e storici.

"Marro, antropologa di formazione e politica che non si limita ai comunicati di circostanza, ha, secondo me, come sempre, offerto riflessioni articolate e fondate sull'esperienza diretta, capaci di collegare esperienze culturali, dinamiche migratorie, eredità coloniali e incancrenite contraddizioni del nostro tempo".

La sua critica non è quindi rivolta soltanto ai contenuti degli interventi sui social, ma soprattutto al modo in cui è avvenuto il confronto. Secondo Biolè, in diversi casi la discussione politica sarebbe stata sostituita dall'attacco personale: "Non è critica politica: sono misoginia, razzismo e analfabetismo funzionale mascherati da 'opinione'".

Da qui anche l'invito rivolto alla consigliera a valutare la possibilità di denunciare gli autori degli interventi più gravi. "Invito pubblicamente Giulia, alla quale mi lega lunga amicizia e corposa condivisione di idee, a denunciare tutti i commentatori che hanno travalicato la semplice critica politica".

Le due lettere, dunque, raccontano due modi differenti di leggere la stessa inquietudine. 

Il "Signor Nessuno" vede nella sicurezza soprattutto un problema legato all'immigrazione, alla legislazione e alla capacità dello Stato di garantire regole e sanzioni efficaci. Biolè pone invece l'accento sulla necessità di comprendere le dinamiche sociali e multiculturali e sul rischio che il dibattito pubblico venga travolto dagli insulti.

Per il primo lettore occorrono norme più severe e un intervento deciso delle istituzioni; per Biolè, invece, non si può affrontare il problema rinunciando alla complessità e lasciando che la discussione degeneri in contrapposizioni e attacchi personali.

Due opinioni lontane, dunque, che si incrociano proprio mentre Cuneo si interroga su episodi che, al di là delle diverse interpretazioni sulle cause, hanno riacceso una domanda molto concreta: come garantire maggiore sicurezza nelle strade e nei luoghi di aggregazione senza trasformare ogni fatto di cronaca in una contrapposizione politica o sociale?

Files:
 Lettera Signor Nessuno (92 kB)
 Lettera Biolè (17.5 kB)

Cesare Mandrile