Politica - 24 agosto 2026, 06:02

Forza Italia, lo schiaffo di Zangrillo a Graglia e Cirio sul “partito delle sagre” crea subbuglio sul territorio

Il segretario regionale e ministro della Pubblica Amministrazione, nel corso di una riunione interna, ha chiesto “maggiore qualità” e auspicato una linea politica non legata unicamente alla gestione locale. Ce n’è abbastanza per offendere il vicepresidente del Consiglio regionale e fare infuriare il presidente della Regione

L'intervento di Zangrillo al congresso provinciale cuneese di Forza Italia del 2024

Chissà cosa avrà pensato Franco Graglia, coordinatore provinciale di Forza Italia e vicepresidente del Consiglio regionale del Piemonte quando il “suo” ministro della Pubblica Amministrazione, nonché segretario piemontese di FI, Paolo Zangrillo, ha lanciato questo monito durante una riunione di partito: “Non possiamo diventare il partito delle sagre di paese”.

Immaginiamo che il buon Graglia lo abbia percepito come uno schiaffo morale, unito ad un sentimento di amarezza per le considerazioni del “suo” superiore.

Ma come – si sarà chiesto – io non mi perdo festa di paese o di frazione da un capo all’altro della provincia per fare opera di proselitismo e questa è la gratitudine?

E già perché l’ingrato segretario regionale non ha capito che le assidue missioni di Graglia gli hanno portato in dote dalla Granda 2600 tesserati e 125 (o forse più) sindaci iscritti al partito.   

Zangrillo, catapultato in Piemonte dal Cavaliere perché fratello del suo medico personale, Alberto, ha usato la metafora durante un confronto interno sui congressi e sulle regole di voto, svoltosi a fine luglio, chiedendo maggiore qualità e una linea politica legata non unicamente alla gestione locale.

La presa di posizione ha ovviamente aperto tensioni con i vertici del partito e con gli amministratori locali.

L’uscita è stata interpretata come una critica, nemmeno troppo velata, al modello di radicamento di sindaci, assessori e consiglieri forzisti locali, compreso il presidente della Regione Alberto Cirio.

Se Graglia ha motivo di offendersi, Cirio ha altrettante ragioni di arrabbiarsi, perché mentre il suo uomo batte le sagre palmo a palmo sul territorio, lui non è da meno: non c’è infatti inaugurazione in qualsivoglia Comune del Cuneese che non veda la sua presenza.

E il segretario piemontese del partito rimprovera loro un eccesso di zelo sul territorio?

Verrebbe da dire – se non fosse una considerazione dai connotati “vannacciani” – che il mondo della politica va davvero al contrario.

Zangrillo ha dovuto affrettarsi a precisare che lui stesso ama frequentare le sagre ma di non considerarle questo il luogo deputato a fare politica o a cercare voti.

Ma ormai la frittata è fatta e tra gli azzurri volano gli stracci proprio nel momento in cui Cirio sta preparando le valigie per traslocare a Roma.

Intanto, il congresso regionale, già rinviato una volta, può ancora attendere dal momento che il Piemonte – non solo in virtù di quest’ultima vicenda - viene annoverato tra le regioni ad alta turbolenza azzurra.

Toccherà ai cuneesi Alberto Cirio ed Enrico Costa (capogruppo alla Camera) placare gli animi e cercare di riportare tutti a più miti consigli facendo notare che importanti appuntamenti elettorali sono alle porte, tra questi, in primavera, Torino e Cuneo.     

Giampaolo Testa