La Vespa velutina continua ad allargare il proprio raggio di presenza nel Cuneese. E mentre la Val Tanaro rimane l'area dove il calabrone asiatico è ormai maggiormente presente, le ultime settimane stanno restituendo una geografia più ampia: un nido è stato rimosso a Dogliani, dove secondo Aspromiele la specie non era mai stata osservata prima, mentre segnalazioni sono arrivate anche da Narzole, Niella Tanaro e Pamparato.
L'ultimo ritrovamento, avvenuto lunedì 24 agosto, porta però con sé un elemento inedito. Un nido è stato individuato a Limone Piemonte, presso un fabbricato alla partenza degli impianti, a circa 1.400 metri di quota. Secondo Samuele Colotta, tecnico apistico di Aspromiele, si tratta del rinvenimento più alto registrato finora dall'associazione in Piemonte.
"Non avevamo mai trovato un nido così in alto. I precedenti ritrovamenti erano sempre avvenuti sotto i 1.200 metri di quota: questo, a oggi, è il più alto che abbiamo trovato in Piemonte", spiega Colotta.
A individuare il nido è stato il responsabile degli impianti, che ha contattato due apicoltori della zona, Alberto Dalmasso e Maurizio Astegiano. I due sono intervenuti provvedendo alla rimozione in sicurezza.
Il ritrovamento apre ora un'altra domanda: quella di Limone potrebbe non essere una presenza isolata. Per Aspromiele si può parlare di un nuovo focolaio, anche se serviranno ulteriori verifiche per capire se nell'area siano presenti altri nidi.
Quasi contemporaneamente, infatti, un apicoltore ha segnalato esemplari di Vespa velutina anche a Roaschia. Una circostanza significativa perché, spiega Colotta, il raggio di spostamento intorno al nido è relativamente limitato.
"Queste vespe non fanno molti chilometri: parliamo al massimo di un paio di chilometri. Il nido trovato a Limone ha quindi a che fare con quella zona; se vengono viste vespe a Roaschia, vista la distanza, dobbiamo ipotizzare la presenza di un altro nido".
Il quadro complessivo del 2026 alimenta l'attenzione degli apicoltori. Dall'inizio dell'anno Aspromiele registra undici nidi rimossi, un dato che Colotta considera già significativo rispetto alle stagioni precedenti.
"Siamo a un numero già elevato rispetto agli anni scorsi ed è un sintomo del fatto che la situazione sta peggiorando. Abbiamo più segnalazioni e vediamo aumentare il problema anche davanti agli alveari".
È proprio qui che la presenza della Vespa velutina mostra uno dei suoi effetti più problematici. Il calabrone asiatico preda infatti le api, esercitando una pressione sugli alveari che, secondo le osservazioni degli apicoltori, risulta particolarmente evidente in Val Tanaro. Ormea, Garessio, Priola e Ceva rimangono il cuore della diffusione nel Cuneese, l'area nella quale la specie è presente da più tempo e dove si concentra il maggior numero di nidi.
La novità degli ultimi mesi è però il moltiplicarsi dei segnali altrove. A Dogliani è già stato necessario intervenire per rimuovere un nido, mentre Narzole, Niella Tanaro e Pamparato sono entrate nella mappa delle segnalazioni. Per quest'ultima località, in particolare, Colotta parla di una presenza relativamente nuova.
Una diffusione che aumenta anche il lavoro necessario per individuare e neutralizzare tempestivamente i focolai. Aspromiele chiede da anni alla Regione maggiori risorse per sostenere le attività di rimozione, ma anche la ricerca condotta con l'università e lo studio di strumenti più efficaci per contenere la specie.
In questa attività un ruolo importante arriva proprio dai cittadini. Fotografie e segnalazioni permettono infatti ai tecnici di verificare i casi sospetti e, quando necessario, intervenire prima che il fenomeno possa ulteriormente espandersi.
"I cittadini ci aiutano molto. Ci chiamano, ci mandano fotografie e in questo modo possiamo scoprire nuovi focolai. Se riusciamo a intervenire subito, possiamo togliere il problema all'origine".
Un primo elemento può aiutare anche chi si imbatte in un esemplare sospetto. La Vespa velutina presenta una colorazione prevalentemente scura, tendente al nero, e zampe con estremità gialle, caratteristica che consente di distinguerla più facilmente dal calabrone europeo, che presenta invece tonalità complessivamente più rossicce e zampe rosso-marroni.
Non si tratta dunque soltanto di contare i nidi già individuati. La partita, soprattutto nelle aree dove la Vespa velutina sta comparendo per la prima volta, si gioca sulla capacità di accorgersi rapidamente della sua presenza. E gli undici interventi già effettuati nel 2026 indicano che la mappa, rispetto al passato, si sta facendo più larga.