Cronaca - 27 agosto 2026, 09:42

Si fingevano incursori del reparto d'assalto paracadutisti “Col Moschin”: denunciata una 36enne Cuneese

La donna girava bardata da militare a Lazise, nel Veronese, insieme a un 40enne di Lecco: mimetica, stemmi e volto coperto. Ai vigili avrebbero raccontato di essere in missione per la sicurezza nazionale

Immagine archivio

Una passeggiata sul lago di Garda con un abbigliamento decisamente poco balneare. Una 36enne residente in provincia di Cuneo si aggirava per il centro storico di Lazise, nel veronese, completamente bardata da militare, insieme a un 40enne residente a Lecco. 

Mimetica, anfibi, gradi, stemmi e persino il volto parzialmente coperto: un equipaggiamento che, soprattutto in una torrida giornata di agosto, non poteva certo passare inosservato.

A rendere la scena ancora più particolare, però, è stato il racconto fornito dalla coppia agli agenti della Polizia Locale. I due avrebbero sostenuto di appartenere al 9º Reggimento d’assalto paracadutisti “Col Moschin”, reparto d’élite dell’Esercito italiano, e di essere di ritorno da una missione per la sicurezza nazionale.

Una storia che evidentemente non ha convinto gli agenti. La presenza dei due era stata segnalata proprio per l’abbigliamento insolito: entrambi erano completamente vestiti in mimetica e avevano il volto parzialmente nascosto da occhiali scuri e fasce mimetiche.

Il comandante della Polizia Locale di Lazise ha raccontato a una televisione locale: “Questa presenza era alquanto anomala perché la giornata era molto calda, torrida direi, e questi erano completamente travisati anche in volto, quindi occhiali scuri, la bocca e il naso coperti da un foulard militare. Mi è stato chiesto se vi fosse un’esercitazione di tipo militare. Ovviamente non c’era nessuna esercitazione”.

A quel punto sono partite le verifiche con il vero 9º Reggimento “Col Moschin”. E qui la “missione” della coppia ha perso rapidamente ogni carattere militare: dal reparto è arrivata la conferma che i due non avevano alcun rapporto con l’unità d’élite.

Messa di fronte agli accertamenti, la coppia avrebbe spiegato di essere semplicemente appassionata di abbigliamento e ambienti militari.

Ma la perquisizione successiva ha aggiunto altri elementi alla vicenda. Con il coordinamento della Procura di Verona, gli agenti hanno controllato la camera d’albergo e l’auto 4x4 utilizzata dai due, trovando cinque coltelli con lame comprese tra i 9 e i 13 centimetri.

Sono stati inoltre sequestrati stemmi militari, adesivi con la scritta “Ministero della Difesa” e un lampeggiante stroboscopico simile a quelli utilizzati sui veicoli delle forze dell’ordine.

La 36enne Cuneese e il 40enne di Lecco, entrambi titolari di regolare porto d’armi per uso sportivo, sono stati denunciati all’Autorità giudiziaria. Le contestazioni riguardano, tra l’altro, le false dichiarazioni a pubblico ufficiale e l’usurpazione di titoli, oltre alle violazioni relative al possesso e al porto dei coltelli.

La Procura di Verona ha disposto ulteriori accertamenti.

Cesare Mandrile