Ha chiuso a 83 anni il suo libro di vita, Giuseppe Abram, poeta e cantore dello spirito. Se n'è andato nella sua Bra, il giorno in cui inizia settembre e tutto ricomincia, perché la morte non è mai l'ultima parola per un poeta. Della sua passione per le lettere, della sua completa fiducia nel potere della cultura restano le sue opere e l'esperienza al Caffè letterario di Albedo con una lirica dedicata alla pace in Ucraina.
Basta leggere uno dei suoi componimenti per venire dolcemente travolti da un flusso di memorie e riflessioni, di poetica e storia, di verità e idee. Partiamo da "Sintagmi a colori", per arrivare a "Versi in pantofole", di cui ricordiamo la presentazione solenne a Palazzo Mathis.
La sua voce per la terra, pregna di poesia e disarmante saggezza, parla ancora oggi alla famiglia e agli amici che gli daranno l'ultimo saluto giovedì 3 settembre, alle ore 10, nella chiesa di San Giovanni.
Mentre i versi scorrono in un unico grande fiume in cui tutto è in relazione con tutto, tenuto insieme dall'anima di una terra, dalla leggerezza dell'essere. E dall'amore.