Attualità - 03 settembre 2026, 09:51

Cascina Vecchia, un mese e mezzo per trovare un nuovo gestore: servono almeno 606 mila euro

Il Comune di Cuneo ci riprova dopo la rinuncia di Open Baladin. Il bando scade il 19 ottobre: concessione da 9 a 30 anni e canone annuo minimo di 40.200 euro

Manca circa un mese e mezzo alla scadenza del bando e per Cascina Vecchia si apre una nuova partita. 

Il Comune di Cuneo cerca un gestore per lo storico complesso di San Rocco Castagnaretta, ma chi vorrà raccogliere la sfida dovrà mettere in conto numeri tutt'altro che leggeri: almeno 606.250 euro di investimenti nei primi sei anni, oltre a un canone annuo minimo di 40.200 euro.

È il secondo tentativo dopo il progetto che avrebbe dovuto portare la firma di Open Baladin. La società, capofila della cordata che nel 2022 si era aggiudicata la concessione, aveva previsto per Cascina Vecchia un progetto con ristorazione, fattoria didattica, area museale e sala congressi. Le chiavi erano state consegnate nel giugno 2024, dopo il completamento dei lavori di recupero da parte del Comune.

Poi, all'inizio del 2025, il passo indietro. Open Baladin comunicò la rinuncia alla gestione, spiegando che il mutato scenario economico e l'aumento dei costi avevano reso necessario rivedere i propri piani di crescita. A giugno arrivò la risoluzione consensuale del contratto: la società riconsegnò l'immobile e rinunciò anche alla restituzione dei canoni già versati e della garanzia, per una cifra complessiva di circa 60 mila euro.

Ora il Comune ci riprova con un bando che lascia ampia libertà sul futuro della struttura. Ristorazione, turismo, cultura, eventi, enogastronomia, attività socio-ricreative, benessere e iniziative per la promozione del territorio sono alcune delle possibilità previste. L'idea è trovare non semplicemente un affittuario, ma un soggetto con un progetto capace di rendere finalmente viva la Cascina.

Il prezzo da pagare per provarci, però, è importante. Il canone parte da 40.200 euro all'anno, soggetto a rialzo e all'adeguamento Istat dal secondo anno. La concessione potrà durare da un minimo di 9 a un massimo di 30 anni. Al minimo, senza considerare l'Istat, significa 361.800 euro di canoni in nove anni; scegliendo invece il periodo massimo si supererebbe quota 1,2 milioni di euro.

A questi costi si aggiunge l'investimento obbligatorio di 606.250 euro entro 72 mesi. È una delle condizioni centrali del bando: non una cifra indicativa, ma un impegno contrattuale, il cui mancato raggiungimento può comportare la decadenza dalla concessione.

Una parte degli investimenti potrà però essere recuperata attraverso lo scomputo dal canone, fino a un massimo di 400 mila euro e solo per gli interventi ammessi e riconosciuti dal Comune. Non rientrano, invece, in questo meccanismo spese come arredi, attrezzature, software, marketing, formazione e altri costi legati all'avvio e alla gestione dell'attività.

La Cascina, inoltre, è un bene sottoposto a vincolo culturale. Gli interventi dovranno quindi rispettare le prescrizioni e ottenere le autorizzazioni previste per un immobile storico. Anche questo elemento dovrà essere considerato nel piano economico-finanziario che accompagnerà l'offerta.

Il Comune, dal canto suo, non riconoscerà un compenso per la gestione: saranno i ricavi generati dalle attività a sostenere economicamente il progetto. Il rischio d'impresa, quindi, resterà in gran parte sulle spalle del futuro concessionario.

E proprio la qualità del progetto sarà decisiva. 80 dei 100 punti disponibili riguardano infatti la proposta gestionale, il beneficio economico e sociale, la collaborazione con il territorio, le esperienze pregresse e il piano degli investimenti. Canone e durata valgono complessivamente soltanto 20 punti.

Il calendario è già fissato. Il sopralluogo è obbligatorio e dovrà essere effettuato entro il primo ottobre. Le offerte dovranno invece arrivare al Comune entro le 12 del 19 ottobre 2026. L'apertura delle buste è prevista per il giorno successivo.

Dopo gli oltre due milioni di euro investiti dal Comune per recuperare lo storico complesso e dopo il primo progetto naufragato con la rinuncia di Open Baladin, Cascina Vecchia torna dunque a cercare un futuro. 

Questa volta la sfida è trovare un operatore disposto a sostenere un investimento iniziale importante e, soprattutto, capace di trasformare un bene storico oggi ancora in attesa di una piena destinazione in un luogo vivo e frequentato dalla città.

Cesare Mandrile