Attualità - 06 settembre 2026, 06:03

Misofonia, il mistero dietro un fastidio più comune di quel che sembra

Si cercano soci per fondare un club di misofonici. Il termine deriva dal greco miso- (odio) e -phónos (suono). Si sopravvive, però la qualità di vita …

Foto di StockSnap da Pixabay

Finalmente ci siamo incontrati.

Due misofonici qualunque e il piacere di condividere un disturbo, di raccontarci cosa ci succede quando qualcuno, in un certo contesto, fa scattare la nostra amigdala imperfetta e il nostro umore muta in un attimo.

Pochi minuti di confessioni sincere: “Anche a te succede così? Sì caspita… esattamente! Dannazione! Hai trovato qualche rimedio? Accidenti no”.

Non ci rivedremo più oppure fonderemo un club per misofonici, come ci siamo ripromessi, i contatti ce li siamo scambiati.

Ma che cos’è un misofonico? Un medico o uno psicologo (forse uno psicoanalista) ve lo chiarirebbe meglio. Io sono un semplice utente e ve lo spiego così.

Un misofonico è una persona apparentemente come tutte le altre, al quale o alla quale danno fastidio certi rumori, principalmente quelli della deglutizione o della masticazione. Degli altri.

In alcuni casi (ad esempio nel mio…), in talune circostanze, anche dei propri borborigmi.

Ma non solo. Il misofonico di razza non sopporta alcuni specifici rumori apparentemente innocui, tipo quello della tastiera di un Pc, della tosse, di una porta che chiude o apre, dello scrocchiare delle dita, o come quello (ancora il caso mio…) dello sciacquone.

Insomma, una vita di m… . immaginerete. Benessere compromesso, esaurimento nervoso in vista.

Invece no. Il misofonico convive, sopporta, stringe i denti, va avanti a testa alta, apparendo soltanto come uno con un carattere di m. che in certi momenti si apparta, lascia la compagnia dove l’amico parla a voce alta e la bocca piena, o la moglie, che nel silenzio della casa, mastica un cracker innocentemente, senza ricordarsi che al marito misofonico pare un topo che sbocconcella giulivo nella ciotola delle crocchette dei gatti.

Il comportamento di un misofonico è irrazionale ai più, perché il fastidio va e viene. Da cosa dipende lui/lei in fondo lo sa. Il solito contesto. Una giornata stressante, un po’ di nervosismo, il rumorino che si insinua rapidamente nei cavi stereofonici delle orecchie e viene rapidamente elaborato nel cervello come allarme primario: “Fuggire, dannazione! Rischio acustico elevato!”. 

Cosicché la cena, la chiacchierata o la telefonata (poiché il rumore fastidioso di chi sta dall’altra parte del filo e mangiucchia una tartina si amplifica nell’etere…) si trasformano in una roba insopportabile, roba da alzarsi e cercare qualcosa dei Led Zeppelin per coprire con la batteria del Bonzo quella mitragliata di vibrazioni negative. 

L’incontro con la gentile signora affetta da misofonia come il sottoscritto è stato fugace, ma ha prodotto un’idea: fondare un club di misofonici.

Aperto a tutti. A coloro che non sopportano il cinguettare dei merli, come a chi soffocherebbe volentieri il vicino di casa che tira su col naso o il marito che beve con risucchio o il collega di lavoro ansimante. Anche ai più decisi, quelli che sottoporrebbero ad ecpirosi lenta coloro che ad ogni cucchiaiata di minestra devono per forza toccare la ceramica del piatto, tenuto conto che quelli di Deruta non producono maioliche a quello scopo. 

Un club dove confrontarci per stare un po’ meglio e sentirsi compresi, non certo per guarire.

Che da misofonici si sta benissimo ve l’assicuro, basta qualche precauzione. Mangiare il più possibile da soli oppure in ambienti cacofonici con oltre 50 convitati, evitare il cognato logorroico e masticatore seriale di salsiccia o liquirizia, lavorare in ambiente asettico con sottofondo musicale o fusa di gatto.

Quel che faccio io insomma. Però l’invito a confrontarci fra misofonici è valido per davvero.

Contattatemi, faremo grandi cose!

P. S. Un’amica psicologa mi consigliò una tecnica da applicare all’insorgere del fastidio. Mai riuscito ad applicarla: ho l'amigdala reattiva e un ippocampo che ricorda perfettamente ciò che detesto.

Silvano Bertaina