Lo abbiamo già scritto in almeno un paio di occasioni, ma è doveroso ribadirlo perché non si abbia l’impressione che il dibattito avviatosi con largo anticipo sulle prossime comunali di Cuneo abbia come unici protagonisti il Partito Democratico e il gruppo civico Centro per Cuneo.
C’è un convitato di pietra chiamato centrodestra che non vorrebbe lasciare il campo a questi due soggetti, quasi si trattasse di una sfida a due, ma che, alla prova pratica, si limita a guardare, non favella, e, soprattutto, non decide.
Va ricordato, a onor del vero, che esiste a sinistra del Pd un’area che ha un suo peso e che vorrà giocare anch’essa le sue carte. In quali termini e con quale candidato sindaco non tarderemo a vederlo.
Inoltre, ci sono, arrembanti, gli Indipendenti di Boselli e Armellini, che non vorranno accontentarsi di un ruolo da comprimari.
Tuttavia, in questo frangente, non è su questo tema che vogliamo porre l’attenzione quanto sui tre partiti del centrodestra “canonico”, Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia, che in provincia di Cuneo, a qualsivoglia tornata elettorale amministrativa, arrivano in extremis ad indicare il loro candidato sindaco e a predisporre le liste alla vigilia della scadenza dei termini.
Il quesito, ovviamente provocatorio, è: Pd e Centro per Cuneo pensano di poter essere loro gli attori protagonisti di un eventuale ballottaggio nel 2027?
Nel 2022 Franco Civallero, che il senatore leghista Giorgio Maria Bergesio era andato a pescare al Circolo “L Caprisi” convincendolo a scendere in campo contro Patrizia Manassero, aveva ottenuto al primo turno poco meno del 20% (19,8% per l’esattezza).
Un risultato non di poco conto se si considerano le debolezze delle liste, rabberciate tutte in zona Cesarini e alcune nemmeno complete.
Fratelli d’Italia aveva ottenuto il 6,2%; la Lega il 6%, Forza Italia-Udc l’1,4%, la lista civica del candidato sindaco “SiAmo Cuneo” il 5,4%.
Tante fragilità erano comunque riuscite – cosa non scontata alla vigilia, date le premesse – a portare il loro candidato al ballottaggio.
Il duello finale si era concluso – come noto – a vantaggio di Manassero (63,3%) contro il 36,7% di Civallero.
Il Pd al primo turno aveva ottenuto il 18%, mentre la lista civica Centro per Cuneo – allora forte e compatta - poco meno del 16%.
Il centrodestra, ormai da anni debole, poco competitivo fin dai pronostici, resta pur sempre un convitato di pietra rilevante, per nulla disposto – presumiamo - a lasciare che le prossime elezioni amministrative del capoluogo si trasformino in un derby tra Pd e Centro per Cuneo.
Ciò premesso, si pone a destra un ulteriore problema: Futuro Nazionale, che a Cuneo ha un nome e un cognome, Beppe Lauria, che del partito di Vannacci è divenuto recentemente coordinatore provinciale.
Nel 2022 a capo di un cartello civico costituito da sei liste aveva ottenuto il 6,7%, vale a dire, da solo, mezzo punto percentuale in più di FdI, il maggiore partito del centrodestra.
Difficile, in prospettiva, immaginare un accordo e proprio per questo – a prescindere da quanto varrà nell’urna comunale il simbolo di FN - sarà interessante vedere quali dinamiche politiche verranno a determinarsi nella galassia del centrodestra.
Il nome di un possibile candidato sindaco, Claudio Sacchetto, attuale consigliere regionale di Fratelli d’Italia, è stato messo sul tavolo dal presidente provinciale William Casoni, ma i suoi omologhi di coalizione, Giorgio Bergesio (Lega) e Franco Graglia (Forza Italia), alle prese con le beghe dei loro rispettivi partiti, hanno fatto orecchie da mercante.
Ma fino a quando il centrodestra potrà permettersi di fare il pesce in barile nella città capoluogo di una provincia dai connotati fortemente destrorsi lasciando che il gioco lo conducano altri?