Politica - 09 settembre 2026, 19:16

Futuro Nazionale su Provincia e Atc: “Basta con la logica delle poltrone prima del territorio”

“Più leggiamo ciò che sta accadendo nelle stanze chiuse più lo spettacolo diventa politicamente indecoroso. Dov’è il progetto? Dov’è il programma? Dov’è la visione comune?”, si chiedono polemicamente Lauria e Giraudo

Beppe Lauria e Paolo Giraudo, a nome di Futuro Nazionale, intervengono duramente sulle trattative per una lista unitaria alle prossime elezioni provinciali e sulle recenti vicende dell’Atc Cn1.

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L’articolo pubblicato alcuni giorni fa da TargatoCn ha avuto almeno il merito di rinfrescare la memoria a tutti. Nel 2018 uno dei fondatori di Fratelli d’Italia, oggi ministro della Difesa, attaccava duramente l’accordo tra Forza Italia e Partito Democratico per la Provincia, denunciando una politica costruita non su un programma condiviso ma su una logica spartitoria e partitocratica. Arrivò a ironizzare sul 'Patto del Nazareno in salsa cuneese' e indicò una strada molto semplice: risolvere problemi, non spartire sedie.

Parole chiarissime. Parole che sottoscriviamo.

Il problema è che oggi bisognerebbe farle leggere soprattutto a qualche esponente dello stesso partito.

Perché otto anni dopo assistiamo a qualcosa di politicamente surreale: esponenti di primo piano di Fratelli d’Italia e del Partito Democratico si incontrano per ragionare nuovamente su una lista unitaria. Secondo quanto ricostruito dalla stampa, si discute persino di uno schema con sei consiglieri al centrodestra, tre al Patto Civico e tre al centrosinistra. A FdI andrebbe un consigliere in più, mentre il PD eviterebbe di dover trovare un candidato alla presidenza.

Scusate, ma tutto questo avrebbe a che fare con il bene della Provincia?

Dov’è il progetto? Dov’è il programma? Dov’è la visione comune?

 

Quale improvvisa convergenza politica ha fatto scoprire a Fratelli d’Italia e Partito Democratico di avere la stessa idea sulle infrastrutture, sulla montagna, sui trasporti, sulle scuole, sull’ambiente, sulla sanità territoriale, sulla gestione faunistica?

Oppure, molto più banalmente, prima si stanno contando le sedie e poi, forse, si penserà a cosa farne?

Perché se lo schema della discussione è “tre a te, due a me, uno a lui”, allora non siamo davanti a un grande progetto istituzionale. Siamo davanti al più antico dei riti della politica: la spartizione preventiva del potere.

E la cosa diventa persino grottesca quando ricordiamo che nel 2018 proprio Fratelli d’Italia condannava un’operazione sostanzialmente analoga. Allora era uno scandalo. Oggi, se a sedersi al tavolo è un assessore regionale di Fratelli d’Italia, improvvisamente diventerebbe senso di responsabilità?

No. Quello che era un inciucio nel 2018 resta un inciucio nel 2026.

Cambiano i protagonisti, evidentemente. Non il metodo.

E infatti la contraddizione è talmente evidente che la stessa federazione provinciale di Fratelli d’Italia, attraverso il proprio presidente provinciale, ha espresso una posizione diversa rispetto alla strada intrapresa da un esponente del partito che ricopre un importante incarico nella Giunta regionale.

Noi crediamo che i cittadini e gli amministratori meritino qualcosa di meglio.

Meritano di sapere chi propone cosa, quali sono le differenze, quali sono le priorità e quale idea di Provincia si intende realizzare. Poi si vota. Questa si chiama democrazia.

Mettersi invece d’accordo prima sulle caselle da occupare significa trasformare le elezioni in una formalità e gli amministratori chiamati al voto in semplici comparse di una partita già decisa altrove.

Ed è proprio qui che vediamo un filo che collega questa vicenda a quanto sta accadendo nell’ATC CN1.

Anche qui abbiamo un ente importante per il territorio, problemi che si trascinano da tempo, un commissariamento, una situazione economica difficile e un mondo venatorio che da mesi chiede ascolto, competenza specifica e rappresentanza.

E cosa accade?

Il 4 settembre, quando la stagione venatoria è ormai alle porte e molte delle decisioni che ne determineranno lo svolgimento sono già state assunte, arriva la nomina a commissario dell’avvocato Edoardo Manassero, professionista al quale non rivolgiamo alcuna critica personale e del quale rispettiamo pienamente competenza e professionalità. La stessa Provincia presenta la nomina come necessaria per affrontare la fase legata alla PSA e all’imminente stagione venatoria.

Ma è proprio questo che rende legittima una domanda molto semplice:

perché arrivare a questo punto?

Perché non ascoltare prima chi vive quotidianamente il mondo venatorio? Perché non individuare per tempo una figura che unisse capacità amministrativa e conoscenza concreta del comparto? Perché lasciare trascorrere mesi per poi arrivare, a ridosso della stagione, con una nomina che inevitabilmente avrà margini limitati per incidere sull’immediato?

E soprattutto: che fine hanno fatto le istanze del territorio?

Non basta nominare un professionista stimato e dichiarare che dovrà dialogare con associazioni venatorie, agricoltori e istituzioni. Il problema politico è capire perché quelle realtà non siano state realmente coinvolte prima, quando sarebbe stato possibile incidere sulle scelte.

Nel frattempo l’ATC arriva a questa situazione dopo difficoltà che non nascono certamente oggi e dopo problemi di bilancio che hanno contribuito alla lunga fase commissariale.

Anche qui il metodo sembra sempre lo stesso: i problemi restano sul territorio, mentre le decisioni vengono prese sopra la testa di chi quei problemi li vive ogni giorno.

Ed ecco il punto che lega tutto.

Da una parte si tratta nelle stanze della politica per costruire una Provincia dove tutti abbiano la propria quota. Dall’altra, quando bisogna affrontare concretamente un settore delicato come quello venatorio, chi quel settore lo conosce e lo rappresenta continua ad avere la sensazione di essere l’ultimo ad essere ascoltato.

Poltrone prima, territorio dopo. È questa la politica che vogliamo?

Noi no.

E troviamo particolarmente offensivo che tutto questo venga eventualmente presentato con parole nobili come “unità”, “responsabilità” o “interesse istituzionale”.

L’unità si costruisce intorno ai problemi da risolvere, non intorno al numero delle sedie da assegnare.

La responsabilità significa assumersi delle scelte davanti ai cittadini, non cancellare le differenze politiche quando fa comodo.

E il rispetto delle istituzioni significa rendere trasparenti programmi, alleanze e criteri di nomina.

Se FdI e PD pensano davvero di governare insieme la Provincia, abbiano almeno il coraggio di dirlo apertamente. Presentino un programma comune, spieghino agli amministratori perché improvvisamente le loro differenze non contano più e si sottopongano al giudizio di chi deve votare.

Ma non ci si venga a raccontare che una divisione preventiva delle rappresentanze sia il nuovo volto della buona amministrazione.

Perché, parafrasando proprio quello che Fratelli d’Italia sosteneva nel 2018, noi preferiamo una Provincia nella quale si lavori per risolvere problemi e non spartire sedie.

E aggiungiamo: magari cominciando anche ad ascoltare chi il territorio lo vive davvero, invece di ricordarsene quando ormai il tempo è scaduto.

I cittadini non sono stupidi. Gli amministratori non sono pedine. Le istituzioni non sono un tavolo sul quale dividersi le fiches.

Futuro Nazionale sarà dalla parte di chi pretende trasparenza, coerenza e libertà di scelta.

Contro gli inciuci ieri, contro gli inciuci oggi. Senza doppiopesismi e senza convenienze di partito.

Cs Futuro Nazionale Cuneo