Per anni la scelta tra buono pasto cartaceo e buono pasto elettronico è stata una questione di abitudine. Le aziende che avevano sempre distribuito i blocchetti continuavano a farlo, quelle nuove partivano dalla card. Nel 2026 la scelta ha smesso di essere neutra: la distanza tra i due formati si è allargata al punto da rendere il cartaceo difficile da giustificare.
La novità: la soglia sale a 10 euro, ma solo per l'elettronico
Dal 1° gennaio 2026 il valore dei buoni pasto elettronici non concorre a formare il reddito del lavoratore fino a 10 euro al giorno. Prima il limite era di 8 euro. La modifica è stata introdotta dalla Legge di Bilancio 2026, che ha aggiornato l'articolo 51 del Testo unico delle imposte sui redditi.
Per i buoni pasto cartacei, invece, la soglia resta ferma a 4 euro al giorno, dove si trovava già da anni. È una differenza di due volte e mezzo.
In termini concreti: su 220 giornate lavorative all'anno, un'azienda può erogare con la card fino a circa 2.200 euro a dipendente senza tasse né contributi. Con il blocchetto cartaceo il tetto esente si ferma a circa 880 euro. Tutto quello che eccede finisce in tassazione.
Il secondo vantaggio, meno noto: l'IVA
C'è un aspetto che riguarda direttamente il bilancio dell'impresa e che spesso non entra nel confronto. L'IVA sui buoni pasto è agevolata al 4%, ma è detraibile soltanto sui buoni in formato elettronico: sul cartaceo resta indetraibile.
Il costo di acquisto dei buoni, in entrambi i casi, è invece integralmente deducibile dal reddito d'impresa. Sommando i due effetti, il differenziale a favore dell'elettronico si amplia ulteriormente.
Come si usano, in pratica
Il buono elettronico funziona attraverso una card, o in alcuni casi un'app: l'azienda ricarica ogni mese il valore spettante e il dipendente paga direttamente alla cassa, negli esercizi convenzionati con quel circuito.
Una regola utile da conoscere è quella sul cumulo: si possono utilizzare fino a otto buoni in una singola transazione, come previsto dal decreto ministeriale 122 del 2017. È ciò che consente di usare i buoni per la spesa al supermercato e non solo per il pranzo fuori. Va ricordato che non è previsto il resto in denaro: se la spesa vale meno del totale dei buoni scalati, la differenza non viene restituita.
Sul fronte della gestione, la card elimina la stampa, la consegna fisica e il rischio di smarrimento dei blocchetti, e consente al dipendente di controllare saldo e scadenze dall'app.
Resta qualche caso per il cartaceo?
Sì, ma sono situazioni residuali: contesti dove l'accettazione della card è problematica, o dove esistono vincoli organizzativi specifici. Nella grande maggioranza dei casi la valutazione economica è a senso unico.
La variabile che decide davvero: la rete
Attenzione però a non ridurre la scelta al formato. Il fattore che determina la soddisfazione dei dipendenti è un altro: quanti esercizi accettano quel circuito nella zona in cui vivono e lavorano.
È un punto particolarmente sensibile fuori dalle grandi città. I circuiti non hanno tutti la stessa copertura: alcuni sono forti nella ristorazione dei centri urbani, altri nella grande distribuzione, altri ancora hanno buona presa sui negozi alimentari di paese. Il numero complessivo di esercenti dichiarato a livello nazionale non dice nulla su cosa succede in un comune della provincia.
Conviene quindi restringere il campo guardando come si differenziano i buoni pasto dei vari circuiti su costi e copertura, e poi fare la verifica che conta davvero: individuare quattro o cinque esercizi che i dipendenti frequentano abitualmente e controllare se accettano quella card. Dieci minuti di telefonate valgono più di qualsiasi brochure.
Nel 2026 il buono pasto elettronico è esente fino a 10 euro al giorno contro i 4 euro del cartaceo, consente all'azienda di detrarre l'IVA, si cumula fino a otto per transazione e si gestisce da app. La domanda che resta aperta non è più quale formato scegliere, ma quale circuito: e la risposta dipende da dove le persone fanno la spesa.
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