Attualità - 12 settembre 2026, 16:59

“Radici in tavola”: un panel per raccontare la cucina dal punto di vista di chi la vive quotidianamente

Sei ristoratori e la direttrice della sede di Mondovì del CFP Cebano-Monregalese hanno narrato le loro esperienze personali e professionali: dietro ai fornelli ci sono impegno, sacrificio, lavoro, ma anche passione e soddisfazione, e desiderio di insegnare questo lavoro a chi verrà dopo di noi

Una serata per scoprire la ristorazione e l’enogastronomia a km0, confrontandosi con alcuni nomi di spicco della cucina del territorio cebano e con chi, quotidianamente, si occupa di formare i giovani cuochi di domani.

Questo è stato il panel “Radici in tavola” tenutosi nella serata di giovedì 10 settembre presso il Teatro Carlo Marenco di Ceva.

L’incontro, che si inserisce nel più ampio filone di appuntamenti culinari omonimi, ha permesso di conoscere le sfide, le opportunità e il dietro le quinte del lavoro del ristoratore grazie a un parterre di ospiti d’eccezione.

Anna Maria Manuello dell’agriturismo Cascina Raflazz di Paroldo, Clelia Salvetti della trattoria Salvetti, anch’essa di Paroldo, Bruno Mollo della trattoria Mollo di Torresina, Vilma Forneris della Vecchia Osteria di Castellino Tanaro, Matteo Bozzano dell’hotel ristorante Del Peso di San Michele Mondovì, Silvana Pelleri della trattoria Da Lele di Murazzano e infine Nadia Carena, ingegnere e direttrice della sede monregalese del CFP Cebano-Monregalese. Tante voci per rispondere ad alcune domande su cosa significhi fare buona cucina nei nostri territori.

Ad accompagnare i numerosi ospiti nella loro narrazione, lo chef e docente di cucina Paolo Pavarino.

Le difficoltà ci sono, indubbiamente, il lavoro della ristorazione assorbe grandi energie e quantità di tempo, ma le soddisfazioni sono altrettante e, benché il pubblico sia cambiato nel tempo, la soddisfazione di vedere i clienti che finiscono ogni singola briciola resta immutata.

Lavorare con prodotti di qualità, sostenere le denominazioni tipiche, che tanto lustro danno ai prodotti agroalimentari italiani, impegnarsi nel mantenere un’offerta coerente con la propria storia e il proprio luogo, sono i punti di forza che contraddistinguono questi locali, e che contraddistinguono l’insegnamento della cucina tradizionale nei nostri istituti. Come evidenziato infatti da Nadia Carena, lavorare con i ragazzi non significa solo insegnare loro una materia o una professione, ma significa guidarli nella loro crescita formativa ed educativa, e l’impegno e la passione nel lavoro deriveranno dall’impegno e dalla passione vista negli occhi e sentita nelle parole dei loro insegnanti. In particolare, per gli aspiranti chef, conoscere cosa si cela dietro una ricetta e dietro un prodotto significa scoprire una piccola porzione di mondo che può diventare qualcosa d’altro, qualcosa di prelibato da condividere. E solo la passione, che non si può imparare né insegnare, ma solo coltivare con pazienza, trasforma il talento in risultati tangibili e in ricadute per l’intera collettività.

“Siamo davvero felici di poter vivere questa serata all’interno del cartellone di eventi che ci accompagnano verso la Mostra del Fungo, che da quest’anno è internazionale. Questa parola ci emoziona ogni volta che la pronunciamo, e il tema del 2026 sono proprio le connessioni, che questa sera abbiamo visto nel panel. Connessioni nel territorio, connessioni tra persone che svolgono lo stesso lavoro, connessione tra Ceva e i Comuni limitrofi per valorizzare i nostri prodotti d’eccellenza" - il commento dell’assessore alle Manifestazioni e ai Grandi eventi del Comune di Ceva, Luca Prato.

“Nella fotografia che fa da sfondo al tavolo vediamo due mani che porgono un piatto di funghi fritti ad altre due mani, il significato del nostro lavoro è racchiuso in quell’immagine. Le mani che lavorano, che sanno creare sapientemente qualcosa di eccellente dai prodotti della terra per poi donarlo. Ma anche l’importanza della terra, della qualità della nostra agricoltura, di allevamenti e coltivazioni: una sensibilità e un sapere antichi, che affondano le loro radici al Medioevo, se non prima- conclude il sindaco Fabio Motinelli -. Essere rispettosi verso l’ambiente e la natura che ci circondano, verso gli animali che se ne nutrono, verso i frutti che sa donarci è il primo, forse l’unico modo per portare in tavola, nei nostri piatti, qualcosa di immenso valore sotto tutti i profili: di gusto, di salute e di cultura”.

Gli appuntamenti con “Radici in tavola” proseguiranno martedì 15 e mercoledì 16 settembre con le cene sotto l’ala del Comune, in piazza Vittorio Emanuele II. Le prossime chef ospiti saranno rispettivamente Clelia Salvetti della trattoria Salvetti e Anna Maria Manuello dell’agriturismo Cascina Raflazz. 

comunicato stampa