Eventi - 14 settembre 2026, 13:00

Cuneo capitale dell'economia carceraria: tre giorni di incontri, cultura e spettacoli al Festival Art.27-EXPO

Un successo la quarta edizione del Festival che ha portato oltre 40 realtà ed esperienze da tutta Italia

Tre giorni di incontri, confronti, produzioni, teatro, musica e cultura hanno trasformato Cuneo in un punto di riferimento nazionale per il lavoro e l’economia carceraria. Si è chiusa domenica 13 settembre la quarta edizione di Festival Art.27-EXPO, la prima organizzata dall’Associazione Articolo 27 APS, con un bilancio particolarmente positivo in termini di partecipazione, qualità dei contenuti, presenza di realtà provenienti da tutta Italia e attenzione mediatica.

Per tre giornate il centro storico della città, con l’Area Expo di via Roma, e lo Spazio Varco hanno ospitato imprese, cooperative sociali, istituzioni, amministrazione penitenziaria, garanti, fondazioni, operatori culturali e cittadini. Circa quaranta le realtà presenti, con produzioni legate all’economia carceraria, momenti di incontro tra imprese e Terzo Settore e una successione di tavoli dedicati alle esperienze sviluppate nei diversi territori italiani. Un appuntamento che ha saputo richiamare anche l’attenzione dei media, locali e nazionali, con una significativa copertura dedicata ai temi del Festival e la presenza della TGR Piemonte, contribuendo a portare il dibattito sul lavoro penitenziario e sul reinserimento oltre la cerchia degli addetti ai lavori.

L’edizione 2026 ha rappresentato soprattutto un passaggio importante nella crescita del progetto. Dopo le prime tre edizioni, il Festival è stato infatti promosso per la prima volta dall’Associazione Articolo 27 APS, costituita nel 2025 per dare continuità alla rete nata attorno alla manifestazione. A fondarla sono state Panaté Società Benefit, Fondazione Industriali ETS e La Gemma Venture di Cuneo, insieme a La Strada di Asti. Nel corso dei mesi si sono aggiunte la cooperativa sociale Glievitati di Magliano Alpi, L’Arcolaio di Siracusa, Made in Carcere di Lecce, Men at Work di Roma, Work Crossing di Padova, Cooperativa Emmaus di Genova e Fondazione Azzoaglio di Ceva.

Proprio la capacità di mettere in relazione esperienze diverse è stata una delle cifre distintive della quarta edizione. Il Festival si è aperto venerdì con il confronto tra amministrazione penitenziaria, magistratura, garanti, imprese, fondazioni e Terzo Settore sul ruolo del lavoro nel trattamento penitenziario e sulle politiche necessarie per aumentare le opportunità occupazionali dentro e fuori dagli istituti.

Un momento particolarmente significativo è stato il tavolo strategico ospitato dalla Camera di Commercio di Cuneo, dedicato al futuro dell’economia carceraria italiana. Moderato da Giada Susca, Head of Social Innovation & Sustainability di ELIS, l’incontro ha riunito interlocutori del sistema produttivo, istituzionale e sociale per ragionare sulle condizioni necessarie a rafforzare un settore che può generare insieme valore economico, inclusione e sicurezza. Il contributo di ELIS Innovation Hub ha accompagnato più complessivamente il percorso di approfondimento e costruzione della rete.

Nella giornata di sabato, invece, il Festival ha attraversato idealmente l’Italia attraverso i tavoli delle buone pratiche, mettendo a confronto esperienze provenienti da Lombardia, Lazio, Puglia, Sicilia, Campania, Veneto e Piemonte. Formazione professionale, laboratori produttivi, sartoria, ristorazione, pasticceria e accompagnamento al lavoro hanno mostrato concretamente come la pena possa diventare anche un tempo nel quale ricostruire competenze, responsabilità e autonomia. Tra le esperienze raccontate, quella della cooperativa L’Arcolaio di Siracusa, che dal 2003 ha coinvolto circa cinquecento persone detenute attraverso un laboratorio dolciario, il modello di Made in Carcere ideato da Luciana Delle Donne, il lavoro della Sartoria Sociale Al Revés, le attività di Men at Work, Pastificio Futuro, Work Crossing e Pasticceria Giotto, insieme ai percorsi di A&I, Pandora, Lazzarelle, Panta Rei, Nesis, Percorso 27 e delle altre organizzazioni intervenute.

Il confronto ha dimostrato come non esista un solo modello di economia carceraria, ma una pluralità di esperienze accomunate dalla necessità di costruire ponti stabili tra istituti penitenziari, imprese e comunità. Un patrimonio di competenze che Art.27-EXPO vuole contribuire a mettere in rete, affinché le buone pratiche possano essere conosciute, replicate e trasformate in progettualità condivise.

Il programma ha affiancato al tema del lavoro anche una riflessione più ampia sulla giustizia, sull’informazione e sul rapporto tra carcere e società. Sabato pomeriggio Vittorio Pezzuto, giornalista e autore di “Applausi e sputi. Le due vite di Enzo Tortora”, ha riportato al centro il caso Tortora e il tema dell’errore giudiziario, interrogando anche la responsabilità dei media nella costruzione del processo pubblico.

La giornata conclusiva è stata invece dedicata soprattutto alla cultura. Con “Parole Latitanti”, promosso da Fondazione Azzoaglio ETS e nato da un laboratorio che ha coinvolto quindici detenuti della Casa di Reclusione di Fossano, scrittura e arti espressive sono diventate strumenti per raccontare il carcere da dentro e costruire nuove relazioni con l’esterno.

Il dialogo è proseguito con Apneia APS, il progetto Parole Liberate e Fondazione Azzoaglio, per poi lasciare spazio al teatro in carcere. Mimmo Sorrentino e Grazia Isoardi, direttrice artistica di Voci Erranti, hanno raccontato due esperienze differenti ma unite dalla convinzione che il teatro possa restituire identità, responsabilità e possibilità di cambiamento alle persone detenute.

Lo stesso messaggio era già arrivato dal palco dello Spazio Varco. Venerdì sera “Agenti”, diretto da Mimmo Sorrentino, ha portato al centro il punto di vista della polizia penitenziaria. Sabato “Non calpestare i fiori”, ideato e diretto da Grazia Isoardi e interpretato dagli attori-detenuti della Casa di reclusione “Rodolfo Morandi” di Saluzzo, ha registrato il tutto esaurito, confermando la capacità del Festival di coinvolgere anche un pubblico non specialistico.

L’ultimo confronto è stato dedicato al “Breviario di etica artistica” e all’esperienza della Casa di reclusione di Volterra, con Armando Punzo, Rossella Menna e Donatella Pieri, presidente della Commissione per le attività e i beni culturali di Acri. A chiudere il Festival, il concerto del progetto “Parole Liberate – oltre il muro del carcere”, che ha affidato alla musica il messaggio conclusivo della tre giorni.

«Il lavoro in carcere non è solo un’opportunità per chi sta scontando una pena – sottolinea Davide Danni, presidente dell’Associazione Articolo 27. È un investimento sulla sicurezza, sulla coesione sociale e sul futuro stesso delle nostre comunità. Questi tre giorni ci confermano che esistono in tutta Italia esperienze di straordinario valore. Il nostro compito ora è farle dialogare, costruire relazioni stabili e trasformare le buone pratiche in sistema».

Art.27-EXPO 2026 è stato reso possibile dal sostegno di Compagnia di San Paolo, Camera di Commercio di Cuneo, Fondazione CRC, Fondazione CRT, Fondazione del Credito Cooperativo di Pianfei e Rocca de’ Baldi, Fondazione Azzoaglio e Città di Cuneo, con il patrocinio di CNEL, Città di Cuneo, Provincia di Cuneo, Regione Piemonte e Ufficio del Garante del Piemonte.

Un insieme di soggetti pubblici e privati che ha condiviso la scelta di investire su un tema sempre più centrale nelle politiche di inclusione: creare opportunità reali perché il tempo della pena possa diventare anche tempo di formazione, responsabilizzazione e lavoro.

La quarta edizione si chiude dunque con un Festival cresciuto nei numeri e soprattutto nella capacità di costruire connessioni. L’obiettivo dell’Associazione Articolo 27 è ora dare continuità durante tutto l’anno alle relazioni nate a Cuneo, trasformando la manifestazione da appuntamento annuale a laboratorio permanente dell’economia carceraria italiana.

Perché l’Articolo 27 della Costituzione non rimanga soltanto un principio: «Le pene devono tendere alla rieducazione del condannato». A Cuneo, per tre giorni, imprese, istituzioni, cooperative e cultura hanno provato a tradurlo in esperienze concrete.

c.s.