Si è concluso con un patteggiamento a un anno e dieci mesi di reclusione il procedimento penale tenutosi dal Tribunale di Asti nei confronti di R. N., 29enne nato in Albania, residente a Prato, in Toscana, e domiciliato a Magliano Alfieri.
Il verdetto è arrivato con l’udienza tenuta nella giornata di ieri, martedì 15 settembre, presso il palazzo di giustizia astigiano.
L'uomo, imputato di atti persecutori nei confronti dell'ex compagna, una 26enne residente in un comune alle porte d Alba, rimarrà in carcere a Cuneo, dove si trova già recluso dal mese di marzo per il mancato rispetto delle precedenti misure restrittive.
La sentenza è stata pronunciata dal giudice Alessandro Cossu a seguito del procedimento coordinato dalla sostituta procuratrice Marina Spoletini.
Nel processo si erano costituite parti civili la giovane vittima, assistita dall'avvocata Silvia Calzolaro del foro di Asti, e la madre della ragazza, rappresentata dall'avvocato Marco Calosso. La denuncia era scattata anche grazie al supporto fornito dall'associazione Mai+Sole di Savigliano.
La vicenda giudiziaria trae origine da una lunga serie di condotte persecutorie messe in atto dall'uomo a seguito della fine della relazione.
L'imputato si era reso responsabile di pedinamenti presso l'abitazione e il luogo di lavoro della giovane, di continue telefonate e messaggi WhatsApp inviati anche da utenze di conoscenti, oltre a violente aggressioni fisiche e gravi minacce di morte. La giovane in un primo momento aveva peraltro rimesso la querela, spaventata dagli atteggiamenti di lui. Ma i comportamenti persecutori sono ripresi poco dopo, convincendola a presentare una nuova denuncia, che ha portato l’ex fidanzato a patteggiare.
L'imputato si era reso responsabile di pedinamenti presso l'abitazione e il luogo di lavoro della giovane, di continue telefonate e messaggi WhatsApp inviati anche da utenze di conoscenti, oltre a violente aggressioni fisiche e gravi minacce di morte.
Ricorrenti le minacce di mettere in atto comportamenti anticonservativi ogni volta che lei si convinceva a interrompere la loro relazione, mentre in una specifica occasione, nell'ottobre 2025, mentre erano sul divano di casa, lui la aggrediva stringendole le mani al collo ed esercitandole pressione con un ginocchio sul costato, costringendola a rivolgersi alle cure del pronto soccorso, dove, mentendo, spiegava di essere stata invece vittima di una rissa fuori da una discoteca.
"Prima o poi esco dal carcere e ti ammazzo", è stata una delle ultime minacce rivolte alla ragazza lo scorso 10 marzo, nel corso di una serie di incessanti chiamate a lei dirette in formata anonima, dopo averla informata che la sua istanza di applicazione della pena su richiesta delle parti - avanzata per un altro procedimento ma per lo stesso titolo di reato, commesso in danno di una sua altra ex fidanzata - non era stata accolta. Otto giorni dopo i giudici decideranno per inasprire la misura di sicurezza traducendo l’imputato in carcere.