Attualità - 17 settembre 2026, 13:17

Carcere di Asti e casa di lavoro di Alba, il grido d'allarme dei penalisti: "Sovraffollamento, carenze e recidiva al 70%"

La Camera Penale di Asti illustra i drammatici dati emersi dalle ispezioni nelle due strutture: ad Alba quaranta internati vivono in un "girone dantesco" senza lavoro, con il rischio di una pena senza fine

Una fotografia impietosa del sistema penitenziario locale e nazionale, scandita da dati allarmanti su sovraffollamento, carenze di risorse e assenza di prospettive trattamentali. In vista dell'incontro promosso dall'Unione delle Camere Penali a Firenze per sabato 19 settembre, la Camera Penale di Asti ha illustrato, nel corso si una conferenza stampa, gli esiti delle visite ispettive svolte il 31 agosto scorso presso la casa di reclusione di Asti e la casa di lavoro di Alba.

Ad aprire il confronto è stato il presidente dei penalisti astigiani, l'avvocato Davide Gatti, inquadrando una crisi strutturale che supera ampiamente i confini piemontesi: "A oggi il sovraffollamento nazionale tocca il 120%, con oltre 62.000 detenuti a fronte di 55.000 posti disponibili, e raggiunge punte del 150% in 65 istituti", ha ricordato il legale, richiamando la storica sentenza 279 del 2013 della Corte Costituzionale e l'attesa pronuncia del prossimo 22 settembre sulla legittimità delle condizioni detentive lesive del senso di umanità.

[Al centro dell'immagine l'avvocato Gatti, ultimo a destra l'avvocato Avidano]

A livello locale, i numeri certificano una pressione costante. Nel carcere di Asti, a fronte di una capienza regolamentare di 207 posti, si contano 278 presenze. Una realtà resa ancora più complessa dalla trasformazione della struttura da casa circondariale a istituto ad alta sicurezza dopo l'accorpamento giudiziario con Alba:"La popolazione carceraria proviene in gran parte dal centro-sud Italia e si registrano notevoli disagi logistici, a partire dai collegamenti con la città, fermi alla frazione di Quarto Inferiore e costretti poi su un pericoloso tratto provinciale a piedi", ha spiegato il legale. A ciò si aggiungono le scoperture d'organico: 161 agenti di polizia penitenziaria in servizio contro i 192 previsti e soltanto tre funzionari giuridico-pedagogici operativi. Sul fronte delle attività trattamentali, pur a fronte di iniziative riavviate come il polo universitario con l'Università degli Studi di Torino, permangono rigide limitazioni burocratiche che hanno bloccato persino convegni aperti a relatori esterni. Resta aperto anche il nodo della sezione femminile, assente sia ad Asti sia ad Alba, che costringe le detenute a continui spostamenti verso Torino, Vercelli o Genova.

La situazione si fa ancor più drammatica nella casa di lavoro di Alba, dove circa quaranta internati, in gran parte gravati da pesanti dipendenze o serie problematiche psicologiche, affrontano una misura di sicurezza successiva all'espiazione della pena principale. L'assenza di offerte d'impiego – ridotte a poche unità impiegate nella cura di un vigneto per la produzione del vino denominato "Vale la pena" trasforma la misura in una reclusione a tempo indeterminato. "Se manca il lavoro per cause indipendenti dalla loro volontà, queste persone vedono prorogata la misura di anno in anno dal magistrato di sorveglianza, trovandosi di fatto a scontare una seconda pena senza fine", ha denunciato Gatti, ricordando anche il tributo di 46 suicidi registrati negli istituti italiani al primo settembre, tra cui quello di Christian Guercio, avvenuto lo scorso dicembre ad Asti.

A rincarare la dose è intervenuto il vicepresidente della Camera Penale, l'avvocato Alberto Avidano, puntando l'indice sulla mancanza di fondi e sulla degenerazione dell'istituzione carceraria: "Il carcere è un pianeta sofisticato che oggi non assolve più alle proprie funzioni ed è ridotto a una discarica sociale per ragioni economiche", ha sottolineato il legale. Avidano ha tracciato un ritratto crudele degli ambienti: "La casa di lavoro è un girone dantesco. È un luogo brutto e spoglio dove le persone si aggirano disorientate, ricordando le atmosfere di 'Qualcuno volò sul nido del cuculo'. Io l'inferno me lo immagino proprio così", ha osservato con durezza.

Secondo il vicepresidente, la risposta custodiale non fa che moltiplicare le criticità sociali: "Per una parte consistente della popolazione detenuta la cella non serve a nulla e non educa nessuno. Chi esce senza percorsi reali torna a delinquere, con un tasso di recidiva che raggiunge il 70%". Da qui l'invito a favorire gli istituti alternativi e la messa alla prova, oggi arenati per la saturazione degli uffici di esecuzione esterna e per la carenza di strutture ospitanti sul territorio. "Negli anni Sessanta Aldo Moro sosteneva che non serve un diritto penale migliore, ma qualcosa di migliore del diritto penale", ha concluso, sollecitando gli operatori dell'informazione ad alimentare una presa di coscienza collettiva che superi una visione esclusivamente punitiva della giustizia.

Al cento dell'immagine l'avvocato Gatti, ultimo a destra l'avvocato Avidano

Gabriele Massaro