In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all'alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: "Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò". Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: "Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?". Gli risposero: "Perché nessuno ci ha presi a giornata". Ed egli disse loro: "Andate anche voi nella vigna". Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: "Chiama i lavoratori e dai loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi". Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch'essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: "Questi ultimi hanno lavorato un'ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo". Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: "Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest'ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?". Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi». (Mt 20,1-16).
«Sei invidioso perché io sono buono?». Oggi, 20 settembre 2026, la Chiesa giunge alla XXV domenica del tempo ordinario (Anno A, colore liturgico verde). A commentare il Vangelo della Santa Messa è il cardinale Roberto Repole, arcivescovo di Torino.
Amore, vita, valori, spiritualità sono racchiusi nella sua riflessione per "Schegge di luce, pensieri sui Vangeli festivi", una rubrica che vuole essere una tenera carezza per tutte le anime in questa valle di esilio. Pensieri e parole per accendere le ragioni della speranza che è in noi.
Eccolo, il commento.
C'è qualcosa di irragionevole e c'è anche un senso di ingiustizia che, per certi aspetti, alberga nel cuore dei primi operai e anche in noi che ascoltiamo questa parabola.
Con tutta probabilità il cuore della parabola sta nella lamentela che i primi operai fanno nei confronti del signore della vigna e nella risposta che ricevono. La lamentela non è: «Non ci hai dato quello che ci dovevi»; la lamentela è: «Tu hai trattato loro allo stesso modo in cui tratti noi».
La lamentela nasce da un confronto, da un confronto competitivo, che impedisce a questi operai della prima ora di vedere se stessi per quello che sono e di vedere anche gli altri per quello che sono in sé, non nella competizione, non nel rapporto. Ed è altrettanto interessante la risposta che dà il signore della vigna: «Forse - dice a uno degli operai della prima ora - tu sei invidioso (cioè "non vedi bene"), perché io sono buono».
Qui si manifesta un Dio che è buono ed è buono perché non guarda alle persone nella competizione dell'uno nei confronti degli altri, facendo una gara tra i primi, i secondi e gli ultimi; ma è buono perché guarda ciascuno per quello che è, come unico e irripetibile. Sono unici e irripetibili gli operai della prima ora, ma sono ugualmente unici e irripetibili gli operai dell'ultima ora. Guardarsi nel confronto e nella competizione è un modo invidioso di guardarsi e, dunque, non buono, perché non vero.
Mi pare molto bello leggere così questa parabola, che ci rimanda alla bontà di Dio che guarda a ciascuno di noi come unico e irripetibile e che ci pacifica proprio per questo. Non è forse vero che tante delle nostre tensioni e delle nostre ansie nascono dal confronto continuo che facciamo in tutti i momenti della nostra vita, in tutti i luoghi e in qualunque posizione ci è dato di vivere nella società o nella Chiesa?
Come saremmo pacificati se ci sentissimo guardati dal buono come unici e irripetibili! Come ci sentiremmo invitati ad essere buoni a nostra volta, guardando gli altri nella loro unicità e irripetibilità, anche nella Chiesa!
E come sarebbe bello se questo sguardo non invidioso noi riuscissimo a portare in un mondo come quello attuale, così fortemente competitivo, permettendo anche fuori della Chiesa di essere messi a contatto con il buono che vede l'unicità, l'irripetibilità e anche la bontà di ognuno!