Le recenti dichiarazioni del Ministro degli Esteri Antonio Tajani sono al centro dell'intervento di Pamela Merlino, coordinatrice cittadina di Azione Bra, che esprime forte perplessità per un dibattito politico riportato su stereotipi e ruoli tradizionali.
“Gentile Direttore, le recenti dichiarazioni del Ministro degli Esteri Antonio Tajani sulla ‘donna da sposare’ hanno riportato al centro del dibattito pubblico una visione della donna che credevamo superata, proprio mentre nelle stesse ore la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ribadiva la parità di genere come valore non negoziabile”, esordisce Merlino.
“Come rappresentante politica e coordinatrice di Azione, non posso nascondere il mio disorientamento di fronte alle parole del Ministro Tajani. Dietro dichiarazioni formali a favore della parità, emerge una cultura che continua a giudicare le donne sulla base di parametri che nulla hanno a che fare con il merito e le competenze. In un Paese che continua a registrare profondi divari tra uomini e donne nel lavoro, nelle opportunità e nella partecipazione economica, stupisce che il dibattito venga riportato a criteri estetici e a ruoli tradizionalmente confinati alla sfera domestica. Due pesi e due misure che non possono rappresentare l'Italia moderna”.
La coordinatrice di Azione si sofferma in particolare sul richiamo alla minigonna e al suo significato storico e sociale: “Fa ancora più riflettere che, nel tentativo di definire l'affidabilità di una donna, si sia arrivati a evocare la minigonna, che nella storia ha rappresentato molto più di una scelta estetica, ma simbolo dell'emancipazione femminile, della libertà di autodeterminarsi e di sottrarsi a modelli imposti da altri. Richiamarla oggi, significa dimenticare il valore culturale e sociale nella conquista della libertà e indipendenza”.
Il focus dell'analisi si sposta poi sui dati concreti legati all'occupazione e alle criticità strutturali del Paese: “Se vogliamo parlare di affidabilità, guardiamo ai dati: secondo l’UN Woman Italia, l'occupazione femminile si ferma al 53,7%, contro il 71,2% di quella maschile. Le differenze non riguardano soltanto l'accesso al lavoro, ma anche la qualità dell'impiego e le possibilità di carriera. Il part-time involontario coinvolge il 15,6% delle donne, contro il 5,1% degli uomini, limitando autonomia economica e prospettive professionali. Tra le giovani NEET, il 16,6% non studia e non lavora, spesso a causa di responsabilità familiari e di cura che continuano a ricadere prevalentemente sulle donne. La copertura degli asili nido resta ferma intorno al 30% su base nazionale. Una carenza che si traduce in carriere interrotte e rinunce professionali, alimentando una penalizzazione della maternità che continua a pesare sulle donne ben oltre la nascita di un figlio. Allo stesso tempo, il congedo di paternità obbligatorio rimane limitato ai dieci giorni minimi previsti dalla normativa europea”.
Merlino sottolinea l'importanza di affrontare le reali priorità del Paese: “Sono questi gli indicatori che dovrebbero interrogare la politica. Sono queste le questioni sulle quali misurare l'affidabilità del nostro sistema Paese. La credibilità di una donna si misura con gli stessi criteri con cui si giudica un uomo: competenza, responsabilità, capacità e risultati. Non dimentichiamo che quando le donne possono partecipare pienamente alla vita economica, sociale e politica del Paese il beneficio non riguarda una singola categoria, ma l'intera collettività. Più occupazione femminile significa più crescita, più innovazione, più benessere. Per questo la parità non è una battaglia delle donne: è una sfida di modernità che riguarda il futuro dell'Italia”.
In conclusione, l'appello a spostare l'attenzione delle istituzioni sulle reali sfide sociali ed economiche: “Mi aspetto che il dibattito pubblico si concentri in modo serio sulle opportunità da creare e sugli ostacoli da rimuovere, non sui centimetri di stoffa di una minigonna. Di quanta stoffa abbiano bisogno gonne, vestiti, giacche o pantaloni, lasciamo che siano le donne a deciderlo da sole. Della loro libertà, della loro dignità e del loro futuro dovrebbe invece occuparsi la politica”.