«Oggi ho portato in Consiglio regionale la crisi dello stabilimento ex Dana Graziano di Sommariva Perno, dove la decisione annunciata dall’azienda di trasferire a Rivoli l’intera produzione mette a rischio il futuro del sito e coinvolge direttamente circa 180 lavoratrici e lavoratori». Lo dichiara Mauro Calderoni, consigliere regionale del Partito Democratico, intervenendo in Aula sull’interrogazione urgente presentata sulla situazione dello stabilimento del Roero, oggi di proprietà del gruppo statunitense Allison Transmission.
«La risposta della Giunta – prosegue Calderoni – ci ha ricordato correttamente le procedure, le acquisizioni, i diversi stabilimenti coinvolti e la necessità di convocare un tavolo regionale e di sostenere la richiesta di un confronto nazionale. Ma, francamente, mi sarei aspettato qualcosa di più». «Qui non stiamo parlando soltanto di una riorganizzazione industriale o di una procedura amministrativa. Stiamo parlando di 180 persone, delle loro famiglie, delle loro vite e di un presidio produttivo importante per Sommariva Perno, per il Roero e per la provincia di Cuneo».
«Pochi mesi fa – ricorda il consigliere regionale – nei confronti istituzionali presso il MIMIT erano state rappresentate prospettive di valorizzazione e sviluppo degli stabilimenti italiani. Oggi ci troviamo invece di fronte all’annuncio della chiusura del sito di Sommariva Perno e al trasferimento dei lavoratori a Rivoli. È necessario capire se esistano alternative e se ci siano le condizioni per mantenere attività produttive, competenze e occupazione sul territorio».
Calderoni chiede quindi alla Regione di utilizzare fino in fondo il proprio ruolo istituzionale: «Il tavolo regionale annunciato dalla Giunta deve essere un vero momento di confronto, non un passaggio formale. Occorre coinvolgere l’azienda, le organizzazioni sindacali, le istituzioni locali e il Ministero e mettere sul tavolo tutti gli strumenti disponibili per tutelare il sito e l’occupazione».
«Un trasferimento da Sommariva Perno a Rivoli – conclude Calderoni – non è una questione puramente logistica. Per una lavoratrice o un lavoratore può significare cambiare tempi di vita, organizzazione familiare e condizioni quotidiane. Per questo mi sarei aspettato dalla Giunta un coinvolgimento e una passione maggiori. Quando sono in gioco 180 posti di lavoro, non possiamo limitarci al linguaggio delle procedure. Quei 180 lavoratori non sono un numero. Sono 180 persone, 180 famiglie, 180 vite. E la Regione deve esserci, con determinazione, prima che una crisi industriale diventi una chiusura definitiva».