Il 1° ottobre non è più soltanto una data indicata nel cronoprogramma. A pochi giorni dal passaggio, Sisi – Società intercomunale servizi idrici si prepara concretamente al subentro nella gestione del servizio idrico, al termine di un percorso durato anni e anni, e passato anche attraverso ricorsi e tribunali. L'ultimo passaggio formale è previsto mercoledì 30 settembre, con la firma dal notaio.
Dal giorno successivo comincerà la prova più complessa: far funzionare una società destinata a cambiare dimensioni in pochissimo tempo.
"Finalmente il primo ottobre ci sarà questo subentro. È oggettivamente un evento storico, perché in Italia non sono molti i casi di questo tipo", spiega il presidente di Sisi Gianni Arbocco. "Dal punto di vista finanziario, organizzativo e gestionale siamo pronti, ci siamo preparati. Naturalmente sarà poi l'esperienza concreta a dirci se lo abbiamo fatto adeguatamente o se saranno necessarie delle modifiche per le quali siamo e saremo pronti ad intervenire col massimo della solerzia".
Rispetto al quadro delineato alcuni mesi fa, quando il subentro era stato riprogrammato dal 1° luglio al 1° ottobre, oggi sono più definiti soprattutto i contorni della nuova organizzazione.
Sisi passerà dagli attuali 35 dipendenti a 90, attraverso un'integrazione che coinvolgerà più realtà. Entreranno nella società le maestranze di Egea Acque territorialmente interessate dal subentro e alcune unità di Tanaro Servizi, partecipata da Egea Acque e dalla stessa Sisi.
A queste si aggiungerà una parte del ramo d'azienda di Tecno Edil Lavori che SiSi acquisiirà. Inizialmente per quest'ultima era stato ipotizzato un diverso percorso, attraverso Alac, ma successive valutazioni hanno portato Sisi a intervenire direttamente.
"Abbiamo deciso di farci carico di questa parte con spirito di collaborazione e soprattutto con l'obiettivo di garantire integralmente i livelli occupazionali. Stiamo lavorando all'integrazione del personale e passare da 35 dipendenti a oltre 90 non è affatto semplice. È un lavoro organizzativo molto impegnativo".
Non crescerà soltanto l'organico. Le stime illustrate da Arbocco indicano per la nuova Sisi un fatturato che potrebbe moltiplicarsi per due volte e mezzo, forse tre, arrivando a regime pieno, nell'ordine dei 35-40 milioni di euro. Una trasformazione che impone di cambiare anche gli strumenti e le policies con cui viene governata la società. Una parte importante del lavoro di queste settimane è dedicata proprio al controllo dei costi. Arbocco avverte che soprattutto nel 2027 il quadro economico dovrà ancora essere assestato e armonizzato all'interno del sistema Cogesi, attraverso il quale passerà l'operazione.
"All'inizio non tutti i numeri saranno perfettamente chiari. Stiamo investendo moltissimo sul controllo dei costi proprio perché la dimensione della società cambierà radicalmente. È necessario armonizzare anche questo aspetto con Cogesi". Dietro le cifre c'è intanto una macchina organizzativa da costruire materialmente. Significa predisporre uffici, computer, mezzi e dotazioni per decine di nuovi lavoratori e integrare persone provenienti da strutture differenti.
Su questo fronte Arbocco riferisce di aver trovato collaborazione sia nell'attuale management di SiSi sia tra il personale destinato a entrare nella società.
Il presidente non esclude che una trasformazione di queste dimensioni possa produrre qualche difficoltà nella fase iniziale. "Potrebbero esserci dei problemi o qualche disservizio, perché un passaggio simile non è semplice. Ma ci siamo organizzati e siamo fiduciosi che possa andare bene".
Tra le priorità della nuova fase Arbocco mette la sicurezza. La gestione non riguarderà soltanto l'acquedotto, ma anche fognature e impianti di depurazione, con attività che richiedono procedure e investimenti adeguati alla loro complessità e ai rischi connessi. "Su questo stiamo lavorando molto e faremo tutti gli investimenti possibili – compatibilmente con le facoltà di bilancio - per prevenire eventi negativi. La priorità sono la salute e la sicurezze dei lavoratori, che sono persone, e famiglie, oltre naturalmente alle conseguenze operative che eventuali incidenti potrebbero determinare". È su questo equilibrio tra servizio pubblico e sostenibilità gestionale che Arbocco individua una delle sfide principali. Sisi, osserva, arriva al passaggio con una precedente esperienza nell'applicazione di logiche industriali, ma la finalità rimane quella propria di una società pubblica. "Non dobbiamo fare utili: dobbiamo offrire buoni servizi ai cittadini. Nello stesso tempo dobbiamo fare in modo che i conti siano sempre a posto. Questa è la vera sfida".
Il passaggio arriva al termine di una vicenda lunga e complessa, sulla quale, secondo Arbocco, la crisi di Egea ha impresso - inutile negarlo - una forte accelerazione. Negli anni non sono mancati ricorsi e passaggi giudiziari, mentre nella fase conclusiva il presidente sottolinea la collaborazione tra le diverse società coinvolte nel sistema. Un riconoscimento particolare Arbocco lo rivolge al presidente di Cogesi, l'avvocato Emanuele Di Caro, indicato da Arbocco come una figura centrale nel condurre l'operazione verso il traguardo.
"Un grande merito va dato a Emanuele Di Caro, che è stato davvero il nocchiero di questa operazione. Alla competenza maturata negli anni ha unito una capacità di mantenere equilibrio e collaborazione che ha aiutato molto, anche nei numerosi momenti critici che abbiamo dovuto affrontare". Con il subentro ormai alle porte torna inevitabilmente anche la domanda sulle tariffe dell'acqua. Arbocco non annuncia aumenti e lega eventuali variazioni future agli investimenti che saranno realizzati e alle successive determinazioni di Arera. "Eventuali aumenti potranno esserci se verranno effettuati investimenti sulle reti. In base agli investimenti sarà Arera, come organismo regolatore, a stabilire se potranno esserci variazioni tariffarie". Il presidente richiama in particolare il problema delle perdite nelle condutture, che considera uno dei fronti sui quali sarà necessario intervenire. Secondo i dati da lui richiamati, in alcune zone e Comuni della Langa le dispersioni arriverebbero al 70-80%. "Sono livelli inaccettabili. Questa estate ci ha ricordato ancora una volta che l'acqua è un bene primario, che non può essere sprecato e deve essere salvaguardato. Lo stesso ragionamento vale per le inadeguatezze impiantistiche diffuse delle fognature e de gli impianti".
Nella prospettiva indicata da Arbocco, dunque, un eventuale incremento del costo non sarebbe automatico conseguenza del passaggio alla gestione pubblica, ma andrebbe valutato in relazione agli investimenti e al miglioramento del servizio. "Se i cittadini avranno una migliore distribuzione dell'acqua, reti più efficienti e una maggiore tutela di questa risorsa, credo che eventuali modesti aumenti legati agli investimenti possano essere compresi". Ora, però, il primo banco di prova è molto più vicino.
Il 30 settembre la firma, il 1° ottobre il subentro. Da quel momento numeri, strutture e procedure preparati in questi mesi dovranno tradursi nella gestione quotidiana del servizio. "Siamo un po' elettrizzati, perché è davvero un momento epocale e una sfida nuova. Ci siamo preparati e sono ottimista. Poi sarà il campo a dirci dove eventualmente dovremo intervenire e lo faremo con solerzia, se necessario".