Al Direttore - 01 ottobre 2026, 06:10

"Comoda l’autostrada Asti-Cuneo, ma tra i continui cantieri e il free flow che fa cilecca ancora non ci siamo"

Pendolare lamenta la frequenza dei lavori su un’opera di fatto nuovissima e un sistema di pagamento che presenta qualche falla

L'autostrada A33 Asti-Cuneo, aperta in modo definitivo cinque mesi fa, dal 20 aprile scorso

Riceviamo e pubblichiamo.

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Egregio direttore,

sono un utente della A33 Cuneo-Asti e, per lavoro, percorro quotidianamente il tratto tra Govone e Fossano. Quando, lo scorso aprile, è stato inaugurato il nuovo tratto albese, ho accolto la notizia con una certa soddisfazione: finalmente avrei potuto evitare i tanti centri abitati e, soprattutto, alcune strade molto trafficate, dove la presenza di mezzi pesanti non rende certo la vita facile a chi viaggia.

Il costo dell’autostrada? Pazienza, mi sono detto. Se in cambio di qualche euro avessi guadagnato sicurezza, tempo e comodità, il rapporto costi-benefici sarebbe stato comunque accettabile.

A distanza di pochi mesi, però, qualche dubbio comincia a venirmi. E confesso che, in alcune occasioni, ho già ripreso la vecchia strada. Non per nostalgia, ma perché sull’autostrada i cantieri sembrano essere diventati una presenza quasi stabile.

Non voglio certo mettere in discussione la necessità dei lavori, soprattutto quando si tratta di manutenzione e ammodernamento. Mi chiedo però se sia normale che, a così poco tempo dall’inaugurazione, ci si trovi davanti a una quantità così elevata di interventi.

Basta consultare il sito della concessionaria per rendersene conto: tra Govone, Castagnito, Cherasco, Bra-Marene e il tratto verso Cuneo sono segnalati diversi cantieri, alcuni destinati a rimanere attivi fino alla fine del 2027. A questi si aggiungono interventi di manutenzione ordinaria e restringimenti temporanei delle carreggiate. Insomma, l’autostrada è nuova, ma evidentemente non abbastanza da poter fare a meno dei cantieri.

E poi c’è il capitolo che riguarda direttamente il mio portafoglio.

Convinto di utilizzare con una certa frequenza la A33, circa un anno fa avevo sottoscritto un abbonamento UnipolMove, proprio per evitare di dovermi preoccupare del sistema di pagamento del free flow. All'epoca il canone era di 1,50 euro al mese. Oggi è salito a 2,50 euro, con un aumento del 66%.

Il problema, però, è un altro. Di tanto in tanto mi arriva dalla concessionaria una lettera di sollecito per un pedaggio che, evidentemente, non risulta pagato. Nulla di drammatico, se non fosse che a ogni sollecito vengono aggiunti 3,75 euro di spese fisse.

A questo punto mi piacerebbe semplicemente capire dove sia il problema: nel sistema della concessionaria, nel dispositivo di telepedaggio o nella comunicazione tra i due? Non spetta certamente a me stabilirlo. Io, da utente, avevo scelto di pagare un servizio proprio per non dovermi occupare di queste questioni.

Il paradosso è che, tra aumento del canone e spese per i solleciti, quei 1,50 euro mensili che avevo messo in conto per viaggiare tranquillo rischiano di diventare ben altro. E, alla fine, non resta che una domanda: chi non sta funzionando correttamente, il sistema di pagamento o il telepedaggio?

Sarebbe interessante avere una risposta chiara da chi gestisce il servizio.

Nel frattempo, però, una certezza ce l’ho: l’A33 l’ho aspettata per anni, ma il mio portafoglio sembra aver iniziato a rimpiangere la vecchia strada.

Un utente della A33 (lettera firmata)