La sentenza sull'accusa di violenza sessuale perpetrata dai tre ex giocatori del Bra Calcio è stata rinviata a giovedì 5 novembre alle ore 15:00. Era attesa per oggi la pronuncia della gup Victoria Dunn, dopo la difesa degli imputati. Il pm di Asti Davide Greco ha chiesto quattro anni di carcere per Fausto Perseu e Alessio Rosa mentre per il terzo imputato Christ Jesus Mawete 3 anni, 6 mesi e 20 giorni di reclusione.
I fatti contestati risalgono alla notte tra il 30 e il 31 maggio dello scorso anno, quando la città e la squadra festeggiavano la promozione in Serie C. Secondo la ricostruzione della Procura, la violenza avrebbe avuto inizio già all'interno di un locale del centro di Bra, con palpeggiamenti nelle zone intime, per poi consumarsi nell'abitazione di Perseu. La Procura sostiene che i tre abbiano approfittato delle "condizioni di inferiorità fisica e psichica" della ragazza, alterata dall'effetto di sostanze alcoliche e dunque in minorata difesa. La giovane ha sempre ribadito di aver acconsentito ad accompagnarsi soltanto a Perseu, escludendo fermamente qualunque tipo di rapporto di gruppo; un netto rifiuto che sarebbe stato totalmente ignorato dai tre imputati, sfociando in violenze fisiche e terminando solo nel momento in cui è emersa la possibilità che le amiche avvertissero i Carabinieri. Successivamente, sostenuta da un'amica, la ventenne si è rivolta alle forze dell'ordine per denunciare l'accaduto.
I tre giovani, che nel frattempo hanno cambiato maglia e non militano più nel Bra Calcio - Perseu romano, classe 2022, è passato all'Avezzano, Rosa, classe 20023, di Tivoli al Pavia Calcio 1911 e Mawete, classe 2005 di Mondovì all'Unione sportiva Livorno 1915 – nel corso del loro esame avvenuto nel giugno scorso hanno respinto ogni addebito, affermando che il rapporto fosse consensuale e che sarebbe stata proprio la giovane, con le sue amiche, ad aver insistito per la prestazione di gruppo, assicurando che si sarebbero fermati al primo cenno di diniego. Un impianto difensivo che per l'accusa e la parte civile presenta diverse contraddizioni, specie sulla fase antecedente al trasferimento in abitazione.
La vittima che era sotto l’effetto di sostanze alcoliche e quindi in una posizione di minorata difesa ai magistrati ha sempre riferito di non aver mai voluto consumare un rapporto di gruppo, ma solo con uno dei tre ragazzi, Perseu, ed è per questo che si sarebbe recata presso la sua abitazione. La circostanza di non voler assolutamente consumare un rapporto di gruppo con i tre sarebbe stata, secondo la Procura, totalmente ignorata dagli imputati, che l’avrebbero costretta a subire atti sessuali anche con violenza: la ragazza sarebbe stata presa a schiaffi e per la gola. La violenza sarebbe terminata solo quando i tre hanno appreso "che le amiche volevano chiamare i Carabinieri". Una volta metabolizzato quanto accaduto, la ragazza, grazie all’aiuto di una amica, ha denunciato i fatti alle forze dell'ordine.
Su Rosa inoltre, pende inoltre la pesante accusa di revenge porn, per aver realizzato e diffuso senza il consenso della giovane un video a contenuto sessualmente esplicito sulla chat whatsApp "We are Champs", condiviso con decine di persone. Un'imputazione aggravata dall'uso di strumenti telematici e dalle condizioni della persona offesa. Il ragazzo, pur ammettendo l'invio del girato in chat e l'assenza del consenso, ha ridimensionato l'episodio definendolo una "bravata", priva di volontà punitiva o lesiva.